PALERMO – Rischiava dodici anni di carcere, il Tribunale gliene ha inflitti tre. A Vincenzo Artale sono state riconosciute le attenuanti generiche. Queste le altre pene decise a Trapani: dieci anni e due mesi a Mariano Saracino, otto anni e sei mesi a Martino Badalucco, otto anni a Vito Badalucco. Per loro, così come per Artale, ha retto l’accusa di estorsione, ma non di associazione mafiosa.
Il processo nasceva dal blitz “Cemento del Golfo”. Artale, che in passato era stato presidente di un’associazione anti racket si sarebbe messo in affari con i boss di Castellammare del Golfo. E così quando il rappresentante dell’impresa a cui erano andati a imporre il pizzo chiese aiuto ad Artale questi gli promise che lo avrebbe messo in contatto con i carabinieri di Alcamo. Nulla di ciò avvenne. Non poteva avvenire, secondo l’accusa, visti gli interessi di Artale divenuto l’imprenditore di riferimento per il boss Mariano Saracino.
Artale, difeso dagli avvocati Nino Caleca e Roberto Mangano, alla luce della condanna mite non tornerà in carcere visto che ha trascorso tre anni di carcerazione preventiva.
Il collegio presieduto da Daniela Troja ha riconosciuto il risarcimento danni alle parti civili: Associazione Castello Libero Onlus, Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese, Comune di Castellammare del Golfo, Centro studi Pio La Torre, Sicindustria, Associazione Libero Futuro di Palermo e Parisi Vito srl.

