PALERMO – “Palermo è una città che aveva bisogno di rigenerarsi e di raccontarsi in modo diverso, trasformando in valore la naturale bellezza del suo patrimonio culturale e artistico”. Il sindaco Roberto Lagalla annuncia “l’evento più atteso dell’anno”, il Festino di Santa Rosalia del 14 luglio 2026.
Festino, Lagalla: “Evento più atteso dell’anno”
“L’amministrazione – afferma il primo cittadino – ha lavorato per un’offerta culturale e turistica al passo coi tempi, andando oltre i problemi tipici di ogni città metropolitana, per dare una visione, un’opportunità di riscatto mai avuta prima. Adesso Palermo è meta privilegiata di set cinematografici internazionali, capitale del nomadismo digitale. E il Festino si conferma l’evento più atteso dell’anno”.
Due anni fa, per il 400 anniversario del ritrovamento delle ossa, il sindaco Roberto Lagalla ha deciso di iniziare un processo di rinnovamento dell’identità metropolitana di Palermo, partendo proprio dal Festino: che diventa il brand della città.
Lo confermano i dati in crescita: negli ultimi due anni sono state attivate 28 nuove rotte da/per Palermo europee ed extraeuropee. E nel periodo tra il 11 e il 19 luglio – la settimana del Festino – risulta nel 2026, un aumento del 15,23 % di viaggiatori rispetto allo stesso periodo del 2025, con un ulteriore 32,28 % dei passeggeri internazionali. Per quanto riguarda le presenze alberghiere, dopo un incremento dell’8% registrato nelle giornate del 13, 14 e 15 luglio 2025, quest’anno si stima un ulteriore 10%, con un aumento della permanenza media da 2,8 a 3,2 notti.
Lorefice: “Abbiamo bisogno di speranza”
L’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice raccoglie il grido di Papa Leone XIV e spiega che il Festino nasce con un auspicio: “Santa Rosalia ci dice che abbiamo un disperato bisogno di speranza, un disperato bisogno di uomini e di donne che si coinvolgano nella costruzione della pace”.
Rosalia, con la sua storia, è un esempio. Era il 1624 quando Palermo fu devastata dalla peste, giunta in città a bordo di una nave proveniente da Tunisi. L’epidemia non risparmiava nessuno: morivano nobili e popolani, uomini e donne, anziani e bambini. Nemmeno l’intercessione delle quattro antiche patrone della città – Agata, Oliva, Ninfa e Cristina – sembrava fermare il contagio. Secondo tradizione, a una donna palermitana apparve Rosalia, giovane nobildonna normanna che, quattro secoli prima, aveva rinunciato a un matrimonio prestigioso per dedicare la propria vita alla fede, ritirandosi come eremita in una grotta sul Monte Pellegrino.
La santa indicò il luogo della propria sepoltura, rivelando che le sue reliquie, portate in processione, avrebbero liberato Palermo dalla peste.
Mulè (FI): “Il programma del 2026 è un’ulteriore sfida”
“Anche quest’anno – ha detto Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati – il Festino di Santa Rosalia si rilancia con la sua capacità di autorigenerarsi in una tradizione che ha superato i quattro secoli. Il programma del 2026 è un’ulteriore sfida in cui si coniuga modernità e tradizione nel solco di una devozione che fa della Santa il punto di riferimento di una comunità.
“L’Amministrazione – ha commentato il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella – ha lavorato per un’offerta culturale e turistica al passo coi tempi, andando oltre i problemi tipici di ogni città metropolitana, per dare una visione, un’opportunità di riscatto mai avuta prima. Adesso Palermo è meta privilegiata di set cinematografici internazionali, capitale del nomadismo digitale”.
Il programma
In questo 2026 il Festino – sottotitolo del progetto “Dal dramma nasce il rito, dal rito la comunità” – anticipa temi dell’Anno Europeo dei Normanni 2027 trovando un filo conduttore importante e distintivo nelle architetture, nel disegno dei costumi e nei momenti di spettacolo, ma soprattutto raccontando la capacità della città di trasformare un dramma (ieri la peste, oggi altre tragedie) in esperienza condivisa e cultura della convivenza.
Cinque step lungo il percorso sull’antico Cassaro (Palazzo Reale, Cattedrale, Quattro Canti, Porta Felice, Foro Italico) che diventano, ognuno, narrazione e coesione di elementi diversi, arti visive, musica, danza, teatro, ma anche artigianato, tecnica, costumi, progettazione e produzione culturale. Tutto sotto lo sguardo affettuoso, affabulatorio di una patrona che la città riconosce in tutti i suoi livelli sociali: ci sono riti e tradizioni che non si spengono, ma Palermo riesce a coniugarli e farli dialogare con un linguaggio e tecnologie di ultimissima generazione.
I numeri
Ai Quattro Canti il momento più spettacolare del percorso: il sindaco sale sul Carro trionfale e lancia il “saluto” della città: “Viva Palermo e Santa Rosalia”. È la frase attesa ogni anno da Palermo, il momento in cui la città rende omaggio alla sua santuzza e si mette sotto la sua protezione.
Il Festino è molto partecipato, ogni anno il numero di spettatori cresce: l’anno scorso si sono superati i 350 mila. Non si tratta soltanto del corteo trionfale, ma di un’intera città che ritrova la sua anima, i riti e le tradizioni, anche i cibi di strada, che la rendono comunità; ma non la “fissano” in un tempo immobile, al contrario la fanno dialogare con il presente, ricreando ogni anno un’esperienza collettiva di grande intensità emotiva, che il cittadino riesce a trasmettere al turista. Uno degli aspetti più straordinari del Festino è la sua natura profondamente collettiva: un progetto che nasce dall’incontro di molte discipline ma soprattutto è un grande atto di comunità. Ogni anno oltre 350.000 spettatori (palermitani e turisti) scelgono di esserci.
Di Stefano: “Grande motore di attrazione turistica”
La presidente di Federalberghi Palermo Rosa Di Stefano parla del racconto del Festino “come una bellissima tradizione palermitana e non come uno dei più grandi eventi identitari d’Italia. I numeri del turismo delle radici, la crescente presenza di visitatori internazionali e il riconoscimento ottenuto sui circuiti mondiali degli eventi dimostrano che Santa Rosalia parla ormai un linguaggio universale”.
“Il Festino può diventare per Palermo ciò che la Settimana Santa rappresenta per Siviglia: un grande motore di attrazione turistica internazionale fondato sull’identità culturale. Le persone oggi non cercano soltanto luoghi da visitare, ma esperienze che le facciano sentire parte di una storia”, conclude Di Stefano.

