Nell’anniversario di via D’Amelio ci concentriamo su figure che tengono alta la bandiera dell’antimafia.
C’è una città che ama Don Corrado, ovvero monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, e in lui si riconosce. Lo segue, sognando il riscatto, nelle sue vibranti orazioni civili, come nel caso dell’ultimo discorso in occasione del Festino. A Palermo, parole del genere non sono mai scontate, né a costo zero.
La città che ama Don Corrado
Riascoltiamole dunque, in parte: “la peste è tornata a Palermo! Ogni anno, durante questo appuntamento, abbiamo riflettuto sui problemi della nostra città. Ma permettetemi di dire che stasera è diverso. Riemergono vecchie ferite di Palermo ma insieme alle nuove. Sono sotto gli occhi di tutti. E chiunque abbia una responsabilità – io per primo – non può girarsi dall’altra parte. Il nostro omaggio alla Santuzza sarebbe vuoto e insulso se davanti a lei, stasera, non ci impegnassimo tutti per una svolta”.
Un memorabile monito che aggiorna una linea coerente e si aggiunge ad altri passaggi analoghi, combinando insieme la riflessione di conio pregiato e l’emozione di un grido. Semplicità e profondità non sono mai separate nelle espressioni di un Pastore che ricambia il suo gregge, singolarmente, avendo a cuore i problemi di tutti.
A nessuno che sia andato a bussare alla sua porta è mai mancato il conforto. Nessuno che avesse bisogno di un abbraccio è stato mai lasciato in anticamera, a struggersi nella sua pena. Per tutti c’è stato uno sguardo, una carezza, una preghiera.

La città che lo considera ‘fuori posto’
C’è una città che considera Don Corrado ‘fuori posto’, anche all’interno della stessa chiesa. Il suo piglio deciso non piace a coloro che vorrebbero nei preti dei semplici erogatori di servizi, alieni alle cose del mondo. Non è gradito a chi pensa che la spiritualità sia un fiore avvizzito sotto una campana di vetro, non una scommessa di impegno quotidiano.
C’è una Palermo che socchiude gli occhi. Il racket? Un problema di altri. La disoccupazione? Una piaga, ma che ci possiamo fare? I diritti calpestati? Si sa come va il mondo… Una città assopita a cui va bene tutto, ma, se tocchi il parroco e lo sposti, pronta a scendere in piazza, contestando l’imputazione morale di sfregio alla consuetudine.
C’è un’altra Palermo che, incredibilmente, pensa che il suo arcivescovo sia ancora ‘fuori posto’, quando si scaglia contro la remigrazione, che lo accusa di essere ‘comunista’. Ma cosa dovrebbe fare un uomo di Chiesa e buonsenso davanti a una sciocchezza del genere?

Le due città
Due città, due Palermo, due mondi lontanissimi. Una sta con l’arcivescovo, con il coraggio e con il ‘fuori posto’ che significa soltanto: non presente negli scaffali della retorica abituale.
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L’altra preferisce i paramenti alla sostanza, l’ipocrisia alla verità, il quieto vivere che tale non è mai. Noi non abbiamo dubbi nel sapere dove stare e nell’indicare la Palermo migliore.
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