Crocetta 'l'irresponsabile' | E si ricandida pure...

Crocetta ‘l’irresponsabile’ | E si ricandida pure…

Cosa ci si aspetterebbe da un presidente? Che si prendesse la responsabilità.

“Avevo delle perplessità, ma le mie ostilità sono state rimosse dall’impegno del premier a modificare l’Italicum. Perché non dovrei credergli? Quindi non abbiamo ragioni per opporci a una riforma costituzionale che accelera l’iter legislativo. Voteremo convintamente Sì”. Questa dichiarazione di Rosario Crocetta l’abbiamo letta su Livesicilia il 28 ottobre scorso e su tutti i giornali. Immediatamente dopo le operazioni di spoglio il nostro rivoluzionario governatore così si è espresso: “Dimettermi? Chi lo chiede strumentalizza il voto. Credo che in Italia se c’è qualcuno che non viene scalfito dall’esito del referendum sia proprio io. Io non ho mai attaccato il fronte del No, sono stato leale nei confronti del segretario del mio partito ma non penso di essere stato tra i falchi del Sì”.

Ecco, credo che bisognerebbe spiegare a Crocetta, tentativo probabilmente destinato al fallimento ma comunque da fare, che una delle qualità più apprezzabili in un uomo, ancor più in un politico, assolutamente nella più alta carica istituzionale di una regione a statuto speciale con cinque milioni di abitanti, è quella di assumersi le proprie responsabilità e di agire in modo coerente rispetto alle posizioni prese dinanzi all’opinione pubblica, senza furberie e giochi di parole. Soprattutto, subendone le eventuali conseguenze. Ma occorre spiegare anche un’altra cosa a Crocetta, che in realtà da navigato politico sa perfettamente. In Sicilia, l’affluenza (addirittura il 56,7% in una terra ormai con alto astensionismo e crescente disaffezione alla politica) e il risultato del No – indipendentemente da come ognuno la pensi sul merito del referendum – sono stati eventi talmente perentori nelle loro sconvolgenti percentuali che è impossibile definirsi, come lui si è definito, “non scalfito” dal voto. In Sicilia ben il 71,6% (+12% circa del dato nazionale) ha votato No, con un evidente significato politico specifico, sicuramente riferibile a un giudizio a dir poco negativo sui quattro governi crocettiani, conditi con una quarantina di assessori, e sulla mediocre politica regionale in generale (sennò il risultato sarebbe stato omogeneo a quello nazionale).

Adesso, certo, in piena campagna elettorale, con una paura da matti per una probabile “Caporetto” alle prossime elezioni regionali, soprattutto da parte del PD e dei suoi satelliti che si sono ostinati a sostenere una tra le peggiori esperienze governative e legislative mai viste, l’intera casta regionale, magari con un pensierino all’ennesimo rimpasto di poltrone puntualmente negato, grida il ritornello “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte”, ma la morte degli altri, intendiamoci, cioè nostra. Non sono slogan triti e ritriti, è la realtà impietosa e drammatica dei numeri sull’economia isolana e sulla condizione dei siciliani, specialmente giovani, snocciolati recentemente dall’Istat che sembrano non turbare minimamente deputati regionali, dirigenti di partito e clienti vari comodamente seduti nei piani alti dell’apparato del potere isolano. Numeri da perderci il sonno. Invece governanti e onorevoli dormono alla grande e gozzovigliano in inutili vertici dinanzi a del buon pesce fresco immersi nei privilegi e nelle laute indennità, preoccupati esclusivamente della propria rielezione in bilico.

Crocetta, serafico, però, non si sente scalfito, nonostante nell’ultima rilevazione sull’apprezzamento dei cittadini nei confronti dei governatori sia apparso in fondo alla classifica. Anzi, si ricandida pure!

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