Da Faraone ad Anselmo a Pif | Ecco i miracolati del renzismo

Da Faraone ad Anselmo a Pif | Ecco i miracolati del renzismo

Da Faraone ad Anselmo a Pif | Ecco i miracolati del renzismo

Le loro carriere sono "decollate" con l'avvento di Matteo Renzi. Le storie.

Gli uomini del premier dimissionario
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PALERMO – Per un po’, l’ascensore renziano ha funzionato benissimo. Anche qui, in Sicilia, dove il Pd del premier, tra Leopolde “centrali” e in franchising, ha contribuito a far schizzare in alto carriere ed esperienze politiche.

Fu la kermesse renziana di qualche anno fa, ad esempio, a coincidere col “decollo” del regista Pierfrancesco Diliberto, ossia Pif. Una incursione a metà tra l’irriverente e il ruffiano, una battutina sulla pietra dello scandalo Mirello Crisafulli (che poi darà il nome alla città del suo ultimo film), e da quel momento ecco spot milionari, pellicole di successo convertite in fiction televisive. Niente male. Di certo, la Leopolda porta bene.

Ma così bene da pensare di crearne altre, sparse per l’Italia. Dei “punti vendita” del pensiero renziano in giro per il Paese. Isole comprese, ovviamente. Dove Davide Faraone da due anni si impegna nell’organizzazione dell’evento. Ma almeno lui il “successo” se l’è anche un cercato, e in un certo senso meritato, puntando tutto sui primi circoli “Big Bang”. L’embrione di quello che sarebbe stato il “renzismo”. E la scommessa è riuscita. L’ascensore è partito anche per lui che alle ultime elezioni regionali non era riuscito a centrare l’accesso a Sala d’Ercole. Ma con la spinta del premier, ecco che cambia tutto: in breve tempo Faraone è membro della direzione nazionale del partito, poi anche sottosegretario al Ministero dell’Istruzione e dell’Università: un segno del destino, anche. Visto che proprio da sottosegretario al Miur, Faraone conseguirà la laurea. Insomma, il “renzismo”, in questo caso ha portato bene in tutti i sensi. Resta da vedere, adesso, cosa accadrà.

Ma nel frattempo, Faraone non è stato meno generoso. E ha recitato, in Sicilia, un po’ il medesimo ruolo di Renzi nel resto del Paese. Qui, nell’Isola, il sottosegretario è stato, pur rimarcando il ruolo di “esterno”, un protagonista della vita politica regionale. E anche lui, fatte le dovute proporzioni, ha aperto alcune porte. Come ad esempio quella che porterà, già a inizio legislatura, un suo storico “braccio destro” nella giunta di Rosario Crocetta: Giuseppe Bruno è stato assessore alla Famiglia e al Lavoro, poi saltato fuori dall’esecutivo dopo un rimpasto seguito al caos del “click day”. Ma Bruno, nel frattempo, sfruttando l’onda renziana, in questi anni ha ricoperto anche il ruolo di presidente del Pd in Sicilia.

Assessore “in quota” Renzi, Bruno. Come tanti altri, in questi anni. A cominciare da chi è attualmente in carica. Nel caso di Alessandro Baccei ,catapultato da Roma per salvare i conti della Sicilia (per la verità ci aveva già provato un altro assessore romano, Luca Bianchi, che oggi ricopre ruoli di prestigio comunque nella galassia degli organismi governativi), Faraone volle sottolineare, oltra alla stima professionale, anche una amicizia, un rapporto personale molto stretto. E Baccei ha accettato, lasciando il suo lavoro alla Ernst & Young e dedicandosi alle miserie dei conti siciliani. Da assessore regionale certo, ma in sintonia con i voleri romani, espressi a più riprese proprio da Faraone, tramite decaloghi e (pen)ultimatum.

Ha seguito uno schema assai di moda nelle ultime legislature, invece, Vania Contrafatto. Tirata fuori da una Procura per dirigere il solito, delicatissimo assessorato all’Energia e rifiuti. Che vuol dire discariche, eolico e termovalorizzatori. E non vuoi metterci un pm, in un settore così delicato? Così, la combattiva Vania ha preso possesso del suo posto in giunta, e sembra immune a rimpasti e crisi di governo regionali. Anticorpi alimentati dall’equilibrismo di un assessore in bilico tra i diktat (e le impugnative) romane e i desideri del presidente Crocetta. Quella di Baldo Gucciardi è oggettivamente un’altra storia. Quando è stato chiamato in giunta a guidare il comunque importantissimo assessorato alla Sanità era comunque un autorevole capogruppo del Pd.

Al suo posto, oggi, ecco un’altra figura miracolata dalla rivoluzione renziana. Perché quella di Alice Anselmo è davvero la storia del treno preso al volo. Dopo un intenso girovagare tra partiti e movimenti di maggioranza, ecco il grande salto sul carro pù veloce, bruciando sul tempo un’altra “voce nuova” del canto renziano: l’ex Udc Luca Sammartino, sbarcato nel Pd insieme a una mini-truppa proveniente da altri partiti. La Anselmo, come detto, “brucerà” sul filo Sammartino, che sembrava già indicato dai renziani di Roma, e per lei arriverà addirittura l’investitura di capogruppo del partito più grande all’Ars. Manco fosse una regina del consenso elettorale.

“In questo partito qualche anno addietro – si rammaricherà l’ex governatore Angelo Capodicasa a Livesicilia, senza mai citare la Anselmo – non sarebbe mai successo che una persona appena arrivata potesse diventare assessore o capogruppo”. Miracoli del renzismo. Che non sempre però riescono a pieno. Come quando una faida tutta siracusana portò fuori dalla giunta una renziana come Mariarita Sgarlata, colpevole di aver costruito una piscina in piena regola (ma considerata da tanti, Crocetta in primis, abusiva), e portò dentro l’esecutivo il giovane consigliere comunale di Rosolini Piergiorgio Gerratana, indicato dai potenti renziani di Siracusa, tra cui il sindaco Giancarlo Garozzo, anche lui frutto dell’ascesa del premier (“Sono un renziano della prima ora”, ama ripetere il primo cittadino aretuseo). Gerratana, però, dopo essere stato presentato dal governatore Crocetta come una specie di paladino contro il malaffare, sarà messo alla porta dopo meno di un mese, a causa di un nuovo rimpasto. In quel caso, forse solo in quello, l’ascensore renziano si è bloccato.

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