Crocetta e Ingroia: “Denunciamo gli ex soci” | Ma il crac di Sicilia e-Servizi è anche colpa loro

Crocetta e Ingroia: “Denunciamo gli ex soci” | Ma il crac di Sicilia e-Servizi è anche colpa loro

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di ACCURSIO SABELLA Nata per volere di Cuffaro nel 2005, fu dapprima "chiusa" dall'attuale governatore che chiamò, come liquidatore, l'ex pm. Poi la marcia indietro, le assunzioni finite al centro di due inchieste e l'incapacità di chiudere la vertenza con i privati. E adesso la solita soluzione: le carte in Procura. Pagliaro (Cgil): "Responsabilità politiche".

La Regione in tilt
di
7 min di lettura

PALERMO – Crocetta promette: “Se non verrà ripristinato il sistema informatico, saremo costretti a denunciare Engineering”. Ingroia rincara la dose: “Ho già parlato col procuratore Lo Voi. Credo che ormai la denuncia sia inevitabile. Il danno, gravissimo, è già stato fatto”. E su questo punto è difficile non dare ragione all’ex pm. Il danno è fatto. E la Regione, per il secondo giorno di fila “disconnessa” da tutto, ha perso. Per colpa di un passato troppo allegro e di un presente incapace di raddrizzare la rotta. Una società privata ha staccato la spina a un’Isola intera, bloccando i sistemi di gestione del personale e persino quelli a disposizione di aziende sanitarie e 118. Il segnale chiaro dell’inutilità di certa politica e di certa burocrazia. Il simbolo dello sfascio, dell’impreparazione.

Oggi il governatore e l’amministratore unico di Sicilia e-Servizi fanno la voce grossa. Troppo tardi. Come se questo danno non fosse addebitabile anche alla loro gestione. Altalenante, contraddittoria, confusa. E che si era illusa di sistemare annosi e complicati problemi amministrativi semplicemente mostrando il bollino dell’antimafia. Non è bastato.

“I privati – lo sfogo del presidente della Regione – non possono interrompere questo servizio. Sono altre le sedi nelle quali devono far valere le loro presunte ragioni. Vadano dai magistrati, insomma. Intanto ci restituiscano ciò che è nostro. In Sicilia è tutto pronto per il trasferimento di dati e macchinari, bastano quindici giorni”. Ma i privati di Engineering, società che ha condiviso con la Regione, fino a un anno fa, la proprietà della partecipata, non ne vogliono sapere. Rivogliono indietro i 114 milioni di crediti che vanterebbero nei confronti del pubblico: progetti completati ma mai pagati dalla Regione, questa la rivendicazione. “Non possono legare il mantenimento del servizio – insiste Crocetta – al presunto contenzioso da 114 milioni. Si tratta di progetti che non sono stati nemmeno collaudati e certificati. Senza contare che su queste procedure che riguardano il passato ci sono rilievi da parte dell’Anac”. L’autorità anticorruzione avrebbe infatti aperto un fascicolo sull’affidamento a Sicilia e-servizi di molti progetti finanziati anche con fondi europei. Progetti in qualche caso dal costo elevatissimo. “Sono due binari diversi – prosegue Crocetta – il contenzioso è una cosa, il mantenimento di certi servizi un’altra. Quello che stanno compiendo è una interruzione di pubblico servizio. È un reato. In queste ore li abbiamo già diffidati. Io sono disponibile a fissare un incontro già nei prossimi giorni, ma loro devono ripristinare subito il sistema a cominciare dai servizi della Sanità. Se non lo faranno, andrò in Procura a sporgere denuncia”. E a dire il vero, almeno su questo punto, ieri nella tarda serata qualcosa si sarebbe mosso. “Finalmente – ha annunciato Ingroia con un’enfasi forse eccessiva, vista la situazione – le mie denunce hanno sortito i primi effetti. Dopo due giorni di caos, il primo risultato. Dopo la ferma diffida che gli abbiamo notificato, l’ex socio privato ha comunicato di essere disponibile a riattivare i servizi informatici per tutti i servizi relativi alla sanità. Il problema – ha aggiunto poi Ingroia – deve essere risolto una volta per tutte. Non è concepibile che i siciliani vengano sottoposti a simili ricatti e comunque restano i danni che i siciliani hanno subito in questi due giorni. Qualcuno dovrà rispondere per l’interruzione di un pubblico servizio”.

Denunce, presto, le denunce. Forse il sistema ripartirà. Forse si sarà costretti ad avanzare una transazione con i privati. Di certo c’è che la Regione ha già perso. Oggi come ieri. “Questi servizi – ha ad esempio commentato lo stesso Crocetta – non possono essere gestiti dai privati. Bisogna internalizzare tutto. Perché non lo abbiamo fatto finora? Ci hanno fatto perdere tempo anche per la vicenda delle assunzioni, con una inchiesta che si è risolta in un nulla di fatto”. Un passaggio, quello del governatore, che nasconde una grossa fetta di verità. Intanto perché il disastro di Sicilia e-servizi è anche frutto del caos in cui questo governo ha gettato la società. Poi perché l’inchiesta cui fa riferimento si è scontrata con un difetto di giurisdizione, nei confronti del quale i pm contabili hanno avanzato appello. Mentre sullo stesso tema procede l’inchiesta della Procura di Palermo. Una indagine che ha provato e proverà a far luce sulla legittimità di una settantina di assunzioni operate nonostante il blocco previsto dalle norme regionali. Una decisione che i pm contabili hanno pesantemente censurato, ricordando, tra le altre cose, anche i titoli non esattamente “specialistici” di alcuni di quei dipendenti. Mentre tra quei cognomi figuravano tanti frequentatori del mondo della politica e del sottogoverno. Di quella politica, è giusto dire, che volle Sicilia e-servizi dieci anni fa. E l’ha nutrita per anni.

Una società nata per volere di Totò Cuffaro, nel 2005, quando un raggruppamento temporaneo costituito da due spa (Accenture ed Engineering che sostituì successivamente nella denominazione Atos Origin spa) si è aggiudicato la procedura a evidenza pubblica espletata dalla Regione siciliana per la selezione del socio privato, appunto, nella nascente società mista. L’obiettivo era quello, fin dalle origini, di occuparsi delle attività informatiche di competenza della Regione e della gestione della Piattaforma integrata. Fin dall’inizio però l’azienda è stata al centro di polemiche politiche e amministrative. Alcuni casi, come quelli, ad esempio, dei progetti per una enorme banca dati della Regione, finirono anche sotto la lente della Procura contabile. Senza dimenticare gli esiti del progetto milionario “Iride”, rivelatosi un flop.

Spese enormi che portarono l’Ars addirittura a istituire una commissione d’indagine sulla società. La relazione finale parlava di compensi illegittimi e spropositati per i dirigenti. Mentre si alternavano presidenti e cda. Insieme alle voci ricorrenti di prossime assunzioni selvagge (il cosiddetto “popolamento”) in una società che aveva già visto transitare cognomi noti. Tra gli altri, Pietro Cammarata figlio dell’ex sindaco di Palermo Diego o Vincenzo Lo Monte, fratello di Carmelo già deputato alla Camera con l’Mpa di Lombardo. E l’avvento del governatore di Grammichele non porterà pace all’azienda. Più volte liquidata e ripescata, tra accuse incrociate. Fino all’avvento di Rosario Crocetta. Che sembrava aver deciso quale strada intraprendere: chiudere la società. E per compiere l’atto rivoluzionario ha chiamato addirittura l’ex pubblico ministero Antonio Ingroia. In qualità di liquidatore, appunto. E invece la società resta miracolosamente in piedi. Nonostante fosse persino stato creato un ufficio all’interno della Regione per portare avanti quelle funzioni.

Poi, la retromarcia di Crocetta. Che è, a pensar bene, uno dei motivi per cui oggi la Regione è in questo stato. Una scelta, quella di “salvare”, anzi di “rilanciare” Sicilia e-Servizi, che la Procura della Corte dei conti ha descritto come un atto che “rinnega la prima scelta di legalità”. Una società mangiasoldi, che doveva essere chiusa e invece è rimasta lì. Con tanto di dipendenti selezionati dal socio privato e ripescati nella nuova società completamente pubblica, senza alcun concorso, ma tramite la valutazione di una commissione che, sempre secondo la Corte dei conti, non aveva alcun fondamento normativo. Assunzioni necessarie, però, secondo Crocetta e Ingroia. “Una spiegazione che non regge, – disse il procuratore Gianluca Albo sei mesi fa in occasione di una delle udienze del processo di fronte alla Corte dei conti – visto che, di fatto, i privati stanno ancora gestendo questi servizi. Mentre i dati che erano in un server in Valle d’Aosta non sono ancora stati trasferiti in Sicilia”. I privati hanno ancora in mano le sorti della Regione, disse il pm contabile. Nonostante gli annunci, i tagli, le presunte moralizzazioni, le liquidazioni e le resurrezione della società. Una facile profezia. Il crac informatico della Regione è creatura del passato. Ma è stata nutrita, in questi tre anni, dalla retorica di una rivoluzione fallita e dai conseguenti strafalcioni amministrativi, dai ripensamenti, dalla mancanza di un qualsiasi progetto che durasse un po’ oltre il weekend. La nuova figuraccia della Sicilia, “disconnessa” per mano di un privato, insomma, è anche il segno del fallimento dei governi (e dei più o meno antimafiosi sottogoverni) di Crocetta.

*Aggiornamento ore 11.05
Ripristinati i servizi informatici della Regione siciliana. Il sistema è tornato alla normalità stamattina, dopo due giorni di blackout per la scelta di Engineering di staccare il server della Valle d’Aosta dove sono custoditi gli applicativi di proprietà della Regione per via del contenzioso ancora aperto con l’amministrazione regionale. “Le nostre diffide sono servite a qualcosa”, dice Antonio Ingroia, l’amministratore di Sicilia e-Servizi, la società della Regione che gestisce il servizio informatico. “Senza che noi concedessimo nulla – afferma Ingroia – i privati hanno fatto marcia indietro, staccare il servizio è stato un atto molto grave”.

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