CATANIA – La scomparsa di “Tanu u curtu” al secolo Gaetano Cantarella, uno dei luogotenenti della famiglia Mazzei a Milano, è catalogata alla voce lupara bianca. Racconta anche questo agli investigatori della Dda di Milano, William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”. Il suo è un pentimento che ha un peso specifico enorme. Condannato nel recente passato per associazione mafiosa, è il custode, anche indiretto, dei retroscena di numerose vicende legate al clan mafioso.
E quella legata alla scomparsa di Gaetano Cantarella è un’altra storia che si intreccia nei racconti di queste ore. Cugino di primo grado della moglie del boss Santo Mazzei, le sue tracce si perdono dal suo rientro in Sicilia. Era l’1 febbraio 2020. L’allora settantunenne è stato inghiottito in un buco nero. Inquietante supposizione, avallate però da alcune intercettazioni disposte dalla Procura lombarda: “… sia ben chiaro che non è che si sono portati un cane… c’ho detto vedi che si sono portati un fratello nostro se è veramente successo qualcosa del genere…”.
“Quel giorno di febbraio Cantarella parte per Catania con la moglie, annotano i carabinieri del Nucleo investigativo, “a seguito di forti pressioni esercitate” da altri due presunti componenti del “Sistema mafioso lombardo” – scrive Riccardo Lo Verso nel nostro approfondimento dell’ottobre del 2023 -. Il giorno dopo, si danno appuntamento a Canicattì. Devono andare insieme da un avvocato per consegnare un assegno. Il 3 febbraio “u Curtu” parte alle 9:10 dal capoluogo etneo al volante della sua Fiat Panda. Il telefono aggancia la cella d’arrivo alle 11.08. Poi, il silenzio”.
Un muro di gomma che non è stato scalfito finché Cerbo non si è ritrovato a interloquire con i pubblici ministeri milanesi. Ha raccontato ciò che aveva saputo da altri. “Appare chiaro come l’omicidio di Cantarella sia maturato nell’ambito dei dissidi economici sorti internamente al sistema mafioso lombardo”, scrivevano gli investigatori nella loro informativa.
Cerbo ha intanto confermato l’esistenza di “un’alleanza” tra Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra. Un patto attivo tra Milano e Varese per fare “affari”. Anche con il mandamento di Castelvetrano, in provincia di Trapani, un tempo regno di Matteo Messina Denaro. Dichiarazioni che interessano almeno cinque Procura, una bomba investigativa.

