PALERMO – Spari tra i tavolini di un bar o durante la festa patronale. Assalti in attività commerciali con tirapugni, turisti pestati e rapinati, aggressioni per strada senza alcun apparente motivo. Violenza e sangue hanno profondamente segnato il 2025 a Palermo e in provincia. La fine dell’anno porta via con sé una lunga scia di episodi, ma non cancella il dolore di chi ha perso i propri figli o la paura di chi ha lottato su un letto di ospedale.
La strage di Monreale
Restano le lacrime delle famiglie di Massimo Pirozzo, Salvo Turdo e Andrea Miceli, uccisi a colpi di pistola a fine aprile a Monreale. I ragazzi si trovavano davanti a un locale di via Benedetto D’Acquisto quando è esploso l’inferno. Un minorenne è rimasto ferito ed è stato ricoverato in gravi condizioni. Per il triplice omicidio sono stati arrestati tre giovani dello Zen di Palermo, Salvatore Calvaruso, Samuel Acquisto e Mattias Conti, ma le indagini sono tuttora in corso. “Non lo spegni il sole se gli spari”, sono state le parole scritte su un lenzuolo appeso sul luogo del delitto, dove per giorni l’intera comunità ha lasciato fiori e messaggi per le tre vittime.
L’incubo a Sferracavallo
Restano anche lo choc e l’incredulità provocati qualche mese dopo da un altro grave episodio. A Sferracavallo in questo caso, dove la processione per la festa patronale è sfociata in un incubo, con la folla nel panico dopo aver sentito degli spari. Poco prima si era verificata una rissa davanti a un bar, poi la situazione sarebbe degenerata. La gente ha cominciato a correre, ha cercato una via di fuga tra le strade della borgata.
“Ho avuto paura di morire”, hanno raccontato i presenti, che si trovavano lì per onorare la tradizione insieme alla proprie famiglie, bambini compresi. Un vortice di violenza che quest’anno non ha risparmiato chi si trovava a Palermo semplicemente per una vacanza ed è tornato a casa con la testa fasciata e la voglia di dimenticare.
Turisti picchiati e rapinati
E’ il caso di due turisti portoghesi, pestati a sangue e rapinati tra i vicoli della Vucciria, ma anche di una coppia di canadesi, finita nel mirino di quattro giovani, sempre nella zona dello storico mercato. Il marito è stato colpito alla nuca con una bottiglia di vetro: anche il loro soggiorno in città si è concluso in ospedale.
L’assalto alla cioccolateria
In un pomeriggio di estate la violenza è esplosa anche a pochi metri da piazza Marina, all’interno della Cioccolateria Lorenzo, al culmine, secondo quanto emerso dalle indagini, di una questione di vicinato legata al posizionamento di alcuni cassonetti per i rifiuti. I dipendenti sono stati aggrediti da un uomo arrivato con due giovani armati di tirapugni: sono stati denunciati. Un raid che ha provocato grande indignazione tra i cittadini.
Il delitto Taormina
Il centro storico, a distanza di poche settimane, ha poi fatto da sfondo a un altro omicidio. Quello di Paolo Taormina, il ragazzo di 21 anni ucciso con un colpo di pistola in via Spinuzza, davanti al locale di famiglia in cui lavorava. Per il delitto avvenuto a pochi metri dal Teatro Massimo è in carcere Gaetano Maranzano, 28enne dello Zen.
Violenza a Palermo: le manifestazioni
La città, colpita al cuore, è scesa in piazza. A sfilare per le vie del capoluogo siciliano anche i padri e le madri di altri giovani vittime della violenza, che hanno urlato con forza e disperazione il proprio dolore. Dopo l’omicidio il prefetto Massimo Mariani ha istituito tre zone rosse, dove sono stati potenziati i controlli delle forze dell’ordine. Corrispondono alle aree più “calde” della movida, che si è nel frattempo spostata in altre zone, facendo ugualmente crescere l’allarme.
La fucilata in piazza Nascè
Soltanto una settimana fa, un altro caso in pieno centro. In piazza Nascè, a pochi metri da via Isidoro La Lumia, una donna di 33 anni è stata raggiunta da una fucilata. V.P aveva appena trascorso una serata con un’amica quando è stata colpita, mentre raggiungeva la sua auto. E‘ rimasta ferita ed è stata trasportata in ospedale, dove le sue condizioni sono state ritenute stabili.
Dopo la fuga, la squadra mobile ha rintracciato Giuseppe Calì, ventunenne di Borgo Nuovo. Ieri, 26 dicembre, l’arresto del giovane è stato convalidato: sia il pubblico ministero che il giudice per le indagini preliminari non hanno creduto alla sua ricostruzione dei fatti. Calì ha infatti raccontato di aver trovato il fucile da caccia, un vecchio modello dell’Ottocento, dentro un sacco accanto ad un cassonetto della spazzatura. Una versione ritenuta inverosimile.

