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“Sentenza Corte europea| non si applica ad altri casi”

Il legale di Bruno Contrada, Stefano Giordano: "Cassazione viola principio di uguaglianza"

MAFIA
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E’ escluso che il verdetto della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso Contrada del 2015, si applichi anche agli altri condannati per concorso esterno per fatti commessi prima dell’ottobre 1994, quando la tipologia del reato è stata ‘codificata’. Lo hanno deciso le Sezioni Unite della Cassazione negando che i condannati per concorso esterno, “fratelli minori” dell’ex 007 del Sisde, possano ottenere la revisione usando il verdetto Cedu: non è una “sentenza pilota” e non è “espressione di una consolidata giurisprudenza Ue”. In particolare, le Sezioni Unite penali della Suprema Corte – dato il contrasto di orientamenti tra sentenze della stessa Cassazione – hanno dato risposta “negativa” al quesito di diritto sulla estensibilità dei principi affermanti dalla Corte europea, il 14 aprile 2015 nel caso ‘Contrada contro Italia’, agli altri condannati per concorso esterno, come Dell’Utri, che “si trovino nella medesima posizione quanto alla prevedibilità della condanna per il reato di concorso esterno in associazione a delinquere di tipo mafioso, e, in caso affermativo, quale sia il rimedio processuale applicabile”.

Al quesito, gli ‘ermellini’ hanno risposto negativamente “in quanto la sentenza Cedu su Contrada non è una sentenza pilota e non può considerarsi espressione di una giurisprudenza consolidata europea”. Così i supremi giudici hanno trovato la strada per ‘disattendere’ Strasburgo. Nell’ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite si sottolineava che la “dottrina” ritiene che il verdetto Cedu su Contrada abbia “irrigidito” i criteri di valutazione del concorso esterno. “Rispettiamo la decisione della Suprema Corte, ma riteniamo che essa violi il più elementare diritto dei cittadini, quello all’uguaglianza e alla parità di trattamento: questioni identiche, infatti, sono state decise dal giudice italiano in maniera differente. La questione della natura consolidata della giurisprudenza europea è stata ormai superata sia dalla nostra Corte Costituzionale, sia dalla Corte Europea in più pronunce”. Lo dice Stefano Giordano, legale di Bruno Contrada, commentando la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione che ha escluso che il verdetto Cedu, che dichiarò illegittima la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ex numero due del Sisde, sia applicabile a casi analoghi. La questione nasce quando Giordano, che difende una serie di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti commessi prima del ’94 (ipotesi analoghe a quelle dell’ex 007), si rivolge alla corte d’appello di Caltanissetta per chiedere la revisione delle condanne, sulla scorta del verdetto favorevole a Contrada emesso dalla Cedu. La corte d’appello di Caltanissetta rigetta il ricorso ritenendo ‘non condivisibile’ la valutazione della Corte di Strasburgo.

Contro la sentenza ricorre in Cassazione Giordano. La VI sezione della Suprema Corte rimanda, però, la questione alle Sezioni Unite che ieri hanno respinto il ricorso. Di fatto, dunque, i cosiddetti ‘fratelli minori’ di Contrada, a cui è dunque preclusa la revisione europea, non hanno altre strade perché non potranno interrogare la Cedu, essendo ormai fuori termine. “Inevitabilmente, non appena depositate le motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione, procederemo con il deposito a Strasburgo di ricorsi (nell’interesse di numerosi soggetti che si trovano nella medesima condizione) volti a denunciare la lesione del principio di uguaglianza e diverse altre violazioni convenzionali”, aggiunge l’avvocato. “Purtroppo, ancora una volta, – conclude – lo Stato italiano non solo commette gravi violazioni della Cedu, ma le reitera, con danno rilevante per tutti i cittadini e contribuenti italiani”.

(ANSA)


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