CATANIA – E’ bastato un volo andata e ritorno Catania – Parigi per “ingoiare” il libro di Michele Corradino ‘E’ normale… lo fanno tutti’ edito da Chiarelettere. Il commissario dell’Autorità Nazionale Anticorruzione racconta il malaffare in una chiave che ricorda il grottesco pirandelliano. L’unica differenza è che l’ironia del racconto tragico della realtà nasce dalla lettura di alcune intercettazioni che lasciano veramente “basiti”. In alcuni casi non c’è un filtro o la paura. Si parla, si commenta, si “smazzetta” il contante con una “normalità” inquietante. Il libro porta quasi a “banalizzare il fenomeno corruttivo”: il punto di partenza è proprio il titolo. Corradino spiega infatti che “il titolo è un pezzo di intercettazione. Sono due giovani che parlano”. La ragazza ha bisogno di un computer e chiama il fidanzato spiegandogli la sua esigenza. La soluzione è a portata di mano: “Te lo porto dall’ufficio, me lo faccio dare da una ditta che lavora da noi” – le dice, ma la ragazza “che ha un barlume di legalità” lo rimprovera: “Ma così tu rubi così”. Ed è a quel punto che arriva il commento: “Ma è normale… lo fanno tutti”. “E in questa normalità del malaffare – commenta il magistrato – sono molti quelli che parlano al telefono come se fosse un fatto assolutamente regolare e vengono fuori delle intercettazioni che sono veramente divertenti”.
E gli esempi sono veramente tanti. Corradino ne elenca alcuni contenuti nel libro. C’è il padre che spiega la “morale della corruzione” al figlio e il “perché è giusto farsi corrompere”. Un padre che “ha una visione del merito tutta rovesciata: più favori faccio, più soldi guadagno”. Un altro papà, invece, spiega come farsi corrompere: “tu entri in una stanza e cerchi di capire se ci sono microspie (“è divertente perché lui nel frattempo è intercettato” – racconta Corradino) e quando ti chiedono quanto? Tu devi dire 150”. Il figlio poi preoccupato lo richiama, e il padre alla fine in tono consolatorio afferma che “tanto finiremo in galera tutti e due”. Ma c’è anche il figlio che spiega al padre come riciclare il denaro. La moglie che “smazzetta” insieme al marito la tangente. E si arriva anche al paradosso: “La madre che consola il figlio perché non è bravo quanto il padre (nel malaffare, ndr)”.
In questo viaggio attraverso le intercettazioni, tutte anonime perché l’obiettivo non è raccontare “quello o quell’altro fatto ma spiegare il fenomeno”, Corradino accompagna il lettore alla scoperta dei vari volti della corruzione, che non è più (solo) quella conosciuta con il mega scandalo “tangentopoli”. Non solo mazzette, “anche se quelle ci sono sempre – ammette il commissario Anac – e il giro di denaro continua ad essere mostruoso. Ma la corruzione si è trasformata e assistiamo a una sorta di smaterializzazione della tangente”. Per comprendere meglio il fenomeno Corradino cita l’intercettazione di una persona che sta guardando la tv e commenta un servizio sull’arresto di un uomo con le mani in fallo. “Guarda questi poveracci lavorano ancora con le mazzette” – afferma quasi ridendo. Perché l’imprenditore in questione “aveva ideato un sistema molto più sofisticato per ottenere benefici”- spiega.
Le strade sono diverse: dalle partecipazioni azionarie che vengono fatte gonfiare sul mercato fino a consulenze e posti di lavoro. “Si nota questo processo di smaterializzazione della tangente e della corruzione” – spiega . E oltre a questo anche uno ‘stipendificio’ della corruzione. Perché nel libro paga degli imprenditori ci sono funzionari e politici che “sono remunerati non perché fanno qualcosa – afferma Corradino – ma perché siano a disposizione quando servono, il loro compito non è quello di fare dell’illecito nell’immediato ma quello di mettere in contatto l’imprenditore con chi dovrà realizzare l’attività illecita”. Un esempio su tutti: un imprenditore paga 200 mila euro al dirigente (quindi la vera tangente) e da 10 mila euro all’intermediario che è stipendiato ogni mese. “Una sorta di premio di produzione” – dice il magistrato catanese, e non è finita perché “quando questo va in pensione continuano a pagarlo e gli danno anche la liquidazione”. Una sorta di “welfare del malaffare”. E visto che lo stipendio è garantito ogni mese, i politici sono completamente “asserviti al malaffare”. In un’ordinanza un magistrato scrive che gli imprenditori “trattano i politici come l’ultimo dei dipendenti”. Anzi li maltrattano. “In una intercettazione – afferma il commissario Anac – la segretaria di un imprenditore chiama il politico importante chiedendogli dove si trovava, il politico risponde e a quel punto arriva l’ordine: alza il culo e vieni qua”. Il politico si precipita in azienda ma viene lasciato in anticamera per due ore”. E in questi subfenomeni della corruzione emerge la figura del facilitatore che “aiuta nei rapporti”. “Ce n’è uno – racconta Corradino – che si chiama San Salvatore perché riesce a fare tutto”.
Un libro che fa sorridere amaramente, dunque. Ma lo stile non è stato scelto a caso perché “l’obiettivo – spiega il magistrato – è quello di parlare ai ragazzi e dire in che modo la corruzione gli ruba il futuro”. E in questo viaggio dentro le varie sfaccettature della corruzione si arriva all’epilogo propositivo. “L’ultima parte del libro è dedicata alle soluzioni. Quello che propongo è il controllo sociale diffuso, non ci può essere un carabinieri per ogni appalto, concessione o gara, allora facciamo che siano i cittadini a controllare e tutto il giornalismo di inchiesta. Per poter lavorare la gente e i giornalisti devono avere i dati, allora serve la trasparenza assoluta della Pubblica Amministrazione, che non deve avere segreti. E seguendo il modello statunitense i dati devono essere non solo pubblici ma pubblicati in rete e deve essere utilizzato lo stesso linguaggio e quindi confrontabili tra loro”.
“E’ normale… lo fanno tutti” sfata un luogo comune. O come lo chiamerebbero in gergo giornalistico una “bufala”. Corradino, infatti, invita i giornalisti a non citare mai quella stima che la “corruzione costa 60 milardi”. “E’ un errore tecnico – spiega – che io nel libro ricostruisco grazie a un’inchiesta giornalistica. Tutto è nato da un errore tecnico fatto dalla Corte dei Conti. Quello che si può misurare non è la corruzione ma la percezione del fenomeno, che però è un dato emozionale ed è influenzata da diversi fattori, come quelli culturali”.
E in conclusione, tornando al grottesco, nel libro si trovano le “geniali trovate” per nascondere i soldi delle tangenti. “Ho raccontato di quello che congelava il denaro e di un altro che ha segato la macchina ed ha messo il denaro dentro il motore” – racconta Corradino. Alla fantasia non c’è mai fine.

