Etna, così lal politica 'sfrutta' l'emergenza

Etna e altro, l’emergenza perenne che ‘fa gola’ alla politica

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Il vulcano erutta. La politica 'fa il suo gioco'.
L'ERUZIONE E...
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L’emergenza dell’Etna che ha precipitato la Sicilia in un drammatico territorio, fra la desolazione e l’oggettivamente inaccettabile, merita una prima parola – chiara e necessaria – di solidarietà. Mentre seguiamo gli sviluppi, passo dopo passo.

Siamo solidali con chi è bloccato in aeroporto e con quelli che stanno lavorando, senza posa, a tutti i livelli, affinché si approdi a una soluzione, mentre il resto del mondo discute. Non se ne fanno niente di parole, certo: però è doveroso riconoscere che la sofferenza e l’impegno sono le uniche parti sostenibili di questo shock dei trasporti, alle pendici del vulcano.

Le risposte necessarie

E’ giusto, al tempo stesso, pretendere risposte. E’ sacrosanto chiedere conto e ragione. E’ corretto inanellare domande. Che avranno bisogno – esaurita la crisi – di chiarezza, senza reticenze.

Qualche brandello è già arrivato, ma andrà approfondito sistematicamente. L’Enac, in una nota, descrive: “L’emergenza legata all’eccezionale attività eruttiva dell’Etna, in corso dal 6 agosto”.  Il vulcanologo dell’Ingv di Catania, Mario Mattia, dice: ” “Su questa attività dell’Etna che dura ormai da diversi giorni si può parlare di tempesta perfetta perché si sono verificate tre condizioni. La prima è l’attività esplosiva sostenuta con una costante emissione di cenere”. Poi, segnala le altre due.

Quei conti da regolare

Ma ecco, intorno a un’emergenza, nell’Isola delle emergenze, un elemento che improvvisamente fa gola alla politica: la possibilità di regolare vecchi e nuovi conti ancora aperti, sulla scorta di un vero guaio. Che è cosa diversa dalla perentoria richiesta di verità. Ci torneremo, su questa storia, cercando di capire. La rabbia e lo sgomento di tanti hanno piena cittadinanza, fin da subito.

Per ora, registriamo quello che succede sempre: si parli di siccità, incendi o eruzioni. Non sono sufficienti la calamità e il disagio. Ci sono quei regolamenti di conti che non mancano mai, con relativa presa di posizione fiammeggiante.

Da un lato, servono per chiamarsi fuori e dare la colpa a qualcun altro. Dall’altro, cavalcano l’occasione per mettere in campo strategie politiche, con ampio margine di manovra, dopo la polemica rituale.

L’Isola delle emergenze

Tutto – incendi, eruzioni, siccità – viene ricondotto nel perimetro del Palazzo e utilizzato in quel contesto di pedine da muovere. Il grido accorato può precedere una proposta al retrogusto di risultato politico. Riflesso legittimo, per carità. Ma un po’ lontano da quel sentimento del bene comune con cui noi di LiveSicilia siamo un po’ fissati. Ovvero, dalla visione lucida dell’appartenenza alla stessa comunità.

Scrivevamo, a proposito dei tragici roghi estivi: E poi osserviamo l’indecenza della politica che – come sempre accade – mentre la Sicilia bruciava, si rimpallava accuse e difese, nel tenativo di inchiodare o discolparsi. Non c’è mai un anelito alla verità, in questa disgraziata terra. Non c’è mai un impegno condiviso. Ci sono, soprattutto, figurine e figuranti che cercano di avvantaggiarsi, o di assolversi, nell’apice di una disgrazia. Quando, cioè, ci si aspetterebbe una compattezza solidale, nel rispetto di una comunità travolta. Quando vorremmo una composta dignità”.

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Anche questa emergenza seguirà, verosimilmente, il corso delle altre. Finirà e sarà tenuta in piedi ancora un po’ dalle esigenze dei conti da regolare. Ci saranno promesse, giuramenti, accanto a reprimende con il suono delle vesti stracciate. Eppure, dopo il profluvio di chiacchiere, un giorno o l’altro, immancabilmente, si ripresenterà per fornire nuovo materiale al dibattito e alle polemiche. Vogliamo scommettere?

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