PALERMO – Sospesi dal movimento ma pienamente attivi da grillini ‘di fatto’ in Aula e nelle commissioni parlamentari. Privati del simbolo dei Cinquestelle ma operativi accanto ai colleghi di sempre. Sono passati sei mesi dallo scoppio dello scandalo firme false e per i protagonisti di quella vicenda poco o nulla è cambiato. A Roma, come a Palermo, i deputati coinvolti nell’inchiesta guidata dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal sostituto Claudia Ferrari proseguono la loro attività parlamentare gomito a gomito con i deputati M5s, in attesa della possibile richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.
Il sito della Camera dei deputati classifica ancora Claudia Mannino, Giulia Di Vita e Riccardo Nuti, i tre parlamentari nazionali coinvolti nell’inchiesta, poi sospesi dal collegio dei probiviri il 28 novembre, come facenti parte del gruppo parlamentare del Movimento cinque stelle a Montecitorio. Nessuna variazione si registra anche sulla pagina web pentastellata che racchiude l’attività dei deputati grillini di Camera e Senato: Riccardo Nuti, secondo quanto si legge, continua a rappresentare il Movimento cinque stelle in commissione Antimafia e in commissione Affari costituzionali, mentre Claudia Mannino è rimasta come componente grillino in commissione Ambiente e in quella che si occupa del degrado nelle periferie delle città. Nessuna traccia della sospensione neanche per Giulia Di Vita, che porta avanti il suo lavoro in commissione Affari sociali.
L’unica testimonianza della decisione adottata in autunno dai probiviri Nunzia Catalfo, Paola Carinelli e Riccardo Fraccaro è rappresentata dai comunicati stampa dei tre deputati: il simbolo è scomparso e il Movimento cinque stelle non viene mai citato come gruppo d’appartenenza dei tre. Una sospensione avvenuta sulla carta, dunque, e che presto potrebbe essere soltanto un ricordo: Nuti, Mannino e Di Vita, che in un primo momento si erano avvalsi della facoltà di non rispondere davanti agli inquirenti, hanno deciso di rispondere alle domande di Petralia e Ferrari. In questo modo cade uno dei presupposti della sospensione di novembre. Ai tre, che hanno anche fornito il saggio grafico chiesto dagli inquirenti, è stata contestata la violazione dell’articolo 1 del regolamento M5s che obbliga gli iscritti ad “astenersi da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del Movimento”, con l’aggravante di non aver risposto ai magistrati. Un comportamento considerato “non conforme ai principi del Movimento” e che aveva portato alla “sospensione cautelare” in attesa degli sviluppi del lavoro dei magistrati. Gli interrogatori degli ultimi giorni hanno fatto cadere quel presupposto e ora per Nuti, Mannino e Di Vita, vicini alle posizioni di Roberto Fico, si potrebbero riaprire le porte del Movimento. “Nessun cambio di strategia – hanno spiegato i tre deputati -, abbiamo dimostrato ai magistrati, con tanto di prove, la nostra innocenza. La perizia calligrafica? Non conferma le tesi accusatorie nei nostri confronti”. La questione era e resta politica, dal momento che eventuali responsabilità penali, come nel caso degli altri indagati, saranno appurate dalla magistratura.
Da ottobre a oggi nulla è cambiato anche per Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, i due deputati regionali del Movimento cinque stelle che hanno contribuito fin da subito alle indagini della Procura decidendo di autosospendersi dal movimento. Anche in questo caso, però, l’allontanamento è rimasto poco più che una raccomandazione. La Rocca e Ciaccio in questi mesi hanno continuato a partecipare alle attività del Movimento cinque stelle, restando anche all’interno del gruppo parlamentare pentastellato a Palazzo dei Normanni. “Ho restituito 214mila euro ai cittadini e ho raggiunto obiettivi come la legge sull’albergo diffuso e il raddoppio delle royalties sui prodotti petroliferi – ha spiegato La Rocca a Livesicilia, avanzando anche la possibilità di una sua possibile ricandidatura -. Sento attorno a me il sostegno di tanti ma dall’altro lato vengo vista come una macchia nel purismo che c’è nel movimento”. La parlamentare regionale ha poi continuato la sua vita da grillina anche lontano da Sala d’Ercole, sostenendo la candidatura di Ugo Forello alle Amministrative di Palermo e andando in rotta proprio con i deputati nazionali. Divisi sul campo ma accomunati da una sospensione rimasta lettera morta.

