PALERMO- “Ho il cuore che sanguina per lo Zen, sono devastato. Il quartiere è in preda alla deriva. Le persone oneste vivono in ostaggio”.
Fra’ Loris, cappellano dell’istituto penitenziario ‘Pagliarelli’, viene da lì. Lo ha già raccontato molte volte, con la storia di una vocazione fortissima. Per questo soffre in modo particolare. La parrocchia ‘San Filippo Neri’ è ‘sotto attacco’. L’intero Zen è continuamente attraversato da episodi di violenza.
Cosa la preoccupa di più?
“La presenza di armi. Non so da dove vengono, lo dovrebbe sapere chi ha responsabilità della sicurezza in città. Ci sono adolescenti giovanissimi, bambini, con la disponibilità di un’arma da fuoco, con la pistola in mano. E possono sparare”.
Perché gli spari contro la chiesa?
“Perché ci sono alcuni, appunto, giovanissimi, mandati da coloro che detengono il potere mafioso. Avanzo un’ipotesi, non ho conoscenza diretta dei fatti: evidentemente la presa di posizione della chiesa palermitana e nel quartiere sta dando fastidio a certe dinamiche. I ragazzini vengono usati e non capiscono a cosa vanno incontro”.
La violenza di conio mafioso ha il potere malefico della suggestione?
“Sì, a quell’età, sì, se non ci sono altri punti di riferimento. Lo ripeto: a Capodanno c’erano per strade bambini con le pistole puntate. Si emulano comportamenti cattivi”.
Come mai lo Zen non esce mai da una situazione d’emergenza?
“Perché non si è fatto un granché. Si tampona con la repressione, che è necessaria, ma poi basta. Palermo si accontenta del suo ghetto, purché i confini non vengano superati. Si mettono le zone rosse, per difendere il centro, nell’abbandono delle periferie”.
La soluzione, secondo lei?
“Io comincerei col togliere alle famiglie i bambini con la pistola. Interverrei lì dove si spaccia, dove non si è capaci di educare, dove si cresce alla scuola della violenza. Ci sono tanti esempi di mamme, col marito mafioso, condannato all’ergastolo, che sono nel circuito della protezione, per disperazione, pur di salvare i figli”.

