PALERMO – “Le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”. È l’allarme lanciato dal procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, intervenendo nel corso di un incontro ai Cantieri culturali della Zisa.
“Noi paghiamo il fatto che le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato – ha affermato –. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è in un altro carcere”.
De Lucia ha quindi richiamato le principali criticità del sistema penitenziario italiano, soffermandosi sul sovraffollamento e sulle condizioni della popolazione detenuta.
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“La situazione carceraria italiana è complicata – ha detto –. Vi è una quantità di persone superiore rispetto a quella che potrebbe contenere una struttura penitenziaria, non abbiamo un adeguato sistema di assistenza ai condannati e molti sono tossicodipendenti e non dovrebbero stare in carcere”.
Il procuratore ha concluso con un’ulteriore riflessione sul ruolo della criminalità organizzata all’interno degli istituti di pena: “Le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere. Il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.




