Francesco non è mai andato via | Un sorriso per ricordarlo

Francesco non è mai andato via | Un sorriso per ricordarlo

Tre anni, da quando Francesco Foresta non c'è più. Ma è come se fosse sempre qui.

L'anniversario
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Certe volte sembra di vederlo, Francesco, mentre sale dalle scale del suo giornale, con quell’aria da John Wayne che entra nel saloon, prima di sparare. Ed è un millesimo di infinita felicità. Allora, era tutto uno scherzo, uno di quei tiri che lui giocava alle persone, quando gli voleva bene: questo pensi.

E lo rivedi in quella zona tra il sogno e il risveglio, lì dove uno scrittore riteneva che ci fosse l’esatta ubicazione dell’Isola che non c’è. La gioia che ti sommerge è la risacca di un attimo. Poi finisce e tu ci resti male, proprio come quando sognavi qualcosa di bello e impossibile e la sveglia ti ricordava che – lì fuori – c’era ad attenderti il compito di matematica, nella prima foschia di un lunedì d’inverno.

Il fatto è che noi non ci crediamo. Noi non crediamo all’evidenza. Eppure, l’abbiamo letta la notizia della morte di Francesco Foresta, fondatore e direttore di LiveSicilia.it. L’abbiamo vissuta. Ma ancora, dopo tre anni, aspettiamo che lui salga le scale, che lanci il suo grido di battaglia, che biancheggi quel sorriso che ti avrebbe spinto a credere che l’impossibile poteva anche essere vero. Bastava solo crederci.

Ora, al solo scrivere: ‘Francesco è vivo’ parrebbe di peccare di retorica. A lui non piacevano gli orpelli, perché era un uomo dalle architetture mentali intarsiate d’originalità. Infatti, al sottoscritto impartì un comandamento che avrebbe stroncato i sopraffini custodi del giornalismo: “Non mi interessa che la notizia sia nelle prime tre righe. Però, almeno, prima che l’articolo finisca si deve capire di cosa stiamo parlando”. Una lezione indubbiamente utile.

Tuttavia – come spiegarlo, senza attirare il suo sfottò ultraterreno – il fatto è pure che lui non è andato mai via. C’è sempre stato. C’è sempre, a portata di contatto. Lì fuori – nei lunedì freddi e bui – si susseguono figure veramente invisibili che sfioriamo e lasciamo nella dissolvenza. Esistono, ma non avremo mai uno sguardo in comune con loro. Invece, Francesco è un racconto che non si è mai chiuso. Una pagina che si riapre. Ogni volta che ti chiedi: chissà cosa penserebbe di quello che scrivo? Ogni volta che vorresti che ti prendesse in giro col suo sarcasmo che era innocenza. Ogni volta che manca, come manca il sale a tavola. Ogni volta che immagini le strade che non sono state e che ci sarebbero state, se la morte anagrafica non l’avesse strappato ai nostri occhi, lasciandolo impresso nel nostro cuore.

Eppure siamo qui. E continuiamo. Un altro scrittore ha scritto: “Se vuoi essere con qualcuno, forse non ci sei già?”. Eppure siamo qui, nella nostra Isola che non c’era, che lui, con noi, ha costruito. Perciò, non cediamo al rimpianto o alla malinconia. Tutti gli inverni, prima o poi, diventano primavere.

 

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