PALERMO- Difficile è la vita delle persone disabili, alle prese con un corpo indisponibile da maneggiare con pazienza e coraggio.
Tremenda è la vita dei disabili palermitani e siciliani: non c’è solo il corpo con la sua resa. Alla sofferenza si aggiunge l’indifferenza. La ruota sul passaggio esclusivo. La macchina che non permette il transito. Il parcheggio occupato dal normodotato di turno che sbuffa, perché è stato disturbato nel rito quotidiano del caffè. E ancora: i ragazzi col teorico diritto allo studio che coincide con l’eroismo delle famiglie.
La notizia, di qualche giorno fa, è stata assorbita con noncurante naturalezza. Circa quattrocento studenti disabili delle scuole superiori palermitane sono, in buona parte, rimasti a casa, fin qui. Dal trasporto, all’igiene, alla comunicazione: mancano i servizi. Chi ha almeno un genitore che possa accompagnarlo e assisterlo, riesce a frequentare. Gli altri no. La situazione è stata denunciata da Antonio Costanza, presidente dell’Anffas, l’associazione che raccoglie i familiari.
Perché accade? Ognuno ha la sua spiegazione e chiunque può additare un presunto colpevole tra la Città metropolitana, la Regione, i fondi, le procedure farraginose, i ritardi. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni precise dai rappresentanti delle istituzioni – dice adesso Costanza – e speriamo che tutto possa sbloccarsi presto. Sono difficoltà note, perché non si agisce per tempo?”. Dunque, prima o poi, tutto tornerà alla normalità. Ma il punto di fondo rimane. Come mai la disabilità appare a intermittenza sui monitor dell’attenzione generale e scompare per lunghissimi periodi? Perché non è possibile risolvere una questione che si ripete con modalità consuete, sicché non può più definirsi emergenza?
Eppure, veniamo da una stagione sfavillante, di spettacolarizzazione social. La cavalcata dell’eroico Pif a Palazzo d’Orleans, il virulento faccia a faccia con il presidente Crocetta. La sacrosanta battaglia in carrozzina dei fratelli Pellegrino. I proclami e gli annunci. E qualcosa si è pure, onestamente, concluso. Ma poi, i ragazzi disabili rimangono a casa. Ed è una notizia di cui – interessati a parte – poco importa, purtroppo, agli altri.
Forse perché ci sono vicende più cruciali a cui pensare, al momento. Come, per esempio, la campagna elettorale per le regionali con le illusioni del futuro sopra un presente disastroso, con i sorrisi sui manifesti e lo scintillio di promesse mancate. Le marce e la solidarietà in favore di telecamera hanno riempito l’album delle indignazioni a breve termine, ora basta. Così non resta che ricordare e narrare con la rassegnata saggezza dei cantastorie: c’era una volta Pif con Saro…

