PALERMO – “Il sistema Castorina fa parte di un passato remoto, è lontano anni luce”. Non ha dubbi Vincenzo Barone, da luglio scorso direttore amministrativo dell’Arnas Civico di Palermo. Eppure, qualche settimana fa, in un sopralluogo in alcuni locali da riadattare a laboratori, nel reparto di Anestesia e rianimazione, è stata trovata molta merce abbandonata, che fu comprata proprio tra il 2006 e il 2008, quando il Civico era “una lobby”, come mise a verbale l’imprenditore Giuseppe Castorina nel suo primo incontro con i magistrati in Procura. Il titolare della Medline alzò il velo su una vera e propria sanitopoli in salsa siciliana, che portò all’arresto nel 2010 di Mario Re – il direttore della prima Rianimazione del Civico condannato poi per la truffa (in primo grado, a giugno scorso) a sette anni e due mesi – e di Giustino Strano, il responsabile della camera iperbarica, anche lui condannato a sei anni e quattro mesi. Lo rivela un servizio di Simona Licandro pubblicato sul nuovo numero di “S”, in edicola dai prossimi giorni ma già acquistabile online.
Il ricorso a procedure d’urgenza per le forniture di beni è “acqua passata”, dicono al Civico. Gli affidamenti diretti in urgenza vengono fatti quasi esclusivamente per i lavori di manutenzione (meno di 150.000 euro negli ultimi sei mesi). Anche gli interventi di manutenzione passano normalmente attraverso le gare. L’urgenza nell’ambito clinico-assistenziale non si può più giustificare. Si procede, per acquisti di prodotti particolari, con il cosiddetto “conto deposito”. “Si fa la gara per le protesi per esempio – spiega Barone – e, se devo impiantare un determinato tipo di protesi, le ditte che si aggiudicano le forniture portano dei kit, dopodiché il medico, al bisogno, sceglie il kit più idoneo per l’intervento che deve effettuare e poi le ditte vengono a riprendere quelli che non sono serviti e noi regolarizziamo l’acquisto di quello che abbiamo effettivamente usato”.

