CATANIA – Di nuovo fibrillazioni. Non c’è pace all’interno del Partito democratico cittadino, lacerato da divisioni che, dopo essere state sopite per qualche tempo, tornano a esplodere con violenza. Alcuni “lampi” si erano già visti in occasione di un recente Consiglio comunale durante il quale, Niccolò Notarbartolo, esponente democratico, ha attaccato il capogruppo Giovanni D’Avola, per l’assenza in occasione delle dichiarazioni di voto. Esternazione che ha provocato ulteriori tensioni all’interno del gruppo, deflagrate in sordina a Palazzo e, adesso, nuovamente esplose a causa della denuncia di Giuseppe Berretta in relazione all’abbandono di Vulcania.
A quanto affermato dal deputato risponde Alessandro Porto, capogruppo di Con Bianco per Catania che, sorvolando quasi su quanto denunciato dal deputato, si scaglia proprio contro questi. Un attacco in piena regola: Porto parla di “sfacciataggine” da parte del deputato e di come lui “rappresentante di questo territorio a Roma, non abbia fatto nulla e continua a non far nulla perché lo Stato mandi a Catania i tantissimi soldi dovuti”.
Non solo. Porto chiede a Berretta di fare il suo dovere prima di criticare il lavoro degli altri “per fini esclusivamente strumentali”. Parla di “sortite improvvisate e confuse” e afferma essere lui, il deputato, a innalzare il livello di scontro”, e chiede al Pd di avviare una seria riflessione su questa situazione “insostenibile”.
Toni elevati che sembrano nascondere – in questo caso più che altro palesare – un nervosismo non più solo latente all’interno della compagine democratica, di cui si attende il nuovo direttivo (con le new entry). Nervosismo evidenziato dalle stesse parole del segretario Napoli che dalle pagine de La Sicilia dà ragione a Porto sul fatto che il Pd deve sostenere Bianco ed evidenzia come “non è tollerabile che una minoranza agisca come opposizione”, e come questo sia “un atteggiamento sbagliato che mina la credibilità del partito”.
Nulla di tutto questo per Giuseppe Berretta che replica per le rime al segretario Napoli. “Per lui questa viene considerata una colpa afferma – come se stimolare le discussioni e prendere coscienza di ciò che non va con l’obiettivo di migliorare Catania sia il male assoluto. Ne prendiamo atto ancora una volta, visto che a dirla tutta lo sapevamo già. Basta vedere il silenzio a cui è ridotto il Partito Democratico in città: nessuna iniziativa negli ultimi anni, zero azioni intraprese nei quartieri, dibattiti, discussioni nei Circoli del partito e con i Circoli del partito, momenti di ascolto e discussione con i cittadini sui problemi della città, nessuna proposta concreta all’Amministrazione cittadina. A me, francamente, questo vuoto assoluto di idee e azioni non sembra il modo migliore per affrontare i problemi”.
Né per il consigliere Notarbartolo (Berrettiano di ferro e presente in occasione del sopralluogo a Vulcania), che sottolinea come quanto affermato da Porto si discosti da quanto sostenuto dalla stessa amministrazione – nello specifico dall’assessore Girlando che ha chiesto al Consiglio di votare il bilancio consuntivo in modo che i fondi a Roma possano essere sbloccati.
Al di là della contingenza, insomma, la frattura all’interno del Partito democratico etneo sembra ormai innegabile. E non si può affatto escludere che la stessa vada oltre le beghe tra bianchiani e berrettiani, coinvolgendo anche altre anime che colorano il partito, a cominciare da quella che gravita intorno alla Cgil. Sullo sfondo ci sono infatti importanti occasioni elettorali che potrebbero aumentare fratture o aiutare a comporle per amore della pace. E delle poltrone.

