PALERMO – Manca ancora un po’ di tempo, ma la rincorsa per le prossime regionali e già partita. E con essa la conta dei papabili candidati a Palazzo d’Orleans. È presto, certo, per uscire allo scoperto, ma le prime manovre negli schieramenti sono già in corso.
Tra i 5 Stelle, ad esempio, il nome da sempre dato per favorito è quello di Giancarlo Cancelleri, che già corse come candidato alla scorsa tornata. Il deputato regionale nisseno avrebbe ricevuto un’investitura definitiva da Beppe Grillo, scrive oggi Repubblica, in occasione del tour siciliano del comico genovese. Cancelleri, 41 anni da compiere il mese prossimo, è sempre stato un punto di riferimento per il gruppo pentastellato (che ha presieduto peri primi mesi della legislatura) e a livello nazionale è molto vicino a Luigi Di Maio.
Nel Pd la partita è più complessa. Rosario Crocetta ha detto chiaramente di volersi ricandidare. E finché il partito lo sosterrà nella sua avventura a Palazzo d’Orleans, sarà difficile negargli questa ambizione. Anche se all’ultima Leopolda sicula, Davide Faraone ha detto che “sarebbe da Tso” se dovesse accondiscendere a tale richiesta. È questo il clima dalle parti dei democratici siciliani, da sempre più che un partito una holding di partiti correntizi. In occasione della recente kermesse renziana Faraone era sembrato partire lancia in resta il venerdì con un discorso da candidato in pectore alla presidenza. Salvo poi la domenica ridimensionare il tutto con l’annuncio del suo sostegno al metodo delle primarie per la scelta del candidato. E con l’aria che tira è possibile che si arrivi alla fine davvero a questa rischiosa soluzione. Se ai gazebo l’area Renzi sosterrà Faraone è impensabile che altri candidati della stessa corrente scendano in pista contro il sottosegretario. Mentre a quel punto potrebbe concretizzarsi una candidatura dell’altra anima del partito, quella più vicina al segretario Fausto Raciti e ad Antonello Cracolici, magari proprio uno dei due. Se invece Faraone non fosse della partita, potrebbe accarezzare l’idea anche Giuseppe Lupo, leader di Areadem, la corrente più vicina ai renziani. E certamente un papabile, per caratura, profilo e d’esperienza, è da sempre il sindaco di Catania Enzo Bianco: il suo è un nome vicino ai renziani ma non d’ortodossia, e potrebbe trovare gradimento anche nella parte non renziana del partito. E c’è poi la mina vagante Fabrizio Ferrandelli: il giovane ex deputato regionale prosegue sul territorio il lavoro con i suoi Coraggiosi e vorrà certamente contarsi. Un nome di possibile “papa straniero” che era circolato nei mesi scorsi era quello di Roberto Lagalla, già rettore dell’Università di Palermo, già assessore regionale, dato in rotta d’avvicinamento verso i renziani. Porebbe essere lui il candidato “centrista” per saldare l’asse tra Pd e Area popolare. In questa stessa ottica sono circolati anche i nomi del leader dell’Udc Gianpiero D’Alia e persino quello del ministro dell’Interno Angelino Alfano.
C’è poi il centrodestra, che vive in queste settimane un certo fermento. Le manovre di annnusamento reciproco tra gli ex compagni di partito di Forza Italia e Ncd proseguono. E se si sono già trovate delle convergenze per il mini-test di amministrative di giugno, ci sono stati anche incontri palermitani a livello di big di partito per riallacciare un dialogo. Al momento, Ncd e Udc, insieme in Area popolare, restano alleati di Renzi a Roma e di Crocetta in Sicilia. Ma del doman non v’è certezza. Sul campo del centrodestra il papabile numero uno resta, e non è un mistero, Nello Musumeci, che col suo movimento civico #DiventeràBellissima cerca di parlare anche a un elettorato non di destra. Ma Musumeci – che nel centrodestra qualcuno vorrebbe invece come candidato sindaco a Catania -, sconfitto al giro precedente per le divisioni del centrodestra, non è il solo aspirante governatore in quell’area. La partita si gioca tutta sul fronte catanese. Da lì i forzisti spingono la candidatura di Salvo Pogliese, eurodeputato recordman di preferenze. E sempre dall’asse Strasburgo-Catania potrebbe piovere il nome dell’ultimo momento, che fin qui resta accuratamente coperto, quello di Giovanni La Via, parlamentare europeo eletto con Ncd, se le strade degli ex berlusconiani oggi divisi tra Alfano e Miccichè dovessero alla fine ricongiungersi.
Infine c’è il capitolo Leoluca Orlando. Correrà o non correrà il Professore per Palazzo d’Orleans? Difficile prevederlo adesso. Ma che in pista alle prossime regionali possa esserci una “lista dei sindaci” con la sua regia, anche se magari con un altro candidato, è un’ipotesi sempre più concreta. E sarebbe una bella spina nel fianco per il Pd.

