PALERMO – Dentro la giunta, e a due passi dall’esecutivo sono iniziate le due guerre di mezza estate. Gli alleati, oltre agli avversari di Rosario Crocetta, hanno “puntato” ciò che resta del cerchio magico del governatore: Antonio Fiumefreddo, assessore in pectore, e Patrizia Monterosso, capo della burocrazia e plenipotenziaria di Palazzo d’Orleans.
Le guerre sono inziate. E già da un po’, a dire il vero. Le prossime settimane potrebbero però esplodere in tutta la loro virulenza politica. Da oltre un anno prende polvere ai piedi dell’ordine del giorno di Sala d’Ercole, la mozione di censura nei confronti del segretario generale della Regione. Un atto di denuncia sottoscritto dai deputati del Movimento cinque stelle e dal parlamentare dell’Mpa Giovanni Greco: chiedono la rimozione della dirigente gravata già allora da una condanna della Corte dei conti per danno all’erario in seguito alla vicenda degli extrabudget nella Formazione professionale. Oltre un milione il risarcimento richiesto a Patrizia Monterosso dai magistrati contabili. Una cifra-choc ribadita nel giudizio d’appello con cui è stato respinto (per vizi di forma, nonostante la sentenza precisasse come non fossero venuti meno molti dei motivi della condanna in primo grado) il ricorso della burocrate. Una sentenza che ha assolto l’ex governatore Raffaele Lombardo e condannato un gruppo di assessori di quel governo.
Ma adesso i grillini sono tornati alla carica. Toccando un nervo scoperto del governatore. “Patrizia non si tocca”, aveva detto Crocetta a più riprese, ricordando ad esempio proprio a Sala d’Ercole il grande impegno legalitario e di denuncia della dirigente. A dire il vero, a chiedere la rimozione di Patrizia Monterosso sono sempre stati solo loro. Del resto, la burocrate ha attraversato, con ruoli di primissimo piano, le ere Cuffaro e Lombardo (dal quale è stata nominata prima capo di gabinetto, poi Segretario generale), quando il potere era nelle mani di partiti di centrodestra (e in una seconda fase, quella post-ribaltone, anche dal Pd), i cui esponenti hanno certamente favorito l’ascesa di quella che è un dirigente esterno e – come tale – alla Regione grazie a incarichi che si fondano innanzitutto su una natura “fiduciaria”.
“Questo governo e questa classe dirigente – hanno attaccato i grillini – stanno distruggendo la Sicilia, non possiamo stare con le mani in mano ad assistere a questo sfacelo. A settembre vedremo il da farsi, cominceremo sicuramente con chiedere la testa della Monterosso condannata in via definitiva dalla Corte dei Conti, cosa di cui nessuno sembra essersi accorto. A settembre – hanno aggiunto – chiederemo che venga discussa la nostra mozione di censura contro di lei, che da tempo è all’ordine del giorno a sala d’Ercole. Ora non ci sono più scuse perché questo non avvenga”. La prima “guerra”, quindi è già iniziata.
E anche l’altra è già in una fase avanzata. E a dire il vero, quest’altro conflitto, in un certo senso, era esploso già un anno fa. Quando Rosario Crocetta scelse come assessore ai Beni culturali Antonio Fiumefreddo. Una designazione “cancellata” dalle barricate del Pd che protestò: “Fiumefreddo no!”. Uno “stop” che sembra arricchirsi di un aneddoto che trasforma la nomina di Fiumefreddo nella nuova “contesa” tra diversi modi di fare antimafia. Lucia Borsellino stessa, come ha rivelato ieri Repubblica, aveva chiesto di non sedersi in giunta insieme a quell’avvocato che aveva, tra le altre cose, difeso il boss Giuseppe Ercolano. E aveva anche staccato una fattura di poche migliaia di euro alla Geotrans, società che secondo i pm era riconducibile al clan mafioso, per alcuni servizi resi al teatro Bellini, negli anni in cui Fiumefreddo era presidente. Adesso Lucia Borsellino non c’è, ma le remore del Pd sarebbero rimaste. Anche, in alcuni casi, legate all’esperienza di Fiumefreddo nella giunta catanese del berlusconiano Umberto Scapagnini e ai legami, nella scorsa legislatura, con l’ex governatore Raffaele Lombardo, col quale però, Fiumefreddo, romperà polemicamente, dopo aver rivestito anche il ruolo di legale del governatore di Grammichele.
Insomma, i dubbi ci sono ancora. Sebbene non così forti come un anno fa. Ma la “fretta” e l’ostinazione di Crocetta nel riproporre il nome di Fiumefreddo sta ancora infastidendo i democratici. Il segretario regionale Fausto Raciti, infatti, ha chiesto al governatore di “fermarsi” in vista di una discussione più ampia che potrebbe anche sfociare in un rimpasto che porti al varo di una giunta politica. Mentre altri esponenti del Pd non avrebbero gradito anche recenti uscite di Fiumefreddo, come la “spettacolarizzazione” delle operazioni anti-evasione di Riscossione Sicilia, di cui Fiumefreddo è presidente. “In qualche caso hanno confuso le contravvenzioni con l’evasione” commenta oggi qualche esponente del Pd. Ma Crocetta insiste. Considera Fiumefreddo un “uomo-chiave” anche per il rilancio delle imprese siciliane. Opera nella quale, evidentemente, Linda Vancheri, esponente di Confindustria, avrebbe almeno in parte fallito. E il legame con le imprese di Fiumefreddo sembra concretizzarsi, in particolare, nell’amicizia col vicepresidente nazionale degli industriali e una delle “anime” della Confindustria siciliana, Ivan Lo Bello, oltre che in alcuni incarichi come quelli legali all’Irsap, ente guidato da un fedelissimo dei confindustriali siciliani, Alfonso Cicero. E così, in queste ore, quell’area politico-imprenditoriale “spinge” per l’ingresso in giunta di Fiumefreddo. “Basta – ha attaccato Marco Forzese, deputato catanese del Megafono – con i nomi per la giunta regionale da tenere sulla graticola di agosto. Capisco – ha aggiunto – che davanti alla nomina di un assessore prevalga anche lo spirito da gentlemen’s agreement ma è tempo di far ripartire l’attività politica e di governo sopratutto nei settori strategici e in quelli che riceveranno maggiore spinta dallo sblocca Sicilia di prossima approvazione. C’è una coalizione chiara che sostiene Rosaro Crocetta e c’è dunque un presidente legittimato ad esercitare sue prerogative per comporre la giunta”. Ma il Pd ha già avvisato il presidente: “Nessuna nomina prima di un incontro col partito”. E tra i democratici c’è già chi confessa: “Se Crocetta nomina Fiumefreddo prima di parlare con noi, sarà rottura”.

