Disabili, a chi vanno i soldi | L'Aias e il mondo dell'assistenza

Disabili, a chi vanno i soldi | L’Aias e il mondo dell’assistenza

Che cos'è l’Associazione italiana assistenza agli spastici.

Corte dei Conti
di
2 min di lettura

PALERMO – L’Associazione italiana assistenza agli spastici di Palermo sarebbe stata utilizzata da Giorgio Di Rosa come fonte di liquidità: è quanto ha stabilito la Corte dei conti in una sentenza con cui ha condannato l’ex presidente dell’Aias al risarcimento di più di mezzo milione di euro. La somma dovrà essere restituita all’Asp di Palermo, perché l’Associazione ha operato in regime di convenzione con l’azienda sanitaria pubblica. Ma cosa è l’Aias, e perché riceve finanziamenti pubblici?

Nata a Roma nel 1954, l’Aias apre una sezione palermitana nel 1971 per, si legge nel sito ufficiale dell’associazione, “creare sul territorio di Palermo e provincia una risorsa idonea a rispondere alle esigenze legate al mondo dell’handicap”. A questo scopo l’organizzazione senza scopo di lucro offre “trattamenti abilitativi a circa settecento persone disabili attraverso sei Centri che operano in regime residenziale, semiresidenziale e ambulatoriale”. L’Aias gestisce inoltre “un servizio domiciliare nei comuni di Palermo, Villabate, Bagheria, Casteldaccia, Ficarazzi, S. Flavia, Altavilla Milicia”.

L’Associazione, presieduta da Di Rosa dal 1999, è un’organizzazione senza scopo di lucro. Questo vuol dire che, per legge, può svolgere solo attività di assistenza sociale o altri servizi su base volontaria, e solo attività che riguardano il proprio ambito, stabilito nello statuto. Inoltre, una onlus e i suoi volontari non possono lavorare per ottenere dei profitti: l’unico compenso che si può ricevere è un rimborso spese, e tutti gli utili e gli avanzi di gestione devono essere reinvestiti nella stessa attività della onlus o in settori collegati.

L’Aias palermitana ha stipulato nel 2006 una convenzione con l’Asp di Palermo, per offrire prestazioni sanitarie nei propri centri di seminternato e negli ambulatori. Le convenzioni sono frequenti in ambito sanitario, e vengono stipulate quando l’Asp, non avendo strumenti propri per offrire determinate prestazioni, le affida a enti privati o di volontariato. Succede, ad esempio, con alcuni centri di eccellenza per la cura di patologie gravi, che vengono pagati dalla Regione, attraverso l’assessorato alla Salute e le Asp, per erogare servizi e cure che non è possibile assicurare attraverso il Servizio sanitario nazionale.

Per questo l’Aias ha ricevuto, dal 2008 al 2012, una media di quattro milioni e cinquecentomila euro all’anno di finanziamenti pubblici per svolgere servizi di assistenza e cura di persone disabili. Di fatto, la principale fonte di finanziamento dell’Aias era il denaro pubblico, dato che le quote associative individuali, altra fonte di finanziamento, ammontavano a poco più di duemila euro all’anno. I servizi dell’Aias, sottolinea la Corte dei conti nella sua sentenza, erano resi regolarmente, ovvero le prestazioni pagate dall’Asp venivano effettivamente svolte. Il punto contestato dai giudici all’ex presidente Di Rosa, ora sostituito da un commissario, è l’impiego di alcune somme dell’Aias per scopi personali. Queste somme, scrivono i giudici, erano derivanti “sicuramente da avanzi di gestione che l’onlus aveva l’obbligo di reinvestire nello svolgimento delle attività istituzionali”.

 

 

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI