Il caso Lantieri, Crocetta e l'Eni | Chi è senza conflitto...

Il caso Lantieri, Crocetta e l’Eni | Chi è senza conflitto…

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L'assessore alla Funzione pubblica è sulla graticola per una presunta incompatibilità tra il suo lavoro e l'incarico in giunta. Un problema di cui la politica si è accorta solo adesso. Ma altri casi "dubbi" sono rintracciabili sia nell'attuale governo sia nelle nomine degli altri esecutivi del presidente gelese. A cominciare proprio dagli interessi del governatore.

Poltrone e potere
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PALERMO – Precaria da impiegata e precaria da assessore. Strano destino quello di Luisa Lantieri, finita nel mirino di un fuoco solo apparentemente amico. Conflitto di interessi. Questa l’accusa per la deputata di Sicilia democratica. Un’accusa che sembra meritare la lapidazione politica, ma che somiglia però, allo stesso tempo, a un pretesto e a un desiderio. Nascosto, quest’ultimo. Celato solo dalle esigenze della comunicazione pubblica. “Quel posto in giunta lo voglio io”.

Il conflitto di interessi, insomma, rischia di essere solo un conflitto di poltrone. E in questo senso, la spiegazione del governatore convince. Il sospetto sulla Lantieri, insomma, è quello che l’assessore possa, in pratica, “auto-assumersi” sfruttando la sua delega al personale. Fosse così facile… in realtà i precari della pubblica amministrazione attendono da anni, alcuni da vent’anni, una stabilizzazione difficile proprio perché deve passare dalla presentazione di un piano di stabilizzazione dell’ente, con relativo reperimento di fondi. Un Piano che deve essere già stato presentato (era la precondizione per le proroghe di quei contratti fino a fine 2016), ben prima della nomina in giunta. In quel Piano la Lantieri c’è o non c’è. A prescindere da Crocetta. E invece è quasi passato il messaggio che adesso, nel nuovo ruolo e con un colpo di penna, il neo assessore potesse mettere nero su bianco il proprio contratto d’assunzione.

Un pretesto. Per tutte quelle forze politiche – e sono tante – che aspirano a entrare nell’esecutivo. E d’altra parte il tema del conflitto di interessi non è mai sembrato al centro dei pensieri dei politici di casa nostra. A cominciare dal vertice. Non si sono viste, in effetti, eccessive levate di scudi per il fatto che un dipendente dell’Eni decidesse di sottoscrivere con la stessa azienda programmi che prevedono investimenti milionari, ad esempio per la riconversione della raffineria di Gela. Città d’origine di quel dipendente che ha il nome di Rosario Crocetta, governatore della Sicilia. Nessuna protesta, nessun clamore. E del resto, se proprio si sceglie di spingersi ai limiti del sospetto, così come suggerisce il caso Lantieri, ecco che appare “discutibile” persino la scelta di nominare alla guida dell’assessorato alla Salute l’ex capogruppo del Pd, il renziano Baldo Gucciardi. Che è, al di fuori di Palazzo dei Normanni, un dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Trapani. Paradosso per paradosso, sospetto per sospetto, non si può certamente escludere che qualche atto dell’assessore finisca per favorire l’azienda di provenienza (e di ritorno, una volta concluso il mandato parlamentare). Dubbi, ovviamente. Che quasi sempre sono generati da altri dubbi.

Quelli ad esempio suscitati dalla partecipazione a un bando milionario per l’assistenza tecnica alla spesa dei Fondi europei del colosso Ernst & Young. Società che fino a pochi mesi fa vantava un dipendente assai noto in Sicilia, soprattutto sulla gestione dei conti dell’Isola: l’assessore all’Economia Alessandro Baccei. E lo stesso potrebbe dirsi per il predecessore di Baccei, cioè Roberto Agnello, assessore all’Economia nel 2014. Anno in cui la società PriceWaterhouseCoopers per la quale lavorava proprio Agnello ha ricevuto dalla Regione commesse per oltre sei milioni di euro. Nessuno si lamentò. Nessuno chiese passi indietro dell’assessore o sollevò il problema della partecipazione di quelle società ai bandi e agli avvisi pubblici.

E del resto, nessuno si è accorto per quasi otto anni che al vertice dell’assessorato alle Attività produttive è stato piazzato un dipendente o dirigente di Confindustria Sicilia. Proprio in quell’assessorato che firmava gli accordi con Assomineraria, che pubblicava bandi e gare destinate alle imprese, che gestiva tramite l’Irsap le aree di sviluppo industriale. Tutti interessi chiaramente confliggenti con l’atttività di imprenditore. E ancor di più di rappresentante in Sicilia della categoria. Prima Marco Venturi, poi Linda Vancheri. Ma nessuno che sollevasse il dubbio: “Vuoi vedere che c’è un piccolo conflitto di interessi tra l’attività pubblica e quella privata?”.

C’è un’eccezione. Uno di questi potenziali conflitti fu denunciato addirittura dal presidente di una commissione parlamentare. Un conflitto di interessi… politici. Quello dell’assessore per un mese, il renziano Piergiorgio Gerratana, consigliere comunale di Rosolini e piazzato in giunta proprio nei giorni che avrebbero accompagnato la campagna elettorale per la ripetizione delle elezioni regionali nei comuni di Pachino e, appunto, Rosolini. In quei giorni, dicevamo, arrivò il j’accuse di un deputato del Pd, Bruno Marziano: “Denuncio Crocetta per voto di scambio”. Come finì? Crocetta un anno dopo ha nominato Marziano assessore alla Formazione.

Ma il problema sempre “aggirato” del conflitto di interessi aveva fatto capolino già dalla prima giunta di questa legislatura. Lì, ad esempio, per mesi Ester Bonafede, assessore alla Famiglia aveva mantenuto contemporaneamente la carica di soprintendente della Fondazione orchestra sinfonica, finanziata proprio dal governo. E che dire di Antonino Zichichi? Mentre provava a guidare l’assessorato ai Beni culturali tra raggi cosmici, motori meteorologici e bilanci energetici, il figlio Lorenzo partecipava ai bandi dello stesso assessorato, in società con Gaetano Mecadante, titolare della Novamusa, azienda finita sotto inchiesta con l’accusa di essersi intascata gli incassi dei musei destinati alla Regione. Zichichi per qualche giorno rimase “sospeso”, in attesa che la Regione verificasse quella presunta incompatibilità. Ma la vicenda fu archiviata agevolmente. In quei giorni il conflitto di interessi non era ancora un peccato grave. O almeno non così grave da prevedere la lapidazione politica.

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