“C’è una sentenza contro di me, ne sono consapevole. Mi faccio coraggio e vado avanti”.
Le parole di Fabrizio Ferrandelli, assessore della giunta Lagalla, impegnata nel contrasto contro il ‘mercato’ degli alloggi abusivi, producono un istintivo allarme all’ascolto. Sono parole che creano ansia. E diventano il primo argomento di questa intervista.
Una sentenza? In che senso assessore Ferrandelli?
“Perché sono un po’ il frontman della giusta battaglia che il sindaco e questa amministrazione hanno intrapreso contro il racket dell’abusivismo. Ecco perché dico che c’è una sentenza contro di me da parte di chi agisce nell’ombra e specula sul dolore e sui bisogni. Agisco per il bene comune, mi sento tutelato: voglio chiarirlo. Il Comitato per l’ordine e la sicurezza, prefetto e questore, hanno tutti gli occhi aperti. Sono sotto protezione dopo la bomba carta esplosa vicino casa mia. Io sto attento”.
Perché a Palermo è esplosa la questione della violenza, dallo Zen alle zone rosse?
“Siamo stati efficaci, dopo le stragi, nel contrasto alla criminalità organizzata, dobbiamo avvicinarci a questo nuovo fenomeno, anche in Sicilia, di camorrizzazione del modello criminale. Dobbiamo capirlo. Si comprano le armi su Telegram e circolano liberamente. Sa cosa ho notato?”.
Cosa?
“Che i carabinieri, impegnati nel servizio d’ordine allo Zen, hanno ricominciato a indossare il giubbotto antiproiettile. Le forze dell’ordine sono strenuamente impegnate ogni giorno. Serve una risposta collettiva e consapevole della città”.
Ma perché tanta violenza? Perché si spara contro i portoni delle chiese?
“Forse è una strategia del caos, per distogliere l’attenzione da qualcos’altro e coltivare brutti affari altrove. Ogni idea è legittima. Però, penso che il problema vada affrontato alla radice, anche con i mezzi della ricerca, come faremo con l’Università di Palermo”.
Lei è considerato un amico degli onesti dello Zen.
“Sì, perché so quanta umanità c’è, con la voglia di riscatto. I soggetti più forti della cooperazione vedono l’impegno di tante ragazze e di tanti ragazzi dello Zen. Il quartiere è fatto da persone perbene, ostaggio di una minoranza violenta, che vogliono essere utili e produttive, che vogliono un cambiamento”.
Parliamo di politica. Ogni tanto, torna la suggestione di Ferrandelli possibile candidato sindaco alle prossime Amministrative.
“Non è il mio focus, non è il mio futuro, e poi sto un po’ facendo il sindaco, come tutta la giunta, con un politico perbene come il sindaco Roberto Lagalla, uno che governa con l’obiettivo del merito e che mi ha conquistato con la sua correttezza”.
Ci racconti di questo vostro rapporto.
“Posso dirle quello che vedo io, osservando un primo cittadino che in pochi anni ha fatto di più che in vent’anni di amministrazione rivoluzionaria precedente. Io mi trovo benissimo, la giunta è adeguata e coesa. Lagalla è il sindaco che sta cambiando e che cambierà Palermo”.
Non è mica facile…
“Le dietrologie non mi interessano, voglio bene a Luca e gli riconosco un grande ruolo. Solo che trent’anni di Leoluca Orlando hanno abituato Palermo all’uomo solo al comando. Roberto Lagalla è l’uomo della pianificazione, dei conti in ordine, di una rivoluzione serena che ha bisogno senza dubbio di un secondo mandato per permetterci di apprezzare la normalità”.
Le polemiche non mancano.
“Anche troppo violente, oltre la legittima critica. Ma una politica responsabile, nelle rispettive differenze, dovrebbe scegliere un orizzonte comune. Noi tutti rappresentiamo la città e dovremmo ricordarlo, a prescindere dai ruoli”.
Il suo sogno?
“I nostri sogni, preferisco. Sto ogni giorno nelle periferie, vado nelle scuole e incontro ragazze e ragazzi meravigliosi. Sono fiducioso: a Palermo sboccerà una nuova primavera e prima di quanto pensiamo”.
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