In Sicilia, se nel centrosinistra non si ride, dalle parti del centrodestra non si esulta. Del resto è comprensibile. Con un centrosinistra alle prese con le sue divisioni il centrodestra parimenti si presenta in difficoltà nell’offrire agli elettori una visione condivisa e convincente.
Il continuo richiamo ai conti in ordine a quanto pare non colma il divario sempre maggiore tra i palazzi del potere e i cittadini. Astensionismo da record docet. La coalizione al governo appare logorata da tensioni interne, risultati deludenti alle amministrative e inchieste giudiziarie.
Il bis di Schifani
Il presidente Renato Schifani ha espresso l’intenzione di ricandidarsi. Fratelli d’Italia mantiene la fiducia al presidente, almeno formalmente, però avverte: se non ci sarà il bis il partito è pronto a candidare un proprio nome.
Lega e MpA, più decisi a mostrarsi scontenti, manifestano insofferenza. S’è parlato pure di fine anticipata della legislatura sebbene, normalmente, chi è nella stanza dei bottoni difficilmente ne esce. Campanelli d’allarme da non sottovalutare.
I dossier giudiziari e gli scandali
Pesano inoltre i dossier giudiziari che hanno coinvolto esponenti della maggioranza tra indagati, arresti e scandali soprattutto in sanità e appalti. Vedremo l’eventuale seguito nei processi, intanto tutti sono innocenti fino a prova contraria. Una situazione che, comunque, ha contribuito a un clima di instabilità e nervosismo che ha raggiunto le segreterie nazionali.
Dopo le batoste elettorali recenti il fronte, composto da Fdl, FI, Lega, Dc, Udc, Noi Moderati e Mpa, appare tenuto insieme più dalla mancanza di alternative immediate che da una vera unità. Schifani, a ogni modo, difende la scadenza naturale del suo mandato e l’ambizione a rimanere a Palazzo d’Orleans per il prossimo quinquennio. Il centrodestra siciliano si avvia, così, verso il 2027, anno in cui si voterà per le regionali, in una condizione conflittuale e sotto osservazione in un quadro generale complessivamente nebuloso.

