Dai politici a Confindustria: | il mutuo così non piace

Dai politici a Confindustria: | il mutuo così non piace

Il presidente di Confindustria, Antonello Montante

Gli industriali e molti esponenti dell'opposizione dicono no al congelamento delle addizionali Irpef e Irap, ai livelli massimi in Sicilia, per garantire il mutuo da un miliardo di euro con cui pagare i debiti accumulati dalla pubblica amministrazione. Montante: "Siamo al delirio". Le soluzioni? Nuovi tagli alle spese. O quelli, richiesti dai grillini, alle "pensioni d'oro". Il ddl torna in Aula domani.

PALERMO – Chi? E come? Sono questi i due dubbi che incendieranno nelle prossime ore le discussione Sala d’Ercole. Il “chi” e il “come” riguardano il mutuo da un miliardo che il governo regionale ha deciso di accendere per ripianare i debiti con le imprese. Ma appunto, ecco i nodi da sciogliere: chi sono le imprese creditrici? E quali gli strumenti che la Regione ha deciso di utilizzare per ripagare gli interessi di un mutuo che alla fine costerà quasi il doppio della cifra (un miliardo) richiesta alla Cassa depositi e prestiti?

Il ddl torna domani in Aula. Dopo le polemiche che hanno “battezzato” il passaggio alla discussione generale, avvenuto la settimana scorsa. Polemiche che hanno spinto diversi deputati a richiedere la “sospensiva”, cioè a riportare in Commissione il testo. Un tentativo “sventato”, secondo alcuni esponenti dell’opposizione, anche dall’atteggiamento del vicepresidente Venturino che in quel momento guidava la seduta, troppo “svelto” nel disporre la votazione sulla sospensiva.

Sarà. Ma al di là delle schermaglie puramente politiche, resta il “merito” di un ddl che da un lato appare sacrosanto nelle finalità (i creditori vanno pagati), dall’altro rischia di indebitare i siciliani per i prossimi trent’anni. Il mutuo trentennale da un miliardo di euro per due terzi servirà per colmare i debiti nei confronti delle aziende sanitarie siciliane. Un prestito che verrà pagato dai siciliani, in comode rate da 57 milioni l’anno, per 30 anni. Un mega-mutuo al tasso di interesse variabile del 4,3%. Che alla fine costerà all’Isola quasi più del doppio della cifra finanziata: oltre 1,9 miliardi di euro. Alle Asp in particolare andranno 606 milioni di euro. I restanti 347 milioni dovranno essere suddivisi tra Enti locali (Comuni, sopratutto) e Regioni. Ai primi spetterà una “fetta” non superiore ai due terzi di quei 347 milioni complessivi.

Ma quali sono le imprese a cui andranno le somme previste dal mutuo? Su questo è ancora mistero. In Aula sono stati diversi i parlamentari a chiedere un fantomatico elenco. Elenco che, stando alle rassicurazioni dell’assessore all’Economia Luca Bianchi sarebbe già stato depositato in Commissione bilancio. Una lista, però, che non sarebbe ancora “definitiva”. Al di là dei nomi, però, è l'”origine” delle imprese a fare molto discutere. Molte di quelle imprese, infatti, non avrebbere la propria sede legale in Sicilia. In diversi casi si tratterebbe di grandi multinazionali del farmaco. “Se la stima dell’assessore Bianchi – spiega ad esempio il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone e il vicepresidente dell’Ars Salvo Pogliese – è corretta, alla Sicilia rientreranno, dopo il prestito, circa 70 milioni di Iva. Questo significa che ad aziende siciliane andranno non più di 300 milioni. Le restanti somme del miliardo richiesto andranno ad aziende del Nord. Se è giusto pagare le dovute spettanze a chi ha sostenuto una prestazione, un servizio o una fornitura – hanno aggiunto i deputati forzisti – dall’altro diviene, però, necessario attuare misure compensative nei confronti dell’economia siciliana”.

