di Igor Greganti – Ansa
MILANO – L’Expo del 2015 è già ”mafia free” e con il decreto del Governo Renzi che ha attribuito al presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone una serie di poteri, tra cui quello di commissariare gli appalti, ”sarà vita difficile per i corruttori”. Ne è convinto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha salutato così le nuove norme varate ieri dal Cdm. E, nel frattempo, sul fronte dell’inchiesta con al centro la presunta ”cupola degli appalti”, il gip di Milano Fabio Antezza ha concesso gli arresti domiciliari all’imprenditore Enrico Maltauro che già in tre verbali aveva ricostruito il presunto ”sistema” delle mazzette e che ora ha fornito anche nuovi ”riscontri investigativi” in un’altra indagine, da poco aperta, dalla Procura di Catania.
”Siamo molto soddisfatti – hanno spiegato i difensori, gli avvocati Giovanni Maria Dedola e Paolo Grasso – finalmente è stato valorizzato l’atteggiamento di collaborazione del nostro assistito con l’autorità giudiziaria”. Da quanto si è saputo, tra l’altro, l’imprenditore vicentino Maltauro ieri mattina nel carcere milanese di Opera è stato ascoltato come persona informata sui fatti dai pm di Catania. L’imprenditore, infatti, ha lavorato in passato con la sua impresa anche in Sicilia e, in particolare, con un consorzio da lui acquisito. Proprio dopo questo ennesimo verbale, dunque, riempito davanti ad altri inquirenti e definito ”esplorativo”, è arrivata per lui la scarcerazione. Una precedente istanza era stata respinta dal gip tre giorni fa (mentre era passato dal carcere ai domiciliari l’ex manager Expo, Angelo Paris) in quanto – questa era la motivazione formale – non erano stati indicati eventuali familiari in grado di provvedere alle sue necessità domestiche.
Per quanto riguarda l’inchiesta milanese, l’imprenditore, arrestato più di un mese fa, nei suoi verbali (uno di fronte al gip e due con i pm) ha ricostruito passo passo il presunto sistema di appalti in cambio di tangenti messo in piedi dalla cosiddetta ”cupola”, che sarebbe stata composta dall’ex Dc Gianstefano Frigerio, dall’ex funzionario Pci Primo Greganti, dall’ex senatore Pdl Luigi Grillo e dall’ex esponente Udc e poi in Ncd, Sergio Cattozzo. Maltauro, in sostanza, ha raccontato di essere stato costretto a pagare mazzette per poter lavorare in questo contesto. ”Ho avuto necessità di contattare le lobby della politica”, ha spiegato davanti ai magistrati, dichiarandosi disponibile a collaborare, ma anche a fornire documenti per ”ricostruire i rapporti e le relazioni” che si sono create attorno alle diverse gare.
Secondo l’accusa, infatti, in cambio di tangenti che, tra promesse e versate, avrebbero superato i 2 milioni di euro, all’impresa di Maltauro sarebbero stati assegnati appalti dell’Expo, tra cui quello per le cosiddette ‘architetture di servizi’, della società pubblica Sogin e con una prospettiva di inserimento anche nei lavori per la costruzione della ‘Città della Salute’ a Sesto San Giovanni (Milano). Intanto, il ministro Alfano parla delle nuove norme per l’Autorità Anticorruzione come di ”una grande occasione” per chi ”vuole essere protagonista in opere pubbliche che si facciano senza inquinamento corruttivo”. Mentre il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, dopo le polemiche dei giorni scorsi, ha chiarito che ”i rapporti con Matteo Renzi sono sempre molto istituzionali e cordiali, e quando ci sono critiche da fare io le faccio e lui le fa”. Sull’Expo comunque, ha aggiunto, ”mancano ancora tante cose che il governo deve fare, non è che è tutto a posto” e ”per quanto riguarda le infrastrutture ho inviato una lettera a Renzi dicendo le cose che servono, le opere connesse all’Expo”.

