PALERMO– Gaia è una ragazza palermitana altruista, con la testa e il cuore al posto giusto. La conferma viene dal fatto che ama gli animali, come Nike la sua dolcissima canuzza. E da quello che ha scritto alla redazione di LiveSicilia.it: “Buonasera, sono Gaia Angelini, una ragazza di 27 anni guarita dal COVID-19 da circa due settimane. Vi scrivo per chiedervi se vi possa interessare la mia testimonianza della malattia da guarita; mi starebbe a cuore condividere la mia esperienza con gli altri, per smentire il classico cliché che vede il COVID-19 come una ‘banale influenza’, nonostante io abbia avuto sintomi ‘lievi’. Vorrei raccontare di come ogni mattina mi svegliavo, chiedendomi quale sintomo mi avrebbe ‘regalato’ questo misterioso, ancora, virus, non sottovalutando il grande impatto psicologico nel sapere di essere positivi. Inoltre vorrei raccontare di come io e la mia famiglia ci siamo sentiti totalmente abbandonati dalla sanità, in quanto l’Asp non si è fatta sentire durante il nostro periodo di isolamento, costringendoci a pagare a caro prezzo tanti tamponi privatamente”. Segue telefonata.
“Una malattia terribile”
“Sì, ho avuto il Covid – racconta Gaia – ora voglio dare una mano agli altri nella consapevolezza di una terribile malattia. Chi è ricoverato combatte la sua battaglia in trincea. Io sono rimasta a casa e non è stato comunque semplice. Non ho avuto una banale influenza, come qualcuno si ostina a dire…”. E Gaia racconta i suoi sintomi ‘lievi’: “Ti senti come sotto un tram, o come se avessi preso una botta in testa: una sensazione particolarissima, orribile, mai sperimentata prima. Ho perso il gusto e l’olfatto. Il secondo ancora non l’ho recuperato. Mi svegliavo ogni giorno con la paura…”. E stiamo parlando di una ragazza sportiva, immersa nel dinamismo della vita, senza problemi particolari.
Il racconto di Gaia non si ferma: “Ti senti disarmato, non sai come possa evolvere il virus. Come mi sono contagiata? Con gli amici, credo. Lancio un appello: ragazzi, state attenti e non abbassate le difese. Magari sul lavoro siamo bravi nel proteggerci. Invece, in famiglia, con gli amici, con coloro che amiamo, crediamo di poterci rilassare perché pensiamo che le persone a noi care non ci faranno del male, ma non sono loro a farci del male: è questo maledetto virus”.
Il disagio e il ritorno alla normalità
In fondo a un racconto così sincero e pulito, la cronaca del disagio sopportato: “L’Usca si è fatta viva alla terza settimana, abbiamo fatto i tamponi privati io e mia madre e ci siamo sentite abbandonate, anche se lei, per fortuna, è risultata sempre negativa. Ho avuto paura, sì, anche per la mia Nike. E mi chiedo: chi aiuta i malati ricoverati in ospedale con un animale a casa?”. Ma adesso tutto è passato. Gaia sorride. Nike scodinzola. L’amore e la vita camminano sempre insieme.

