Datagate, la "talpa" |è un ex agente Cia - Live Sicilia

Datagate, la “talpa” |è un ex agente Cia

Si chiama Edward Snowden ed è un ex tecnico della Cia: la talpa della più grande fuga di notizie sull'intelligence Usa adesso è un contractor difesa privato ed è volato ad Hong Kong

Lo rivela il Guardian
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WASHINGTON –  La “talpa” della più grande fuga di notizia sull’intelligence Usa è un giovane ex tecnico della Cia. A svelare la sua identità è il Guardian: si chiama Edward Snowden e oggi lavora in un contractor privato del settore difesa, la Booz Allen Hamilton. “Non ho avuto nessuna intenzione di nascondere la mia identità perché so che non ho fatto nulla di male”, ha dichiaro Snowden spiegando: “Non voglio vivere in una società che fa questo tipo di cose”.

“Avevo una vita comoda: ragazza, lavoro e carriera. Ma ho deciso di sacrificare tutto perché non avevo la coscienza a posto nel permettere che il governo Usa distruggesse ogni privacy, libertà della rete, e diritti fondamentali delle persone in tutto il mondo”, continua Snowden da una camera d’albergo di Hong Kong. “Ho scelto questo Paese perché ha un forte impegno a favore della libertà di parola e a tutela del dissenso politico” e perché lui stesso crede che sia uno dei pochi luoghi al mondo che potrebbe e dovrebbe resistere ai dettami del governo americano.

Edward Snowden adesso spera di ottenere asilo politico in qualche paese del mondo con l’Islanda “in cima alla lista”. Nell’intervista rilasciata al Guardian, la talpa spiega che: “L’unica cosa di cui ho veramente paura e aver fatto male ai miei familiari, di cui molti lavorano per il governo, ora che non mi possono più aiutare. Questa – ha detto con le lacrime agli occhi – è una cosa che non mi fa dormire la notte”.

Edward Snowden ha raccolto e copiato il materiale, poi diffuso sui media, 20 giorni fa dal suo ufficio della Nsa alle Hawaii. Quindi ha avvertito il suo capo che sarebbe stato fuori per un paio di settimane per ricevere una cura contro l’epilessia, di cui soffriva da tempo. Ha salutato la sua ragazza dicendole che sarebbe stata fuori per un po’, “una cosa non inusuale per chi ha lavorato da 10 anni nell’intelligence”. Poi il 20 maggio s’é imbarcato, insieme alla sua borsa piena di segreti, su un volo per Hong Kong, dove è rimasto sino ad ora.  “Da tre settimane sono rinchiuso in albergo. Ho cambiato stanza tre volte per paura di essere spiato. Mi sono messo una grande cappuccio rosso in testa quando entravo con la mia password nel mio computer per non essere intercettato da qualsiasi telecamera interna alla rete”. Sapeva di essere nel mirino della Nsa, la più imponente organizzazione di intelligence al mondo. Del resto, racconta il giornale, la Nsa da quando lui è partito ha già fatto visita due volte alla sua casa alle Hawaii, non spiegandosi l’assenza al lavoro, ma senza sospettare che avesse un nesso con la fuga di notizie.


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