"Denuncio perché amo"

“Denuncio perché amo”

Stefania Petyx
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4 min di lettura

“In fondo le mie denunce sono un gesto d’amore nei confronti della mia città. Palermo deve vergognarsi un po’ per poter migliorare”. Parola di Stefania Petyx, palermitana doc, che continua il suo viaggio tra le brutture della città tutto porto, alla ricerca di quella bellezza che ricorda e che vorrebbe incontrare di nuovo.

Partiamo dalla base, tu sei palermitana, giusto?
“Palermitana di nascita, esatto. Speriamo non di morte!”.

Raccontami il ricordo più bello che hai della tua città.
“Sicuramente l’apertura del teatro Massimo. Ero stata invitata da un altro invitato, è una storia lunga. Insomma, fatto sta che mi sono sentita Cenerentola, c’era pure il red carpet, insomma… una serata magica. Io all’inizio non è che avessi proprio capito la portata storica dell’evento. Poi hanno suonato il Va’ Pensiero, ho visto l’emozione negli occhi degli altri e di riflesso mi sono emozionata anch’io. Quella serata è stato un concentrato di emozioni incredibile”.

Completa la frase: amo Palermo perché…
“Amo Palermo perché è sempre capace di sorprendermi”.

Qual è il ricordo peggiore che hai della tua città?
“Il presente è il ricordo peggiore che ho della mia città. Questo degrado assoluto a cui si assiste. Ormai quando scendo da casa canto buon compleanno al cumulo di munnizza davanti il mio portone. C’è una lattina, a cui sono particolarmente affezionata. È una lattina di Chinotto, sta lì da… non saprei neanche dirti da quanto tempo. Piango il giorno in cui la porteranno via.

Davvero?
“Sì, seriamente, io comincio a pensare a una task force tra il porto, l’aeroporto e la stazione, per rimandare indietro i turisti. Davvero, gli darei un buono, gli direi tornate un’altra volta a spese nostre, non è il caso che voi visitiate la città proprio adesso che è ridotta in questo stato. Poco tempo fa mi è capitato di assistere a una scena, e non sai quanto avrei voluto non conoscere le lingue. Una guida turistica accompagnava una dozzina di visitatori e, passando davanti un cumulo di rifiuti, li ha indicati definendoli una ‘tipica discarica palermitana’. Sono corsa via, mortificata”.

A proposito dei lati meno piacevoli di Palermo, quando denunci il malaffare, in te prevale la gioia per avere fatto bene il tuo lavoro o la mortificazione, da palermitana, per aver raccontato il degrado?
“Allora, bisogna distinguere. Certo, se io trovo la magagna del politico, quella va denunciata senza se e senza ma. Ma davanti a certe brutture che mi trovo a raccontare, ammetto che a volte avrei voglia di non mandarle in onda, perché in effetti sono davvero troppo. Poi non lo faccio, è chiaro. Anzi, in fondo queste denunce sono un gesto d’amore nei confronti della mia città. Palermo deve vergognarsi un po’ per poter migliorare. Sai cosa notavo l’altro giorno stando davanti al computer? Il servizio di Street view di Google ritrae Palermo piena di cumuli di spazzatura. In quale altra città succede questa cosa?”.

Quando è iniziato, secondo Stefania Petyx, il declino di Palermo?
“Ma, io non ricordo mai una fase di non declino. Quando c’era Orlando in fondo ero ancora una pischella. In fondo la differenza sta soltanto nel fatto che prima si trattava soltanto di declino, da due anni a questa parte si chiama baratro. Poi, per carità, Palermo non è soltanto schiaffi e delusioni, ma le cose belle ormai non riescono più a compensare le brutte”.

Cosa ti manca di più quando sei lontana?
“L’aria di mare. Ho vissuto a Milano, Parigi, Buenos Aires. Posti meravigliosi, niente da dire. Ma mi mancava sempre qualcosa, arrivava sempre il momento in cui calava la tristezza. Poi ho capito di cosa si trattava: era l’aria di mare. Pensa che quando stavo a Buenos Aires, per sopperire andavo a passare un po’ di tempo davanti il porto”.

Cosa non riesci a tollerare quando, invece, a Palermo ci vivi?
“La maleducazione della gente. C’è un esempio, su tutti, che mi torna in mente: al semaforo, io sto dietro la linea bianca, questa illustre sconosciuta ai palermitani. Perché i turisti, o gli autoctoni, devono fare lo slalom tra le macchine e i motorini per attraversare? Ma i palermitani proprio non la vedono, la linea bianca è l’emblema del non rispetto delle regole”.

Cambierà?
“Sì, a ‘carcagnate’. No davvero, a parte gli scherzi, Palermo devi multarla per farla cambiare. Ma non per tre giorni e basta. Solo che i trecento vigili urbani che ci sono in giro per la città non bastano. Anche quando non se ne stanno al bar”.


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