Morto Bruno Contrada, tutte le reazioni

Contrada, le reazioni alla morte dell’ex funzionario del Sisde

Il 16 marzo i funerali all'interno della chiesa del cimitero di Sant'Orsola
L'ADDIO
di
5 min di lettura

PALERMO – “Era un uomo con un alto senso dello Stato, di cuore buono, una persona perbene incapace di fare del male, vittima di un clamoroso errore giudiziario”. Così l’avvocato Giuseppe Lipera, del foro di Catania, che ha assistito Bruno Contrada ricorda l’ex funzionario del Sisde morto a 84 anni a Palermo, per il quale saranno celebrati il 16 marzo i funerali all’interno della chiesa del cimitero di Sant’Orsola.

Il penalista ricorda il loro primo incontro del carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, dove Contrada era detenuto, su richiesta dei suoi familiari: “Ho trovato un 77enne in pessime condizioni di salute, tanto che gli ho chiesto: ‘ma lei cosa ci fa qui…'”. E dal quel giorno, aggiunge Lipera, “è cominciata la mia ‘battaglia’ contro il magistrato di Santa Maria Capua Vetere che ha sempre respinto le nostre richiesta di concessione degli arresti domiciliari, fino a quando il caso non è approdato nelle mani del magistrato superiore, a Napoli, e poi alla Cassazione che ha riconosciuto che le condizioni di salute di Contrada erano incompatibili con la detenzione in carcere”.

 L’avvocato Lipera ricorda anche il ritorno a Palermo nell’agosto del 2009 di Contrada: “In quell’occasione fui soddisfatto, ma non contento perché lo sarei stato soltanto quando gli sarebbe stato restituito l’onore, e per quello abbiamo condotto anche altre battaglie”. Come i ricorsi per la revisione del processo, più volte rigettato dai giudici di Caltanissetta e della Cassazione e sulla quale, nel giugno del 2012, arriva l’ennesimo rigetto della Suprema Corte.

“Io e alcuni miei assistenti – ricorda l’avvocato Lipera – ottenemmo dall’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano, l’autorizzazione a incontrare in carcere Vincenzo Scarantino e abbiamo le sue dichiarazioni registrate in un video in cui diceva che a Pianosa per le botte che ha ricevuto, avrebbe accusato anche sua madre pur di farli smettere”.

Salvatore Borsellino: “Meritava di morire in carcere”

“Io avrei voluto che questo individuo morisse in carcere, che era il luogo dove meritava di morire. Purtroppo è stato tirato fuori dal carcere. Contrada è responsabile aver occultato tutta una serie di misteri”. Lo ha detto all’ANSA Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, sulla morte di Bruno Contrada, l’ex dirigente della polizia di Stato e numero tre del Sisde.

“Contrada si è portato dietro tutti i terribili segreti dei suoi misfatti e purtroppo lo Stato ha dovuto anche risarcirlo grazie a un’improvvida sentenza della Corte europea – aggiunge – che prima di venire a sindacare sulle sentenze italiane dovrebbe adeguare la legislatura europea a quella italiana, che sicuramente grazie a persone che hanno perso la vita, come Falcone e mio fratello, è sicuramente la più avanzata in Europa. Bruno Contrada è peggio che colpevole è un traditore dello Stato”.

Stefani Craxi: “Ha consacrato la sua vita allo Stato”

“Bruno Contrada ha consacrato la sua vita allo Stato e ha vissuto sulla sua pelle le meschinità del potere, l’accanimento di una giustizia ingiusta, le contraddizioni dei professionisti dell’antimafia. Protagonista di un’odissea giudiziaria, ha urlato fino alla fine la propria innocenza, e neppure i pronunciamenti della Corte europea dei diritti dell’uomo contro l’Italia, a lui favorevoli, hanno alleviato il suo dolore. Ne ricordo la fierezza nel portare avanti una battaglia di verità, resa drammaticamente complessa dal peso del marchio dell’infamia che gli era stato cucito addosso. Gli sia lieve la terra”. Così Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e presidente della Commissione Affari esteri e difesa a Palazzo Madama.

Miccichè: “La storia di Contrada da raccontare a chi ha dubbi sul referendum”

“Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Bruno Contrada. La sua vita è stata messa a dura prova da vicende giudiziarie inenarrabili, che lo hanno segnato profondamente. Nonostante tutto, ha affrontato questa lunga e dolorosa ingiustizia con grande forza e dignità. La storia di Bruno Contrada meriterebbe di essere raccontata a tutti coloro che oggi nutrono ancora dubbi su cosa votare al prossimo referendum sulla giustizia. Ritengo doveroso ricordare che lo Stato fu costretto a risarcire Contrada per ingiusta detenzione e che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per quel processo. Alla sua famiglia rivolgo un affettuoso abbraccio e le più sincere condoglianze in questo momento di dolore”. Lo afferma in una nota il deputato regionale di Grande Sicilia, on. Gianfranco Miccichè.

Alfano (Azione): “Contrada ha attraversato stagioni torbide della Repubblica”

“La morte di Bruno Contrada non è per me un momento di cordoglio, ma la conferma di una sconfitta per la giustizia italiana. Contrada ha attraversato le stagioni più torbide della Repubblica, scegliendo di portare nella tomba segreti indicibili che avrebbero potuto, e dovuto, dare giustizia a mio padre e a tante altre vittime di mafia. Troppe le zone d’ombra che hanno caratterizzato la gestione dei servizi segreti in Sicilia nei primi anni ’90, come ad esempio la “Squadra Fiore”, struttura parallela che operava proprio nel messinese e di cui Contrada era riferimento indiscusso. Questa cellula del Sisde agiva fuori da ogni controllo istituzionale soprattutto a Barcellona Pozzo di Gotto. Ed è proprio in quel territorio, sotto l’influenza di quella struttura, che mio padre è stato isolato e ucciso mentre cercava di denunciare la presenza del boss Nitto Santapaola. Qual era il vero ruolo di Contrada e della sua squadra in quelle settimane? Perché la cattura di Santapaola fu impedita o ritardata? Queste sono domande a cui Contrada non ha mai voluto rispondere, preferendo il silenzio alla dignità della verità. Quanti segreti restano sepolti su quelle operazioni che hanno incrociato i giorni della morte di mio padre?”. Lo dice Sonia Alfano, responsabile Legalità di Azione.

“In ultimo, la revoca della sua condanna da parte della CEDU – prosegue Alfano – non cancella il dato storico e morale: un uomo dello Stato ha scelto il silenzio invece della collaborazione, impedendo ai familiari delle vittime di conoscere i mandanti occulti e i complici istituzionali di quegli anni di sangue. Vedere un protagonista di quella stagione andarsene senza aver mai reso conto di ciò che sapeva è un’offesa permanente nei confronti di chi ha pagato con la vita il prezzo dell’onestà e della verità. Mio padre è morto per denunciare i santuari inviolabili della mafia e della politica; Contrada è stato un custode di quei santuari. Resta l’amarezza di uno Stato che non ha saputo o voluto pretendere la verità dai suoi stessi apparati”. 


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI