PALERMO- Dopo le ultime polemiche e l’addio di Franco La Torre, anche la stampa nazionale si occupa di ‘Libera’ con paginate e inchieste. Oggi, per esempio, Il Fatto Quotidiano pubblica un servizio – a firma di Giuseppe Pipitone e Sandra Rizza – che fa le pulci all’associazione di don Luigi Ciotti. Titolo: “Consulenze, soldi pubblici e veleni: in fondo a Libera”.
“L’ultimo direttore, Luigi Lochi – si legge – è stato eletto da appena un mese e già si ritrova al centro di un conflitto di interessi che nessuno finora ha ritenuto di dovere affrontare. Il penultimo, Enrico Fontana, si è dovuto dimettere all’inizio dell’estate per un incontro con due politici finiti nel calderone di Mafia Capitale. Il terzultimo era una donna: Francesca Rispoli, amica del Pd Davide Mattiello, relatore del ddl sulla modifica del 416 ter. Anche lei nel settembre del 2013 ha dovuto lasciare l’incarico; non aveva segnalato in tempo a don Ciotti che quella riforma, targata Nazareno, era persino peggiore della norma precedente”.
“La leadership è quella di don Ciotti e le dimissioni a catena costellano l’ultimo capitolo della storia di ‘LIbera’, una galassia che raccoglie oltre 1500 associazioni, gestisce 1400 ettari di terreni confiscati ai boss, ed è considerata il totem indiscusso dell’antimafia sociale. Non solo. ‘Libera’ è l’invenzione stessa dell’antimafia che, per la prima volta, dopo Capaci e via D’Amelio, esce dalle aule dei tribunali e si ramifica sul territorio (…). Vent’anni sono passati da quel lontano 1995 quando don Ciotti a Palermo fonda la sua associazione, povera tra i poveri. (…). Che ne è oggi di quella teologia della liberazione antimafiosa, di quella visione rivoluzionaria del Vangelo?”.
L’inchiesta del ‘Fatto’ approfondisce personaggi e situazioni. Ricostruisce una storia che sta conoscendo momenti di opacità. Riprende il discorso dei soldi: “L’organizzazione ha chiuso il bilancio 2014 in attivo di 207.317 euro, con disponibilità liquide pari a 883.431 euro e crediti per un milione e 81 mila euro, quasi tutti nei confronti di enti pubblici. La gestione dei beni confiscati, in convenzione con enti come Unioncamere, Telecom, Unicredit, frutta 60 mila euro. Le entrate dei diritti d’autore, 5 per mille, Fondazione Unipolis e raccolta fondi ammontano a un milione e 268 mila euro (…). Soldi, progetti, Pon, questo è il nuovo alfabeto di ‘Libera’. Che fa storcere il naso a tanti veterani del volontariato sociale, innamorati del don Ciotti predicatore di strada e paladino degli ultimi, un po’ meno attratti dal don Ciotti manager”.
Né può mancare il riferimento alle recenti polemiche in cronaca. “E’ per questo che Franco La Torre ad Assisi ha lanciato l’allarme sulla scarsa capacità di vigilanza sia a Palermo che a Roma? Liquidato con un sms di poche righe, il figlio di Pio La Torre ha comunicato il suo divorzio da ‘Libera’, definendo don Ciotti un ‘despota’ e sottolineando i limiti di un gruppo dirigente più attento a collezionare prebende che che a denunciare le emergenze criminali”.

