Gino Paoli, il dolore per la morte del primo dei suoi quattro figli

Gino Paoli, un anno fa la scomparsa del figlio: “Un dolore mai superato”

Gino Paoli figli
Giovanni Paoli stroncato da un infarto a 60 anni
LA VITA PRIVATA
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Gino Paoli se ne va a un anno di distanza dalla scomparsa del suo primogenito Giovanni. “Un dolore che non ho ancora superato”, confidò in un’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”. A marzo del 2025, Giovanni Paoli – nato dal primo matrimonio del cantautore con Anna Maria Fabbri – si spense presso l’unità coronarica dell’ospedale Niguarda di Milano, stroncato da un infarto.

Aveva 60 anni e dal padre aveva ereditato la passione per la musica al punto che, da giovanissimo, aveva suonato nella sua band. Poi si era fatto strada nel mondo del giornalismo muovendo i primi passi nel settimanale “Noi” diretto da Gigi Vesigna. Nel corso della sua carriera, aveva collaborato con diverse testate e case editrici, tra cui Mondadori e Rcs.

In particolare, era stato caposervizio nel settimanale “Chi”, vicedirettore del settimanale “Voi”, vicedirettore di “Novella 2000” e aveva scritto per “LeiStyle” e “Diva e Donna”. Fino all’ultimo incarico di direttore responsabile di “Dillinger News” dove, in occasione del 90esimo compleanno del padre, raccontò come scoprì di avere una sorella, Amanda, frutto dell’amore tra Gino Paoli e Stefania Sandrelli, con la quale condivideva lo stesso anno di nascita.

“Nell’estate del 1972, Gino mi fa: ‘Domani andiamo a conoscere tua sorella’ – ricordò – Io: ‘Ma papà, io sono figlio unico’. Lui: ‘No’. Mi carica in macchina e lungo l’Autosole non spiccico una parola, frastornato”. Il giornalista descrisse la sorella come “una bambina meravigliosa”. “Amanda e io ci annusiamo come gattini, emozionati e imbarazzati – continuò – Ma è presto colpo di fulmine. Nel viaggio di ritorno a Milano, sui sedili posteriori, ci raccontiamo mille cose senza alcuna interruzione”.

Quanti figli aveva Gino Paoli

“Stefania si era sposata con un uomo che non mi piaceva – rivelò il cantautore in un’intervista al “Corriere della Sera” – Lo affrontai e lo convinsi a lasciarmi la bambina. Così Amanda e Giovanni sono cresciuti insieme. Grazie alla generosità di mia moglie Anna”. Gino Paoli aveva altri due figli, Nicolò e Tommaso, nati dal matrimonio con la sua ultima moglie, Paola Penzo.

“Sono felice dei miei quattro figli – confidò nella sua autobiografia – Statisticamente, su quattro uno dovrebbe essere un mezzo delinquente. E invece no: sono tutti e quattro persone perbene, merito delle loro madri, non certo mio”. Di Giovanni disse: “Forse è il più accondiscendente dei quattro, il più disponibile. E ormai è un uomo di quasi sessant’anni, fa il giornalista. È, in un certo senso, una persona diversa da me. Non posso più vederlo come il bambino che un tempo mi seguiva ovunque”.

“Ho paura della morte delle persone che amo”

Dopo la morte del suo primogenito, Gino Paoli si confinò nel silenzio fino a quando non decise di aprirsi con Aldo Cazzullo. “Mi pesa molto parlarne – ammise – Un’ingiustizia atroce: deve morire prima il padre del figlio, dovevo morire prima io di Giovanni. L’ho detto al prete che ha celebrato il funerale: Dio dov’è? Come può permettere che un padre debba seppellire un figlio? Il sacerdote mi ha risposto che Dio è nel sentimento che provo. Dio esiste anche per suscitare la nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra reazione”.

“Credo che sia davvero così. Così con Dio ci parlo – affermò – Gli chiedo perché si è portato via quasi tutti i miei amici, tante persone care. E lui mi risponde: ‘Se ci pensi bene, lo capisci’. Dio preferisce circondarsi di persone buone e intelligenti, anziché di figli di pu**ana. Mi chiedo però cosa ci faccio ancora io qui”. “Se ho paura della morte? Della mia, no. Ho paura della morte delle persone che amo”, concluse.

Cinque volte nonno: “Non mi vedo nel ruolo del patriarca”

Gino Paoli lascia cinque nipoti: Rocco e Francisco, i figli di Amanda, Olivia, la figlia di Giovanni, Leone e Leda di Nicolò. All’inizio, il cantautore non ne voleva sapere di essere chiamato “nonno”.

“E’ un ruolo in cui non mi rivedo, quello del patriarca – spiegò – Non mi si addice. E infatti ho sempre cercato di comportarmi come un anti-nonno. Solo adesso ho permesso a Leone, che ha dodici anni, di chiamarmi così. Che ci volete fare, con il tempo mi sono addolcito. Anche Leda, che ha quattro anni, può farlo. Quando non fa capricci. È testarda come me”.
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