Dna, nuova relazione sulla mafia |Le infiltrazioni e l'arresto del boss - Live Sicilia

Dna, nuova relazione sulla mafia |Le infiltrazioni e l’arresto del boss

Francesco Santapaola fuori dall'auto (FOTO ROS, INDAGINE KRONOS)

L'arresto di Francesco Santapaola all'interno dell'operazione Kronos (nella foto) è ritenuto “uno dei momenti più significativi per il contrasto giudiziario alla Cosa Nostra catanese”.

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ROMA – “Le organizzazioni mafiose catanesi, e in particolare Cosa Nostra continuano più che mai ad effettuare investimenti degli enormi profitti derivanti dai traffici criminali in attività economiche solo apparentemente lecite”. La relazione della Direzione nazionale antimafia, presentata stamattina a Roma, dedica un capitolo al condizionamento mafioso dell’economia “tale da depotenziare l’iniziativa imprenditoriale sana e da scoraggiare in misura significativa gli investimenti provenienti da altri territori nazionale o dall’estero”. L’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, forte di collegamenti con il mondo delle istituzioni e della politica, ma anche con la massoneria, è una delle cause della crisi che attanaglia Catania.

I DUE LIVELLI – Esistono due livelli nella mafia etnea, uno che gestisce i rapporti con le istituzioni e tenta di intercettare le risorse pubbliche erogate con gli appalti, l’altro che, invece, controlla i territori gestendo prevalentemente lo spaccio di droga e le estorsioni. Entrambi i livelli sono forti di un vero e proprio esercito, alimentato da un fiume di soldi: nel livello “istituzionale”, la mafia tenta di infiltrarsi attraverso i subappalti, in quello “militare”, migliaia di persone vicine ai vari sodalizi, “lavorano” nella catena di distribuzione delle sostanze stupefacenti.

IL MOMENTO ELETTORALE – Entrambi i livelli si fondono, con la politica, nel momento elettorale: le imprese finanziano la politica, i quartieri portano i voti che spesso sono determinanti nelle competizioni elettorali.

LA MAPPA – La Dna parte dall’arresto di Francesco Santapaola, figlio di Salvatore “Colluccio”, cugino di Benedetto Santapaola, all’interno dell’operazione Kronos e ritenuto “come uno – si legge nella relazione della Dna – dei momenti più significativi per il contrasto giudiziario alla Cosa Nostra catanese”. Il Clan Ercolano – Santapaola mantiene legami con famiglie mafiose anche di altre province, come quella di Lentini, guidata da Sebastiano Nardo e con quella di Caltagirone, retta fino all’aprile del 2016 da Salvatore Seminara, in grado di mantenere rapporti con le famiglie di Agrigento, Palermo e Trapani “nella gestione degli interessi criminali degli imprenditori sotto protezione mafiosa”.

LA NUOVA GEOGRAFIA – Con il vuoto di potere (LINK) creato dall’arresto dei padrini della mafia catanese, è aumentata la tensione tra le cosche, tanto che la Dna sottolinea “con particolare preoccupazione il tentativo di estensione a territori limitrofi posto in essere da alcuni clan”. A inasprire i rapporti di forza all’interno di Cosa nostra c’è anche il vuoto di potere nella provincia di Enna, finita nel mirino delle famiglie mafiose di Caltagirone e di alcune frange del clan Cappello. Contemporaneamente i Cappello e i Laudani hanno tentato l’espansione sulla cosa ionica “dove si era registrata la crisi di alcuni gruppi locali a seguito di operazioni giudiziarie”.

PENTITI ECCELLENTI – I magistrati della Dna puntano l’attenzione sul pentimento di Giuseppe Laudani, nipote del boss Sebastiano, già reggente della famiglia dal 1999 al 2010, “primo ed unico membro della famiglia di sangue ai vertici del clan a compiere la scelta di rinnegare il proprio passato criminale mafioso e passare dalla parte dello Stato, svelando con le sue dichiarazioni i retroscena di quasi vent’anni di vicende mafiose che hanno tristemente caratterizzato la storia criminale di Catania e del suo hinterland”.

FINE PRIMA PARTE


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