CATANIA – Arriva da Milano una possibile verità sulla fine di Gaetano Cantarella, catanese, ritenuto affiliato al clan dei Mazzei e vittima della lupara bianca nel febbraio del 2020. A parlarne, anche se una possibile ricostruzione dei fatti sembra ancora lontanissima, è stato “Scarface”, l’ultima gola profonda della mafia catanese.
Le dichiarazioni di William Alfonso Cerbo sono agli atti del processo sulla presunta alleanza tra le più pericolose organizzazioni mafiose italiane, Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta, in Lombardia. E qualcosa è trapelato, anche perchè i verbali sono stati trasmessi per competenza anche a Catania. Non si sa ancora ovviamente quali saranno i prossimi passaggi.
Le tesi del collaboratore di giustizia
Il presunto boss Cantarella sarebbe partito da Milano per Catania il 1 febbraio. Due giorni dopo, da Catania verso l’Agrigentino, direzione Canicattì. Ma da quel momento si persero le sue tracce. Il pentito Cerbo, 43enne, ha depositato una memoria di 27 pagine confessando vari passaggi del suo percorso criminale.
Ha confessato truffe e bancarotta commesse per agevolare il clan. Poi ha parlato della mafia in Lombardia e del presunto “Consorzio lombardo tra le tre mafie”, creato nel 2019. Creato “per gestire – così ha fatto mettere a verbale – il tesoro e gli affari di Matteo Messina Denaro”.
Il ruolo di Cerbo in Lombardia
Cerbo, in sostanza, ha confermato ai pm l’ipotesi accusatoria in sei verbali, tra settembre e ottobre, con dettagli pure sul suo ruolo di “collettore economico a Milano del clan Mazzei di Catania”. Parla di affari di vario genere, dai traffici di droga all’usura al recupero crediti alle estorsioni; e di tanti contrasti tra clan, oltre che di omicidi. Il caso è per l’appunto quello di Cantarella.
La sparizione di Cantarella
Riguardo alla sparizione di Cantarella, Cerbo afferma notizie che sostiene di aver ricevuto da un parente della famiglia Mazzei. Il movente dell’uccisione sarebbe legato a un debito. Tanu u curti, così chiamavano Cantarella, sarebbe stato il capo dei Mazzei a Catania. Un’altra tesi sembra ricondurre il delitto alla storia di una grossa somma di denaro.
Cantarella è quel presunto mafioso a cui, secondo Cerbo, si rivolgeva l’ex fotografo dei vip Fabrizio Corona se aveva problemi a Milano, soprattutto nel campo del recupero crediti. Va specificato che a Cerbo ha già risposto platealmente, come nel suo stile, Corona.
Cosa rispose Corona sui social
Attraverso una storia sui social, Corona ha puntato l’indice contro Cerbo. Lo ha accusato – tra l’altro – di parlare di lui per farsi pubblicità, pur non sapendo niente e dicendo cose non vere. E ha sottolineato che i suoi crediti, lui, se li sarebbe sempre recuperati da solo. Sui social Corona, che – va sottolinato – non è indagato, ha rincarato la dose.
“Non conosco e non ho mai visto nessuno di questi – ha scritto sul web -. Rido perché è l’ennesima prova di quanto la legge e la stampa in Italia siano arrivate a un livello pietoso”. Sul collaboratore di giustizia, ha aggiunto: “Si è buttato pentito anche se non sa nulla, solo per salvarsi dalla condanna”.

