PALERMO – La palla è sempre più nelle mani di Leoluca Orlando. Mentre le cronache giudiziarie complicano la vita ai suoi avversari, il sindaco si prepara ad aprire domenica la sua campagna elettorale. Sulla quale pesa ancora l’incognita del rapporto con le altre forze di centrosinistra, quelle che l’altroieri hanno deciso a livello regionale di cercare un’intesa col Professore, se questa sarà possibile.
I primi paletti sono stati però piantati da Orlando nel corso dell’incontro romano di ieri con i vertici nazionali del Pd. Orlando e i suoi hanno posto un veto su liste di Ncd e Centristi. Sì al campo largo, insomma, ma no a storie marcatamente di centrodestra. Non si è parlato, ma le posizioni degli orlandiani restano immutate, del problema simboli di partito.
Insomma, è già una mezza sconfessione per il sindaco che si è caratterizzato come l’anti-partiti chiudere un accordo col Pd. Sarebbe davvero troppo per Orlando diventare il candidato di Angelino Alfano. Certo, al sindaco uscente l’appoggio di tutto il centrosinistra potrebbe portare in dote un pacchetto di consensi utili per cercare l’impresa della vittoria al primo turno, quando l’asticella per restare a Palazzo delle Aquile sarà del 40 per cento. Ma per incassare quel sostegno, il prezzo in termini di coerenza politica ci sarà comunque. Difficile spiegare ai palermitani cosa terrebbe insieme la storia di Orlando da quella del Nuovo centrodestra (“come potremmo fare campagna elettorale con Simona Vicari o Marianna Caronia?”, dicono dalle parti del Professore), o come tutto il male possibile detto da Orlando al Pd locale si possa spazzare via come polvere sotto al tappeto. Tanto che Orlando sta sistematicamente evitando il contatto con il Pd palermitano, intavolando il confronto a livello romano. Uno smacco non da poco per il partito siciliano.
L’esito della trattativa tra Orlando e i partiti è tutt’altro che scontato. Tanto che nella riunione dell’altroieri gli alleati hanno preso in considerazione il piano B di una candidatura autonoma se alla fine il matrimonio d’interesse col sindaco dovesse saltare. A quel punto potrebbe scattare il pressing su Davide Faraone, visto che nel Pd più d’uno vuole addossare ai renziani, che hanno gestito in questi anni la segreteria provinciale, l’insuccesso dell’operazione Orlando. Uno dei possibili punti di incontro potrebbe trovarsi se alla fine il Pd presentasse una lista collegata a Orlando con un richiamo riconoscibile al proprio simbolo che ospitasse degli esponenti centristi. Non ci dovrebbero essere invece problemi per la lista di Sicilia futura, che con Orlando avrebbe già un’intesa di massima. La trattativa, insomma, si annuncia ancora lunga e complicata.

