PALERMO– “Ho fatto appelli, ho cercato di sensibilizzare, di fare presente la nostra situazione. Non è servito, oggi il padiglione della Reumatologia dell’ospedale Civico è senza i medici che sono impegnati nei reparti Covid, ci sono soltanto gli infermieri per gestire il flusso. Alcuni pazienti sono andati a casa, altri sono stati visitati presso strutture diverse”. Parla con una comprensibile dose di coinvolgimento emotivo Francesca Lo Nardo, vicepresidente dell’Associazione malati reumatici che ha sede sempre al Civico. Da anni, lei, la presidente Silvana Catalano, e tutti gli associati si prendono cura dei problemi di una categoria di sofferenti che ha bisogno di terapie e assistenza.
“Una sorpresa sgradita”
“Abbiamo avuto la sorpresa sgradita – racconta Francesca –. Abbiamo bisogno delle infusioni di farmaci biologici che nel nostro caso sono essenziali, solo chi è andato a reclamare è stato visitato altrove, quando è essenziale, per noi, una struttura dedicata, essendo, oltretutto, immunodepressi. Grazie alle cure, io mi sono alzata da una sedia a rotelle, ma se vengono interrotte, la patologia riprende. Noi chiediamo la continuità assistenziale, non possiamo essere sacrificati. Nessuno deve esserlo”.
La nota e la replica del Civico
L’associazione ha anche stilato una nota: “La Presidente della AMR Palermo (Associazione Malati Reumatici), desidera portare a conoscenza dei media della chiusura e quindi interruzione delle attività di ambulatorio del Reparto di Reumatologia all’interno della Medicina II dell’Ospedale Civico di Palermo. Da oggi il Reparto di Reumatologia, già distaccato come ambulatorio al Pad. 10 , è chiuso ai pazienti a causa del trasferimento dei due medici reumatologi, rispettivamente in reparto Covid di Medicina II e in reparto di Chirurgia d’urgenza, quest’ultimo non giustificato dato che la dottoressa poteva anche da sola effettuare le terapie più urgenti e assicurare la prescrizione del farmaco biologico senza il quale da oggi circa 2000 pazienti andranno in riacutizzazione della malattia.
Si precisa che tutti i pazienti reumatici sono malati con patologia autoimmune, fragili ed immunodepressi, che necessitano di continuità terapeutica senza interruzione, purtroppo da domani non avranno più alcuna cura e terapia, violando così il loro diritto alla salute. Depotenziando il servizio, senza i medici, non si potranno più effettuare le terapie infusionali, essenziali alla sopravvivenza dei malati reumatici sottoposti alle suddette terapie. Dei circa 2000 malati reumatici, la maggior parte è in cura con i farmaci biologici, la cui sospensione comporta riattivazione della malattia che potrebbe causare anche danno d’organo, vanificando cosi anni di cure”.
I vertici del Civico parlano di una riorganizzazione che non toccherà in alcun modo i malati reumatici e giunge questa replica: “Non c’è nessuna interruzione di servizio, né di riduzione delle visite che infatti continuano, senza alcun rischio. La continuità assistenziale sarà garantita in ogni momento. I servizi verranno offerti, come sempre, con la massima sicurezza”.

