CALTAGIRONE (CATANIA) – “Non si può andare in paradiso a dispetto dei santi. Ci saranno sempre influenze negative che impediranno il raggiungimento del risultato. Nessuno pensi di diventare il presidente della Regione siciliana facendo il solista e senza condividere con gli altri le idee. Da soli non si va da nessuna parte. Io non andrò più da solo. Non ho bisogno di candidarmi alla presidenza per diventare parlamentare”. Lo ha dichiarato Cateno DeLuca leader di Sud chiama Nord, partecipando all’iniziativa denominata “Liberi e Forti” al Cine-teatro Politeama di Caltagirone e organizzata dal Centro studi “Ti Amo Sicilia”.
“I Cinquestelle – ha aggiunto De Luca – si sono dovuti alleare. Da soli non si va da nessuna parte. Nel 2022 è stata imposta la separazione da De Luca. Il governo di liberazione della Sicilia vuole lanciare un messaggio: c’è chi fa politica per professione, c’è chi fa politica per missione”.
“La maggior parte di coloro che ho fatto diventare qualcuno è stata la prima a pugnalarmi. Dove ho amministrato mi sono preso gli sputi per il cambiamento ma ho formato dei giovani che stanno producendo risultati. Ho fatto una scelta di vita: usare le mie competenze per formare i giovani. Lavoro per le future generazioni. Il politico pensa al benessere del suo partito. Lo statista pensa la bene del Paese”.
“Sono grato al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che ha manifestato la sua amicizia. Ciò che il governo è riuscito a fare è avvenuto grazie alla sintesi tra i partiti in Aula. Galvagno è stato il migliore mediatore delle ultime quattro legislature”.
“Non farò il solista, voglio cambiare la Sicilia”
“Ho attraversato la palude e non ho preso la malaria, ma è nato il governo di liberazione che libera la Sicilia dal pizzo legalizzato della politica. Il nostro è un progetto di campo con una scelta ben precisa a sostegno di un governo Autonomista. Un sondaggio in Sicilia dà 10% e allo 0,9 nazionale. Siamo una forza politica che va tenuta in debita considerazione, qualcuno in Sicilia potrebbe farsi male. Da solista salirei con 6-7 deputati regionali, ma senza cambiare la Sicilia e avremmo perso un’altra occasione per cambiarla. Io non lo voglio fare più il solita, voglio cambiare la Sicilia. No ai qualunquisti e ai Savonarola. Io voglio fare l’architetto della Sicilia. Per questo abbiamo avviato il progetto del governo di liberazione per una Sicilia autonomista e civica. No agli ascari romani. Votiamo prima in Sicilia delle politiche. Vorrei vedere i 36 colleghi a dimettirsi. Io sono pronto”.
“Io ci sono per cambiare la Sicilia, ma a sostenere un governo e un governatore che non vuole cambiare, Preferisco essere comprimario tra presidenza e cambiamento scelgo il cambiamento. Dobbiamo liberarci dalla sindrome dei solisti. Io l’ho fatto, ma adesso il contesto è cambiato. Il centrodestra avrebbe potuto candidare il gatto, sarebbe stato eletto. A luglio del 2022 – ha raccontato De Luca – ho rifiutato incontro con Silvio Berlusconi organizzato da Miccicchè”. “Se dovessi fare il solista – aggiunge – agevolerei ancora il centrodestra, ma devono scegliere un candidato all’altezza. Campo largo? Mi sembra più un campo minato, con certa sinistra che si ritiene pura e non vuole ‘appestati’ come me. Sono pronto a scommettere che non prenderò meno del 15%. Noi abbiamo vinto tutte le performance politiche”.
Il leader di Sud chiama Nord ha anche parlato della road map del suo ‘governo di liberazione’: “Il 18 marzo presentazione degli uomini e delle donne del gioverno di liberazione, il 1 luglio a Palermo la costituzione dell’intergruppo Liberi e forti all’Ars e il 18 gennaio a Caltagirone il contratto di programma del governo e il candidato a presidente della Regione”.
“Schifani ha chiesto ai leaderdi evitare nostro evento”
“Mi risulta che Renato Schifani abbia chiamato tutti i leader del centrodestra in Sicilia dicendo loro che sarebbe stata non gradita la loro presenza alla nostra iniziativa. Così si creano muri. Come potrei supportare una sua ricandidatura se il centrodestra dovesse ritenere di avere bisogno di me?”. Ha detto De Luca durante l’ultima giornata di eventi a Caltagirone.
“In Sicilia è mancato il metodo e il fallimento è ascrivibile a tutti in Parlamento. Io all’Ars? Non mi interessa, ho già maturato la pensione… Farò altro – ha aggiunto – ho tante cose da fuori fuori dall’Aula”.

