Covid, mafia e polemiche: niente carcere per Sansone

Covid, mafia e polemiche| Niente carcere per Sansone

Legato a Riina e già condannato per mafia. Resta ai domiciliari
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PALERMO – Fu uno dei casi che fece gridare allo scandalo. La Cassazione ha ora confermato che Giuseppe Sansone, accusato di fare parte della famiglia mafiosa dell’Uditore, deve restare ai domiciliari. Rischio Covid e mancanza di esigenze cautelari eccezionali sono alla base del provvedimento.

Corretta fu la decisione del Tribunale del Riesame di Palermo che accolse l’istanza degli avvocati Giovanni Rizzuti e Marco Giunta.

Il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la prima istanza della difesa. Il pubblico ministero Amelia Luise si era opposta alla concessione degli domiciliari, ma il Riesame (collegio composto da Simona Di Maida, Alessia Geraci e Cristina Denaro) aveva deciso in maniera diversa.

Sansone, che ha già scontato una condanna per mafia, costruttore di una famiglia legata a Totò Riina, è stato arrestato di nuovo nel luglio 2019. Era detenuto nel carcere di Voghera, in provincia di Pavia, dove c’era stato un decesso per Coronavirus.

Sansone, oggi settantenne, soffre di gravi patologie che, in caso di contagio, potrebbero risultare mortali. Ma non si tratta solo di esigenze sanitarie. Secondo il Riesame, “la condotta contestata è di mera partecipazione all’associazione mafiosa, quale membro della famiglia dell’Uditore, senza l’assunzione di alcun ruolo apicale o gerarchicamente sovraordinato all’interno del sodalizio mafioso”.

Da qui la “ridotta pericolosità sociale” e “l’insussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza”. Per Sansone è ancora pendente il processo di primo grado. Già con una precedente ordinanza del Riesame era stato confermato l’arresto per mafia, ma annullato per due ipotesi di trasferimento fraudolento di beni.

Secondo la Procura, l’ex vicino di casa di Totò Riina nel covo di via Bernini – così racconta il pentito Sergio Macaluso – avrebbe sponsorizzato la nomina di Giuseppe Biondino a reggente del mandamento si San Lorenzo.

Il nome di Sansone faceva parte dell’elenco di boss e presunti tali scarcerati nei giorni del lockdown sulla base di una contestatissima circolare del Dap.

Si puntò il dito contro il governo “colpevole” di avere ridato la libertà a pericolosi mafiosi. Molti degli scarcerati sono rientrati in cella man mano che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha individuato strutture carcerarie in grado di garantire il diritto alla salute.

Sansone resta ai domiciliari perché nel suo caso non c’è solo l’emergenza Covid, ma mancano anche le eccezionali esigenze cautelari.

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