Finanziaria, no di Confindustria | "Ascoltata la questua"

Finanziaria, no di Confindustria | “Ascoltata la questua”

Antonello Montante

Il direttivo presieduto da Montante stigmatizza le misure assistenziali e l'assenza di provvedimenti in favore del mondo produttivo. "La finanziaria non è l’occasione per spremere un limone che non ha più succo. E le imprese di questa Regione stanno sparendo". Proposta di collaborazione rivolta al governo Crocetta

Il direttivo
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PALERMO – Si sono presi una settimana, ma alla fine i vertici di Confindustria sono usciti con un comunicato stampa sulla finanziaria. Maturato al termine di una lunga riunione del consiglio direttivo presieduto da Antonello Montante, che oggi a Palermo ha esaminato il contenuto della lege di stabilità. Ne viene fuori una critica al governo ma soprattutto un attacco all’Ars, rea di aver “ascoltato gli umori e e questue della piazza assistita”.

I Presidenti delle varie Confindustrie provinciali e delle Categorie hanno valutato, spiega il comunicato, in particolare l’impatto sulle imprese dei provvedimenti che hanno visto colpire duramente il comparto delle acque minerali, delle attività di estrazione dei minerari da cava e degli idrocarburi. “Confindustria Sicilia – si legge nella nota – è consapevole che la legge finanziaria certamente non è lo strumento adeguato per contenere interventi di ampio respiro per lo sviluppo del settore produttivo, ma non è nemmeno l’occasione per spremere un limone che non ha più succo. E le imprese di questa Regione stanno sparendo, se si continua a spremere il limone, con l’IRAP ai massimi livelli e le addizionali IRPEF regionale e comunale, ed infine adesso con l’introduzione di canoni che finiranno per fare perdere entrate sul bilancio della regione, piuttosto che aumentarle, oltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro”.

La legge di stabilità regionale avrebbe dovuto solo mettere a posto i conti della Regione, che registravano un fabbisogno finanziario di oltre 2 miliardi e 300 milioni di euro. Confindustria Sicilia era consapevole, prosegue la nota, delle difficoltà che il Governo e l’ARS avrebbero dovuto affrontare per far quadrare i conti. Un compito non semplice considerato che ci si ritrovava a farlo nel corso di una grave fase recessiva che ha colpito le imprese. Fase recessiva che si traduce in un preoccupante calo delle entrate fiscali, dei trasferimenti statali a causa delle misure di risanamento della finanza pubblica adottate dal Governo nazionale. Una situazione molto pesante che esigeva interventi rigorosi e calibrati nello stesso tempo per evitare tagli orizzontali e non compromettere la funzionalità di presidi fondamentali al sostegno ed allo sviluppo delle attività produttive.

Ci si attendeva, insomma, un cambiamento di rotta, segnali concreti alla comunità siciliana che il nuovo Governo regionale e la “nuova Assemblea regionale”, volevano voltare pagina. La rappresentazione dei lavori parlamentari è stata documentata abbondantemente dai mass media. “Ma la cosa più grave – sottolinea Antonello Montante- è il risultato che ne è scaturito. Una serie di emendamenti notturni, che da una parte hanno indebolito il Governo impegnato nella tenuta dei conti, e dall’altra hanno portato all’introduzione di una serie di interventi mirati a colpire alcuni comparti produttivi con l’introduzione di balzelli, francamente inopportuni e spropositati nella misura, instaurando un clima di avversione verso il sistema delle imprese che preoccupa anche in prospettiva”.

Tale modalità di legiferare da parte del Parlamento siciliano è in spregio alla previsione dello Statuto della Regione Siciliana che all’articolo12 prevede espressamente che “ i progetti di legge sono elaborati dalle Commissioni dell’Assemblea regionale con la partecipazione delle rappresentanze degli interessi professionali e degli organi tecnici regionali.

Quando non si rispetta tale prescrizione è evidente che ci si ritrova a legiferare in modo confuso e anche in modo poco trasparente, non avendo valutato preventivamente l’impatto delle norme sul sistema delle imprese. L’impegno principale dell’Aula, invece, come nel passato più o meno recente è stato l’ascolto degli umori e delle questue della “piazza assistita”, acquietata e soddisfatta e che ha ringraziato con manifestazioni di giubilo.

“Confindustria Sicilia è ben consapevole che occorra preservare la coesione e la tenuta sociale. Non si può fare macelleria sociale, ma i precari devono essere valorizzati e non utilizzati per mantenere il consenso nella perenne campagna elettorale. Ma è evidente che ciò non può essere fatto a discapito del sistema produttivo”, prosegue il comunicato.

“Per questo motivo – aggiunge Antonello Montante- ci aspettiamo che già nelle prossime settimane con il Governo prima, e con le Commissioni legislative poi, si possa lavorare seriamente per affrontare i nodi strutturali della Regione e pensare a costruire il futuro. Come? Lo diciamo da qualche mese. Confindustria Sicilia è disponibile a collaborare con il Governo e con le Commissioni legislative dell’Ars, insieme con le altre Associazioni di categoria e le Organizzazioni sindacali, alla costruzione di una Legge per lo sviluppo della Sicilia che costituisca lo strumento per dotarsi di un “ Piano Industriale”, con una road map che ci consenta da qui ai prossimi 5 anni di uscire dal tunnel e di dare una prospettiva futura a quei settori che da parte di molti centri di ricerca, ma che Confindustria Sicilia ha proposto da diverso tempo, sono considerati potenzialmente trainanti; dal turismo e beni culturali, dall’agroalimentare, come insegna il case history del vino, alle infrastrutture di mobilità, dall’energia allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Quest’ultimo settore è stata la vera fiera delle opportunità perdute, per la mancanza di visione politica e di capacità di governance del settore che perdura da troppo tempo, ma che non mostra cambiamenti di marcia significativi”.

Confindustria Sicilia sta già lavorando alla predisposizione di un documento di proposte di dettaglio, che nel breve dovranno portare a fornire al Governo ed alle Commissioni legislative dell’Ars dati e numeri sull’impatto economico ed occupazionale nei comparti colpiti dall’aumento dei canoni, e nel medio termine alla costruzione di strumenti concreti in direzione della sburocratizzazione degli iter autorizzativi degli investimenti privati, della valorizzazione delle aree industriali, della portualità e della logistica, delle infrastrutture indispensabili per la mobilità sostenibile delle merci e delle persone, della liberalizzazione dei servizi pubblici locali a rilevanza industriale che potrà portare all’assorbimento di parte dei precari rendendoli produttivi, e di ricollocarne altri con interventi formativi mirati per impiegarli nei musei, nei parchi e nella manutenzione del verde pubblico.


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