Giornalisti e posteggiatori | (guardate un po' le tariffe) - Live Sicilia

Giornalisti e posteggiatori | (guardate un po’ le tariffe)

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(tratto da www.gerypalazzotto.it) Quale può essere la qualità dell’informazione se il maggiore giornale dell’Isola, il Giornale di Sicilia, paga per un articolo 2,10 euro? Pensateci bene: tra telefonate, sopralluoghi e tempo di scrittura un cronista arriva a guadagnare in mezza giornata (quando va bene) quanto un posteggiatore abusivo prende in un paio di minuti.
Ci si sbraccia e si pontifica per la libertà di informazione, si raccolgono firme, ci si scaglia contro i nemici istituzionali della verità. E, come spesso accade, ci si distrae mirando in alto quando il bersaglio è rasoterra.
Se la libertà di informazione non ha prezzo, è giusto però che abbia un costo. Molti editori hanno costruito fortune sulla buona fede e sull’ingenuità di giornalisti e aspiranti tali. Il concetto secondo il quale uno che scrive su un giornale è un privilegiato quindi brilla di luce riflessa e non c’è bisogno di pagarlo andrebbe inserito nel codice penale. Nel senso che spacciare per sfogo di orgoglio personale il frutto di un lavoro faticoso (e a volte rischioso) dovrebbe essere un reato come lo è vendere pasticche di ecstasy travestite da Baci Perugina.
I frutti della politica dell’informazione low-cost sono sotto gli occhi di tutti: trasmissioni a tasso di intelligenza zero, atti di killeraggio mediatico per mano di oscuri praticanti, appiattimento sulle posizioni dominanti senza rimorsi.
La morale è, come spesso accade, figlia di un ragionamento scontato: le cose pregiate costano, quelle così così no.


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Commenti

    i giornalisti ormai per l’informazione sono un corpo estraneo
    come i medici negli ospedali
    parlate di loro con gli editori e vi accorgerete che il disprezzo è totale
    parlate con i manager (o presunti tali) delle asp e sentirete cosa pensano
    dei medici
    per deprezzare i potenti disprezzano
    il problema e’ che, di fatto, detestano l’utenza
    prima o poi inventeranno un sistema per cui sopravviveranno anche senza lettori
    OOOOOOOPPPPPSSSSSSS
    gia’ e’ cosi’
    per i medici il provlema e’ diverso
    la malattia ci sara’ sempre
    forse leveranno gli strumenti per lavorare
    ooooooooooppppppppssssss
    gia’ e’ cosi
    un giorno leveranno il cervello ai politici
    eheheh
    oooooppppsssss
    etc

    Beh infatti il Giornale di Sicilia è illeggibile.

    Vi ricordo che costa 10 cent. in più rispetto alle principali testate giornalistiche!!

    caro gery hai perfettamente ragione, anche se potevi pensarci un po’ prima. Se non sbaglio hai lavorato tanti anni al Giornale di Sicilia con ruoli di comando e anche sulle “tue” pagine c’erano tanti pezzi scritti da collaboratori che guadagnavano 2,50 euro lordi. E’ piu’ facile parlare adesso rispetto a quando il padrone era qualche stanza piu’ in là. Vabbè, meglio tardi che mai.
    saluti

    Molta gente compra il GdS solo per leggere i necrologi perchè di altro, cioè di veri e buoni articoli ne riporta pochi. Usano financo gli articoli scritti gratis dagli studenti per riempire alcune pagine. Invece di comprare un camper e scarrozzare il direttore, dovevano assumere dei giornalisti professionisti, questi, con inchieste d’assalto potevano far risollevare la tiratura del giornale e, far ritornare il giornale agli allori dei decenni scorsi. Fintanto chè il GdS avrà la direzione attuale sarà sempre un povero oscuro giornale di provincia.

    Sono una giornalista professionista e collaboro con Il GDS. Sinceramente non so se mi diano 2 euro e dieci centesimi o tre euro, perché per la verità non mi importa. La differenza è minima. Mi spiace solo che questo articolo sia stato scritto da uno che ci ha mangiato sul piatto del Gds e che ora vuole vendicarsi usando come piattaforma un sito gestito da ex collaboratori del Gds. Non è con la vendetta che si risolvono le cose e tu, caro Palazzotto, hai dimostrato grande immaturità con questo articolo. Perché non lo scrivevi quando ancora eri al giornale? Quella sì che sarebbe stata dimostrazione di avere quegli attributi lì….

