Cosa c’entrano Alessandro Aricò, Davide Faraone, Amintore Fanfani e Nando Martellini? Direttamente nulla, però…
Ieri, alla stazione centrale, è andata in scena la diaspora del ‘Sicilia Express’. Uno scambio serrato e gridato tra Aricò e Faraone, secondo l’estetica contemporanea della politica: chi urla di più pensa di avere vinto. I particolari in cronaca. Un fatto.
Totò Cardinale, nell’ampia intervista a lui dedicata, politico di lungo corso, dice tante cose. A margine c’è un particolare non trascritto lì, ma ripreso qui. Il racconto di una contestazione vibrante dei giovani democristiani contro Amintore Fanfani. Un altro fatto. Lui era lì. Fanfani – che pure era un po’ fumantino – disse: “Andate a casa”. E si eclissò.
Mettiamo i due fatti in controluce. La robusta, non priva di tensione, critica a Fanfani, vissuta con lo stile compassato della Prima Repubblica e la sfida Arico-Faraone, tra un assalto all’ultima inquadratura e l’altro. Con i giornalisti che testimoniavano e ridevano.
Trovate le differenze. Ma non saremo mai così moralisti da esprimere un giudizio etico. Ogni epoca ha la voce che può sopportare. Tuttavia, rintracciamo un curioso parallelismo tra la politica e le telecronache sportive.
Oggi si urla, tifando, con il timbro esasperato dalle sconfitte in serie. Ieri, l’inappuntabile Nando Martellini, commentando Italia-Brasile (tripletta di Pablito), esclamò appena: “Calcio d’angolo per gli italiani”, nel vivo della partita decisiva. Mostrando un supremo distacco.
Ecco, forse potremmo azzardare una tesi: la politica è influenzata dalle telecronache degli stessi anni. Ne copia stili e umori. Ognuno decida, in cuor suo, se era meglio Martellini.
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