Riceviamo e pubblichiamo una lettera del deputato del Pd all’Ars, Dario Safina, che risponde all’intervista rilasciata da Ismaele La Vardera sul nostro quotidiano.
“Ho letto l’intervista di La Vardera. Lo dico senza girarci attorno. Le sue parole offendono la comunità politica del Partito democratico siciliano. Giovani, anziani, militanti, iscritti e iscritte che si sono impegnati con tutte le forze anche a queste ultime elezioni amministrative, per sostenere i candidati e le candidate della coalizione di centrosinistra. E che non meritano queste prevaricazioni insopportabili, con toni e modalità così scomposte”.
Safina: “Da La Vardera toni inaccettabili”
Safina poi prosegue: “Dopo tanti anni di impegno politico a tutti i livelli, mai mi sarei immaginato di ascoltare un leader di un neonato movimento, chiedere le dimissioni del leader del principale partito di opposizione. I toni sono inaccettabili. Il metodo è inaccettabile. La tempistica è inaccettabile”.
“La politica è ascolto e non insulti”
“La politica è fatta di confronto, di ascolto e non di insulti con toni da curva sudamericana. E soprattutto, il Pd, a tutti i livelli, ha sempre mostrato rispetto per tutti i partiti in ossequio al dettato costituzionale – ancora Safina -. E non si è mai permesso di entrare nelle loro dinamiche interne, anche quando queste hanno prodotto disagi alla coalizione. È, anche questa, una questione di metodo. E direi anche di cultura politica. E soprattutto di stile”.
“Nel merito, l’analisi proposta da La Vardera non la ritengo completamente condivisibile, soprattutto quando prova a mettere sullo stesso piano esperienze politiche e amministrative che, a mio avviso, hanno origini, caratteristiche e risultati profondamente differenti. C’è una differenza sostanziale tra il percorso politico che ha portato alla vittoria di Marsala e le letture che, in questi giorni, vengono proposte”.
L’analisi sul ‘modello Marsala’
“Il cosiddetto ‘modello Marsala’ non nasce dalla semplice sommatoria di simboli, partiti o sigle – spiega Safina -. Nasce da un percorso lungo, paziente e coerente che affonda le proprie radici in un’esperienza civica autentica, costruita nel tempo attorno a una personalità che oggi guida la città come sindaco e che aveva già dimostrato capacità amministrative e visione politica”.
“Da quella esperienza si è sviluppato un progetto più ampio. Un progetto che ha avuto la capacità di aggregare il centrosinistra, le forze civiche, le sensibilità moderate, autonomiste e liberali attorno a un programma condiviso – prosegue il deputato dem -. Non attorno alle ambizioni personali di qualcuno, ma attorno a un’idea di città. È questa la vera chiave di lettura del risultato marsalese”.
“Dentro quella coalizione hanno trovato spazio culture politiche differenti, provenienze diverse, percorsi anche lontani tra loro – aggiunge -. È stato possibile perché tutti hanno accettato di mettere al centro il progetto e non il proprio interesse particolare. Alcune forze politiche hanno scelto legittimamente di non partecipare. Tra queste anche il movimento guidato da Ismaele La Vardera, che pure era stato coinvolto e sollecitato. Una scelta che rispetto, ma che non cambia la natura del progetto costruito a Marsala he ha portato la coalizione a superare il 50% dei consensi, affermandola come maggioranza politica e sociale della città”.
Il fenomeno Agrigento
Safina poi continua: “C’è una differenza con il successo, significativo, ottenuto dal campo progressista ad Agrigento, da sempre roccaforte del centrodestra. Tuttavia ad Agrigento il centrodestra continua a mantenere un radicamento elettorale molto forte. Alla luce dei risultati, significativi, ottenuti alle ultime amministrative, se vogliamo vincere alle regionali, dobbiamo quindi applicare la lezione appresa. Le coalizioni funzionano quando si fondano sulla pari dignità delle forze che ne fanno parte e sulla condivisione di un progetto. Non esistono perni assoluti, né forze che possano considerarsi proprietarie di una coalizione. Esistono idee, programmi e obiettivi comuni. Considero profondamente sbagliato, quindi, immaginare che qualcuno possa entrare nel dibattito interno di un altro partito dettandone le scelte organizzative o addirittura indicando chi debba guidarlo. Le alleanze si costruiscono sul rispetto reciproco e sul riconoscimento delle autonomie politiche di ciascuno”.
Safina: “No alle imposizioni sulla vita interna del Pd”
La lettera del deputato del Pd in risposta alle dichiarazioni di La Vardera poi prosegue: “Il Partito democratico, in questi anni, ha dimostrato di saper valorizzare il pluralismo delle proprie sensibilità interne e di continuare a rappresentare un punto di riferimento fondamentale per la costruzione di una proposta alternativa alle destre. È naturale che al suo interno convivano opinioni differenti. Fa parte della sua storia e della sua identità. Ma nessuno può pensare di costruire un’alleanza imponendo condizioni sulla vita interna di un’altra forza politica”.
“Allo stesso tempo, chi vuole davvero costruire un campo largo e competitivo deve accettare una condizione essenziale: la chiarezza. Le coalizioni non possono vivere di ambiguità. Non devono esserci doppiezze – evidenzia il deputato trapanese -. Non devono esserci tatticismi”.
“Le scelte di campo devono essere nette e riconoscibili – conclude -. Se si vuole costruire un’alternativa credibile alla destra, bisogna assumersi fino in fondo la responsabilità di stare dentro quel progetto. Diversamente si rischia di alimentare soltanto operazioni di convenienza, destinate a consumarsi nel breve periodo. La Vardera lo ha fatto e gliene va dato atto ma la chiarezza deve valere per tutti. Non può essere richiesta soltanto ad alcuni e negata da altri. Perché quando prevalgono le ambiguità, la politica smette di essere costruzione di futuro e diventa semplice tattica. È questa la sfida che abbiamo davanti. Ed è questa la strada che, a mio avviso, vale la pena percorrere”.