    Guardi che non c’è nessun malanimo. Io ho lavorato per anni al Gds e ne conservo un ottimo ricordo, perché sono stati gli anni della mia formazione, e lì ho molti amici. Gery Palazzotto ha pubblicato il pezzo sul suo blog, noi lo abbiamo ripreso perché ci sembra che possa nascerne un dibattito complessivo interessante. Comunque, vorremmo che lei si firmasse la prossima volta. Il coraggio è la prima cosa, cara collega. Saluti.

    concordo pienamente con Datodi
    notizie già vecchie e magari riportate più volte nello stesso numero
    Mah!!!

    Gery ha fotografato benissimo la condizione di molti di noi. Quella luce riflessa, di cui parla, diventa per molti il motivo che spinge ad andare avanti. Lo spirito di dedizione a questo “mestiere” diventa, per altri, la ragione che ti aiuta a non mollare mai.
    Maristella P

    Gery ha scritto su un argomento che, permettetemi, dovrebbe essere al primo punto in agenda di assostampa e ordine nella sezione “Ingistuzie”. Il Gds paga poco, è vero. Ma qualcuno si è mai mosso per cambiare le cose? Qualcuno ha mai chiesto di applicare il tariffario? C’è una lettera, una nota di contestazione rivolta al giornale? Nulla di tutto questo. Credo che la scelta se stare o no in quella redazione dipenda da chi ci lavora come collaboratore, giusto o sbagliato che sia. Gery pubblica l’articolo adesso che non è più al Gds. Dov’è lo scandalo? Dov’è la vendetta? Apre una discussione interessante e, soprattutto, reale. Prima di lui dovevano essere tanti altri a parlare.
    @Datodi
    Lei scrive “assunzione di giornalisti professionisti per inchieste d’assalto e per aumentare le vendite”. Forse crede ancora che se a scrivere sono collaboratori, magari pubblicisti, l’inchiesta non può venire fuori. Crede che i pubblicisti sono una razza infima che accetta di essere pagata pochi euro per fare vetrina? Si sbaglia. Molte delle migliori inchieste escono dalla mano di pubblicisti collaboratori, pagati pochi euro, che hanno ancora il gusto di scrivere, che si divertono a scrivere, che hanno alle spalle anni e anni di formazione e che non si sentono Dio, anzi interagiscono continuamente con coloro che ritengono amici e colleghi, perché c’è sempre da imparare. E non le dico quante volte i collaboratori, con i loro pezzi, hanno dato al giornale una marcia in più. Merito dei redattori e dei capi che hanno ancora la professione nel cuore e che dettano tempi e modi per scrivere articoli e che non hanno davanti pregiudizi sulla menata che i professionisti sono meglio dei pubblicisti. Gery è uno di questi. Capisco che lei, professionista di lungo corso, appartiene a coloro che la distinzione la fanno e, mi permetta, non credo che la differenza retributiva non le pesa. Chieda a un collega di qualsiasi testata giornalistica quanto guadagna a pezzo. Ma lei lo sa già. Il Gds ha una linea editoriale, c’è poco da fare. Chi non ci vuole stare sceglie altri lidi, o almeno ci prova. Lei pensa che un collaboratore può cambiare le cose, può proporre inchieste a un giornale che non le vuole fare? Credo di no.

