PALERMO – “Oltre 76.000 farmacisti collaboratori impiegati nelle farmacie private italiane vivono oggi una condizione di crescente disagio: una categoria fondamentale della sanità pubblica, schiacciata da anni di immobilismo contrattuale, riconoscimenti inadeguati e difficoltà economiche sempre più pesanti. Parliamo di professionisti laureati in discipline STEM, abilitati e sottoposti a continui aggiornamenti obbligatori, impegnati su turni festivi, notturni e di reperibilità. A noi vengono affidati servizi di telemedicina, CUP, screening, vaccinazioni e assistenza diretta al paziente, e spesso sostituiamo i titolari nella gestione della farmacia. Eppure, la realtà è che lo stipendio netto medio di un farmacista collaboratore si aggira intorno ai 1.500 euro mensili, invariato anche dopo vent’anni di servizio, spesso inferiore a quello di personale non sanitario”, è quanto si legge in una nota diffusa dai sindacati che giovedì 6 ottobre saranno al fianco dei lavoratori pronti a scendere in piazza per protestare contro il mancato rinnovo del contratto.

“Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro, scaduto nell’agosto 2024, è fermo da mesi. Le richieste sindacali – un aumento di 360 euro netti – appaiono coerenti con l’inflazione e con i costi professionali obbligatori (Enpaf e Ordine), ma Federfarma ha risposto con una proposta irricevibile: 120 euro lordi spalmati in tre anni, poi 180 euro lordi, prima dell’interruzione delle trattative.
A ciò si aggiunge una proposta allarmante di differenziare gli aumenti su base regionale, minando l’equità contrattuale e i principi costituzionali di uguaglianza retributiva e tutela della salute.
Non chiediamo privilegi, ma dignità e rispetto per un lavoro che oggi sostiene una parte cruciale del Servizio Sanitario Nazionale. Durante la pandemia siamo stati in prima linea, presidio insostituibile anche nei territori più isolati. Oggi continuiamo a rappresentare il primo punto di contatto tra il cittadino e la sanità di prossimità, ma con responsabilità in costante aumento e senza alcun riconoscimento adeguato.
Per questo vogliamo accendere i riflettori su una categoria che vive nell’ombra pur svolgendo un ruolo essenziale per la salute pubblica. Solo attraverso un’informazione corretta e trasparente potrà esserci un cambiamento, a beneficio non solo dei lavoratori, ma anche dei cittadini che ogni giorno si affidano a noi.

