PALERMO- Aggiornamento ore 17:05 Il bilancio della Regione è approvato, seppur con qualche dubbio. Le Sezioni riunite della Corte dei conti dichiarano regolare il conto del bilancio ad esclusione del fondo per le partecipate in relazione al bilancio di Ast. Dispongono che la Regione provveda alla ricognizione del patrimonio entro l’esercizio 2017.
La Corte considera irrilevante la questione di legittimità costituzionale relativa alla legge sul ripiano del disavanzo pur registrando altri possibili elementi di criticità che vanno chiariti col presidente della Corte dei conti.
“I nostri conti sono a posto” lo ha dichiarato il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dopo il giudizio positivo di parifica espresso dalla Corte dei Conti, che ha rigetto la proposta di bocciatura del bilancio consuntivo 2016, avanzato dal procuratore Zingale. “In questi anni – prosegue il presidente – abbiamo fatto uno straordinario lavoro di risanamento, portando un bilancio che nel 2016 presentava un disavanzo di meno 2 miliardi di euro e oltre 2 miliardi e 700 milioni di euro di debiti non pagati, in una situazione in cui negli ultimi tre anni si è avuto oltre 1 miliardo di avanzo, dopo aver pagato i fornitori. “Il nostro governo – ha concluso il presidente – ha salvato la Sicilia e ne siamo orgogliosi”.
L’atto d’accusa della Procura contabile
La Procura della Corte dei conti insiste: “Il bilancio della Regione è irregolare”. Questo il giudizio del Procuratore generale d’Appello Pino Zingale che al termine dell’adunanza di oggi nella sede della Sezione di controllo della Corte, ha chiesto nuovamente di giudicare irregolare il rendiconto e di sollevare una questione di legittimità costituzionale sulle norme previste per la copertura del disavanzo. Un colpo di scena che si aggiunge a quello di fine giugno, quando la Corte decise di sospendere il giudizio sul rendiconto della Regione. Un nuovo duro atto d’accusa. Adesso spetta alle Sezioni riunite della Corte, in camera di consiglio, a decidere sulla parifica, nuovamente in bilico.
In apertura di seduta il presidente Graffeo ha ricordato Paolo Borsellino e le altre vittime della strage di Via D’Amelio. Il relatore delle Sezioni di Controllo Di Pietro ha ripercorso i passi che hanno portato a questa inusuale udienza, dando notizia del contenuto della memoria che la Regione ha depositato alla Corte, con i chiarimenti relativi ai Fondi di accantonamento per residui perenti, contratti derivati, perdite delle partecipate e rischio per i contenziosi (in questo caso accantonati oltre cento milioni, cioè la metà dell’entità delle cause a forte rischio di soccombenza).
Ha quindi preso la parola l’avvocato Mattarella, limitandosi a confermare quanto è stato depositato negli atti, così come descritto dal magistrato della Corte dei conti. È quindi il turno del Procuratore generale Pino Zingale che in avvio di intervento precisa che “questo non è e non vuole essere un processo al governo della Regione. La Procura non intende fare e non ha mai fatto valutazioni politiche. E la Procura non ha voluto rispondere alle provocazioni della stampa”. Entrando poi nel merito, ha fatto notare che la Regione, accogliendo le sollecitazioni della Procura, ha deciso di istituire il Fondo per i derivati: “Che è comunque chiaramente sottostimato”. Zingale passa in rassegna i risultati di tre grossi contratti derivati in passivo di circa 80 milioni per i primi due e di circa 30 milioni per il terzo. Per questo la quota di circa 20 milioni per il Fondo derivati sarebbe “macroscopicamente sottostimato e istituito in maniera irregolare”.
Sul Fondo per le partecipate, anche in questo caso Zingale fa notare che il governo ha deciso di istituire il Fondo. Che appare in questo caso “congruo”. I dubbi semmai riguardano i bilanci delle società partecipate dove non è chiaro quanto siano “esigibili” alcuni crediti delle spa. Ma Zingale fa notare l’assenza del “bilancio consolidato”.
Sul Fondo contenziosi, la Procura fa notare che non esistono elementi per valutarne alla congruità. Zingale fa notare che la mole di contenziosi in atti non ha consentito di giungere a una valutazione e a una vera ricognizione: “Non si capisce quali uffici abbiano compiuto questa ricognizione” dice Zingale che fa notare come esistano contenziosi in atto per oltre cento milioni di euro e di centinaia di pignoramenti in atto. Un “fondo così contenuto è di pura forma. Ed è quindi irregolare”. Anche sui residui perenti, secondo il Procuratore “non sussistono elementi di valutazione per giudicare sulla sua congruità”. Dubbi anche sulle norme che prevedono il rientro del debito attraverso le anticipazioni di cassa: Zingale ha chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale sulla legge regionale che prevede questo tipo di copertura.
Presente oggi, a differenza del giudizio di parifica, il governatore Rosario Crocetta. Presente anche l’assessore regionale all’Economia Alessandro Baccei. La Regione era poi difesa dall’Avvocato generale Maria Mattarella. La Corte si è riunita oggi dopo il rinvio di venti giorni fa. In quell’occasione, un fatto unico nella storia della Regione siciliana, infatti, le Sezioni riunite del Controllo presiedute da Maurizio Graffeo, avevano disposto un approfondimento e l’avvio di un contraddittorio con la Regione che si è concluso lo scorso 10 luglio. Il Procuratore generale d’Appello aveva invece chiesto di giudicare il rendiconto irregolare. Una richiesta che fu respinta dalla Sezione di controllo.
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