PALERMO – “Smentisco ciò che è stato riportato oggi da Libero. Non ho mai affermato che a Palermo sono state falsificate delle firme, ma che non si possono paragonare casi che hanno gravità differenti. Ho inoltre ribadito di aver massima fiducia nei miei colleghi, rispetto alla vicenda su cui sta indagando la magistratura. Confidiamo nel lavoro dei giudici e siamo i primi che vogliono avere chiarezza su questa vicenda in quanto ci riteniamo parte lesa”. Così il presidente dei deputati M5S Andrea Cecconi.
Questo, invece, quanto riportato da Libero, in merito alla domanda sul caso firme: “Qualcosa c`è stato, sì, ma quanto abbiamo perso? Praticamente niente. I nostri errori sono veniali, dettati da inesperienza, cosa vuole che siano quattro firme false a Palermo, se poi gli altri hanno rubato a mani basse per anni?”.
Parole bollate come “molto inquietanti ma soprattutto rilevanti, anche a fini giudiziali” dal segretario palermitano del Pd Carmelo Miceli che rincara la dose: “Le affermazioni di Cecconi sono gravi perchè ammette le responsabilità e al contempo le giustifica pure. Insomma – evidenzia l’esponente dem -, il capogruppo dei cinquestelle alla Camera conferma quanto denunciamo da tempo, cioè che il Movimento ha falsificato le firme per presentarsi alle elezioni amministrative del 2012. Anche Cecconi sa, smentendo di fatto alcuni suoi colleghi deputati che continuano a negare l’evidenza. Sarebbe opportuno che si facesse sentire dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta. Non solo, il presidente del gruppo Movimento 5 Stelle alla Camera con una faccia tosta inaudita tenta di derubricare il reato utilizzando un escamotage dialettico che denota una protervia e un’ignoranza democratica inaudita. Dire: il nostro reato è meno grave di un altro, pertanto è giustificabile, è disarmante. Un vero e proprio insulto all’intelligenza dei palermitani onesti. Cecconi si scusi – conclude Miceli – e vada in Procura”.

