Diario del terremoto

Diario del terremoto

Cronaca personale di una giornata particolare. E voi? Come avete vissuto il giorno del terremoto? Raccontatelo qui, o scrivendo a redazione@livesicilia.it. I racconti più gustosi saranno pubblicati domani.
Cronaca di un giorno particolare
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3 min di lettura

8.20 e qualcosa di venerdì 13 aprile. Prima un colpo di vento al finestrone. Poi i piatti della nonna che cominciano a tremolare in cucina. Un tintinnio chiaro ed inequivocabile. Ci sarà un motivo se il servizio buono – che dorme dietro uno sportello della credenza – ha deciso improvvisamente di svegliarsi dal sonno di anni. Era talmente fermo che non ti ricordavi nemmeno della sua esistenza. La conclusione è inequivocabile. Non era un colpo di vento. E’ stato proprio il terremoto.

8.22. Interrogazione brevissima. Ma che cos’è un terremoto? E’ qualcosa che somiglia vagamente a un colpo di vento fortissimo?

8.24. Scatta la fase operativa. L’adrenalina ti impone un repentino cambio di uniforme. Via il sotto del pigiama, per indossare i pantaloni da combattimento. Via le pantofole, ecco le scarpe. Alle scarpe realizzi che forse il peggio potrebbe essere passato e che non c’è bisogno di affrettarsi. Un’occhiata allo specchio. Sei vestito come un sopravvissuto per avventura a una catastrofe nucleare. O come un avventore del bar di Guerre stellari.  O come uno che è dovuto scappare perché c’è stato il terremoto. O come uno che voleva scappare, ma ha cambiato idea. Appunto.

9.21. Dopo un’ora circa di coma vigile, è il momento delle rimembranze. Ti vengono in mente le scene dell’altro terremoto, quando ti sei spaventato davvero. Chissà perché un terremoto porta con sé sempre frammenti del precedente, come se fosse tutto un unico evento interrotto da stati di apparente normalità. E che è successo la volta scorsa?

9.22. E’ successo questo. Era di notte. Eri immerso in uno strano sogno. Il vicino di casa dava una festa. La musica suonava talmente forte che le pareti della tua stanza tremavano. Ti sei svegliato di soprassalto e le pareti tremavano davvero. Ma eri ancora immerso nel sogno e non hai afferrato la differenza. Perciò hai urlato come un forsennato: “La vogliamo abbassare la radioooooo!”. I parenti accorsi intorno al letto ti hanno fissato, con una punta di perplessità.

9.23. L’altra volta (sì, era di notte) sei sgusciato fuori dal letto come un kamikaze (anzi due. Taccuino: mettersi a dieta) per scendere in strada ad attendere chissà che cosa, tra gente che annunciava la fine del mondo e inquilini che avevano l’aria di divertirsi un mondo. Mentre albeggiava, hai sussurrato: “Vabbè, risaliamo”. Si è fatto avanti un vecchietto indignatissimo e ha chiesto a bruciapelo: “Lei c’era nno Belice”. “No”. “Ora ci cuntu na cuosa. Nno Belice, ci fu la prima scossa. Scapparu. Poi unu come lei rissi: rientriamo. Sono rientrati. Seconda scossa. Mureru tutti vistuti!”. Nel dubbio sei rimasto fermo dove sei. Impalato.  Di sale.

10.40 di venerdì 13 aprile. Rientri nel presente. Hai dato una parvenza di normalità alla giornata. Ora attraversi la città, col finestrino tappato, ascoltando la sinfonia fantastica di Berlioz (è consigliabile il secondo movimento). Palermo, lì fuori, è l’eterna ammucchiata cacofonica e maleodorante. Pensi che non ci può nemmeno il terremoto. Figuriamoci un sindaco.

10.45. Se sei un giornalista, sei già arrivato in redazione per organizzare il lavoro, scansando caos e “ciaffico”. Dilemma amletico: mangiare o non mangiare un’arancina per riaversi dallo choc? Con i terremoti non si sa mai come va a finire. Potrebbe essere l’ultima arancina al burro della tua vita. La dieta capirà.

11.00. I lettori di Livesicilia hanno fatto prima di te. Mentre ti affanni a spiegare le circostanze, loro hanno già scritto commenti indimenticabili sul terremoto. Riflessione a margine: Livesicilia non è solo un giornale, è una comunità di persone che parlano e ascoltano.

11-18. Lavoro.

21. Riemergi dalla giornata come da una nube accecante. Realizzi il contesto. Ti trovi a una festa di compleanno. Non sai come ci sei arrivato.

21.13. Si parla del terremoto, tra i tavoli, con ironia e distacco. Però in fondo alle pupille di tutti, dietro la messinscena, cogli il terrore che possa succedere ancora. Il cameriere ci mette il carico: “Per stanotte è previsto il ciclone Monica” . La torta è a forma di Bertolaso.

4.47 di sabato 14 aprile. Non puoi dormire. Le finestre sobbalzano. Sarà Monica, il ciclone? Sarà peggio? Aspetti l’alba con la solita domanda: come si capisce la differenza tra un fortissimo colpo di vento e un terremoto? Le scarpe ti guardano.


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