E la misura “compensativa” individuata da Forza Italia, sta in un meccanismo tecnico, che proviamo a semplificare. Al momento, in Sicilia i valori di Irpef e Irap sono quelli fissati dal passato governo per sostenere il “piano di rientro della Sanità”. Una maxi-manovra che ha consentito prima con Massimo Russo, ora con Lucia Borsellino, di ripianare già due terzi del “buco” da 330 milioni. Proprio per “riempire” quel buco, appunto, la Regione decise di aumentare l’Irpef di mezzo punto (dall’1,23 all’1,73%) e l’Irap dal 4,85% al 5,25%. In “soldoni” si tratta di tasse nei confronti dei siciliani che ammontano, solo per il 2013, a circa 190 milioni per l’Irpef e quasi 128 milioni per l’Irap. Quei livelli sarebbero mantenuti per i prossimi trent’anni, proprio per sostenere le spese del mutuo. “Ma quelle sono tasse che i siciliani non dovrebbero più pagare – incalza Falcone – visto che ormai quel buco della Sanità si è ridotto a poco più di cento milioni”. Così, ecco la proposta alternativa: iportare l’Irap al livello precedente al Piano di rientro e abbassare l’Irpef di quasi 0,1 %. “Ciò comporterebbe – spiega Falcone – un risparmio di 30 milioni per i cittadini siciliani e di 128 milioni per le imprese”. Molto meno “tecnica” la proposta del Movimento cinque stelle: “La Regioni tagli – attaccano i grillini – stipendi e pensioni d’oro. I soldi li riprendano da lì, invece di condannare la Sicilia a trent’anni di tasse”.

Una soluzione, invece, quella del governo, che sembra davvero non piacere a nessuno. E stamattina è arrivata una pesante “stoccata” anche dalla Confindustria siciliana. Anche gli industriali, infatti, dicono no al congelamento per trent’anni delle addizionali Irpef e Irap. Meglio puntare “su una seria spending review”. L’altolà alla norma sulle garanzie contenuta nel disegno di legge sui pagamenti, che domani sarà esaminato dall’Assemblea siciliana, arriva dal presidente della Confindustria siciliana Antonello Montante, che mette in guardia il governo Crocetta, ma stigmatizza anche le posizioni di alcuni politici che tentennano sull’opportunità di approvare il ddl.

“Siamo al delirio – dice Montante all’Ansa – E’ pazzesco pensare che pagare i debiti sia una manovra straordinaria. I debiti si pagano e basta, non esiste discussione. La pubblica amministrazione è inadempiente ed è perseguibile dai creditori; ed è altrettanto stucchevole la considerazione di qualche politico che fa differenza tra debito nei confronti di imprese siciliane, italiane o internazionali. E’ pazzesco”.

Ma Montante va oltre. Se il debito di 1 miliardo (600 mln a carico del sistema sanitario) va pagato, sulle garanzie Confindustria batte il pugno. “La Regione deve trovare i soldi in un altro modo – avverte Montante – per evitare di scaricare il mutuo sui cittadini e sulle imprese. Congelare per trent’anni le addizionali Irpef e Irap significa ipotecare una generazione e spaventare gli investitori”. E indica un’alternativa: “Si punti a una seria spending review, è da lì che bisogna prendere le coperture”. “Ci sono milioni di euro che si possono risparmiare – attacca Montante – Renzi annuncia tagli agli stipendi dei manager pubblici? Bene, in Sicilia la Regione però continua a pagare persino amministratori di società pubbliche in liquidazione per non fare nulla”. “Questa non è demagogia – incalza il leader degli industriali – Stiamo parlando di numeri grossi. La Regione agisca come farebbero imprese e famiglie quando hanno un debito”. Quindi l’affondo finale: “Che qualcuno cominci a indagare per scoprire perché e come si sono spesi i soldi pubblici già previsti e destinati a pagare i fornitori”.

Solo venerdì scorso, Montante si era fatto sentire esprimendo l’allarme degli industriali per il rischio default della Regione e manifestando critiche sui “burocrati che commissariano gli assessori” e sulla mancanza di progetti per lo sviluppo della Sicilia. Si era trattato di una sostanziale messa in mora del governo da parte di Confindustria, che aveva posto fine alla luna di miele tra Crocetta e l’associazione degli industriali.


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