Galvagno: dal 4 maggio "giudizio immediato per fare chiarezza"

Galvagno: “Giudizio immediato per fare presto chiarezza”. Al via il 4 maggio

La scelta del presidente dell'Ars: "Processo non è un dramma"

PALERMO – Il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, indagato dalla procura di Palermo per corruzione, peculato e falso ideologico, ha chiesto di essere processato con il giudizio immediato, rito che consente di “saltare” l’udienza preliminare. Il processo inizierà il 4 maggio davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo.

Per il politico di Fratelli d’Italia i pm avevano chiesto il rinvio a giudizio il 2 dicembre scorso. Galvagno, dunque, non comparirà davanti al gup il 21 gennaio. Il giudice non poteva che accogliere la richiesta di immediato. L’udienza preliminare si svolgerà per tutti gli altri imputati.

ll procuratore Maurizio de Lucia e i sostituti Andrea Fusco e Felice De Benedittis vogliono processare l’ex portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Marcella Cannariato), l’esperta di marketing e dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato, l’event manager Alessandro Alessi e l’autista dell’Ars Roberto Marino.

Galvagno chiede il giudizio immediato

Il rinvio a giudizio era stato chiesto anche per altre 5 persone tra cui l’ex portavoce di Galvagno Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Caterina Cannariato e l’autista del presidente Roberto Marino. Anche Marino ha fatto istanza di ammissione al giudizio immediato.

“Processo non è un dramma”

“Così come anticipato in accordo con i miei avvocati – spiega Galvagno, assistito da Ninni Reina, Vittorio Manes e Antonia Lo Presti – ho deciso di rinunciare all’udienza preliminare di giorno 21 gennaio e di chiedere che si proceda con il rito immediato. Ho sempre detto che era mio desidero fare chiarezza prima possibile, per dimostrare la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati. Mi affido al giudizio del Tribunale, perché credo nelle regole del dibattimento e penso che così come è stato possibile durante le indagini escludere qualsiasi mia utilità personale, così nel contraddittorio tra le parti si potrà ulteriormente accertare la mia correttezza. Non bisogna vivere il processo come un dramma – conclude – perché nel nostro sistema processuale, che conosce ancora oggi l’obbligatorietà dell’azione penale, è giusto invece presentarsi con animo sereno, perché la fiducia della giustizia si dimostra anzitutto rispettandone il ruolo”.

Le accuse

Secondo i pm, Galvagno e De Capitani, avrebbero piegato gli interessi pubblici a quelli privati. Sotto accusa i finanziamenti (votati dall’Ars o direttamente concessi da Galvagno in qualità di presidente del parlamento siciliano e della Fondazione Federico II): 198.000 per “Un magico Natale” edizioni 2023 e 2024 organizzati dalla Fondazione Dragotto, un “apericena” da 10 mila euro offerto dalla presidenza dell’Ars in occasione dell’iniziativa culturale “Donne, economia e potere” organizzato dalla Fondazione Bellisario, 27 mila euro alla Fondazione Dragotto per organizzare “Sicilia per le donne” nel 2023 (una parte stanziata dall’Ars e un’altra dalla Federico II).

Ipotesi peculato

A Galvagno e all’ex autista Marino sono poi contestati il reato di peculato per l’uso a fini privati dell’auto di servizio, un’Audi 6, che sarebbe stata per 60 volte a disposizione del presidente, dell’autista, della segreteria e dell’ufficio di gabinetto per scopi personali. Infine, Marino e Galvagno rispondono di truffa e falso: l’ex autista, con uno stipendio da 10 mila euro al mese, avrebbe dichiarato decine di missioni mai fatte e vidimate da Galvagno, intascando circa 19mila euro per rimborsi spese e diarie.


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