Morto il piccolo Domenico a Napoli, la madre: "Non sia dimenticato"

Addio al piccolo Domenico, parla mamma Patrizia: “Non deve essere dimenticato”

Una sequela di errori

NAPOLI – “Mi hanno chiamata stanotte, verso le 4, dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché la macchina, l’Ecmo, stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all’ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina: ed è finita”. Lo ha detto a “Mi Manda Rai Tre” Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico vittima di trapianto fallito che stamattina è deceduto nell’ospedale Monaldi di Napoli dove si trovava ricoverato in coma dallo scorso 23 dicembre nel reparto di terapia intensiva.

Le parole di mamma Patrizia

“Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico, se ne occuperà il mio avvocato: voglio farlo perché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini”, ha detto ancora la mamma del bimbo.

Una vicenda con tanti errori

La vicenda del piccolo Domenico, morto oggi, sabato 21 febbraio a Napoli, è una storia costellata di drammatici errori. Il piccolo è stato trapiantato il 23 dicembre scorso con un cuore danneggiato. Il cuore, espiantato ad un bimbo di 4 anni all’ospedale di Bolzano, è arrivato a Napoli in condizioni inservibili. “Un blocco di ghiaccio”, secondo uno dei testimoni ascoltati nell’audit del Monaldi.

All’arrivo dell’organo in sala operatoria si è scoperto che al momento della predisposizione della borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino anziché utilizzare ghiaccio normale si era utilizzato quello secco. Un composto che, a contatto col cuore da trapiantare, lo aveva danneggiato. Il box utilizzato per il trasporto peraltro non era di quelli di nuova generazione, in grado di segnalare problemi alla temperatura.

Il trapianto è stato effettuato ma l’organo era irreversibilmente compromesso. Perché ci si sia accorti delle condizioni del cuore nuovo solo dopo aver privato Domenico del suo cuore, malato ma funzionante, sarà uno dei punti cruciali da chiarire. Il piccolo da allora è stato sempre in terapia intensiva, tenuto in vita da una macchina, l’Ecmo.

Le indagini

La vicenda è venuta alla ribalta il 7 febbraio scorso con un articolo apparso sul quotidiano “Il Mattino” di Napoli. Subito dopo sono state aperte due inchieste: una dalla Procura e di natura interna amministrativa, disposta dalla stessa azienda ospedaliera napoletana. Al momento sono sei le persone che sono state indagate. I magistrati napoletani vogliono verificare, passo dopo passo, tutta la filiera seguita per accertare se ci siano stati degli errori.

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