    Come spesso accade, nel nome di una strenua difesa d’ufficio (fantascientifica in questo caso) ci si dimentica del problema per attaccare chi lo espone.
    Il fatto che abbia lavorato per oltre vent’anni al Giornale di Sicilia esclude forse che io ne possa parlare?
    Quanto al mio ruolo all’interno del giornale, ho qualche testimone in questa e in molte altre testate, oltre che al Gds naturalmente, che potrà dire del mio dissenso nei confronti della direzione riguardo alla gestione politica e strategica del quotidiano. Dissenso che – per essere chiaro – mi ha portato a rassegnare le dimissioni, dopo un lungo periodo di aspettativa non retribuita, due anni fa.
    Per essere ancora più chiaro: proprio perché non mi piaceva come andavano le cose al giornale, ho preferito rinunciare a uno stipendio. Tutto ciò per non trovarmi nella posizione che qualcuno qui vorrebbe disegnare per me: quello che vivacchia comodamente e se ne fotte degli altri.
    Non è stato così, non è così, non sarà mai così per me.
    Con le mie dimissioni sono improvvisamente passato da tremila e passa euro al mese a zero. Zero, ripeto. E l’ho fatto perchè ho una dignità, chiaro? Su questo argomento non tollero insinuazioni e sono pronto a difendermi in ogni sede. Insomma, tutto mi si può dire ma non di aver fatto la vita comoda, professionalmente parlando.
    Quanto al resto, spiegare a chi si professa giornalista professionista la differenza che passa, in termini di potere, tra un vicecaporedattore e un direttore editore è come cercare di svuotare il mare col secchiello: nel migliore dei casi fatica sprecata.

    Grazie per l’ospitalità.

    Caro gery, premetto che scrivo a titolo personale. Conoscendoti, mi chiedo: le sue considerazioni sono dettate da rivalse personali, o da oggettività reale?
    Infatti sarei felicissimo se tutti i giovani di qualsiasi settore lavorativo o professionale avessero la possibilità di maturare e crescere nel settore prescelto, così come avviene per i giornalisti. I posteggiatori purtroppo per loro resteranno tali a vita, un giovane che invece scrive per un quotidiano come il giornale di sicilia, se di qualità si tratta, crescendo diverrà anche economicamente giornalista. Ne abbiamo visti tanti giovani diventare signori professionisti. Del resto credo che il giornale che ospita questo articolo debba in buona parte la sua fortuna ai giovani. Con stima. Vincenzo Ciappa.

    Anche agli ex giovani. Saluti affettuosi.

    Caro Vincenzo, le mie considerazioni non sono dettate, ma agganciate a un dato oggettivo.
    Il tuo discorso non farebbe una piega se la cifra di cui parliamo facesse parte di una normalissima gavetta. In realtà così non è, in quanto al GdS c’è gente di cinquant’anni che è pagata secondo quelle tariffe. Altro che palestra professionale, qui siamo al bivio tra la Scuola Radio Elettra e l’università per la Terza età…
    Un abbraccio.
    gery

    gery palazzotto:faccia un giornale dove si puo dire di tutto,libero di stampa e
    libero da contributi politici.magari con contributi di cittadini.
    ma senza obligazione ai politici.
    un giornale che metti in evidenza tutti i veri mali di questo paese.
    esempio un assessore regionale che guadagna 200 mila euro,mentre un operai ne guagagna 16 mila,quando guadagnano i notri leader politici,quante ville possiedono,quanti soldi pagano di tasse,ec…
    si basi su vera realta.
    vedra che se chiede contributi,anche a chi e all’estero lo aiutera.
    usi il suo dono di scrivere per far svegliare il popolo di tutte queste ingiustizie sociali,non andando contro a chi cerca di sopravvivere naturalmente.come un povero posteggiatore o qualche venditore ambulante,o tutti quelli che sono vittime di un sistema burocratico.
    saluti e auguri io o sempre detto che se ce qualcuno che un giorno scrive su queste cose diventera un mito di fama e di denaro.

    Sono d’accordo con “geronimo” il GdS non fa altro che sfruttare i giornalisti per far quadrare i bilanci ma, scusatemi o pubblicisti o professionisti non vi sembrano pochi 2,50 euro ad articolo ? Logicamente come scrive Gery Palazzotto sono meno di quanto guadagna un posteggiatore abusivo. Perchè non vi impuntate e cessate di fare articoli per pochi soldi, siete voi che dovete far cessare lo sfruttamento, mancando una legge adeguata fate sciopero, non scrivete più per chi vi vuole sfruttare, ma lo sapete fare ? Logicamente il GdS fà i suoi interessi ma, bisognerebbe che per qualche tempo tutti voi giornalisti decideste di non prestarvi a continuare questa situazione di pieno sfruttamento. Se non ricordo male in Sicilia ci sono un centinaio di giornalisti disoccupati che collaborano da anni con vari giornali a prezzi di fame. Per “Salvo” faccio presente che non sono un giornalista ma un comune lettore che segue la cronaca e le vicissitudini di alcuni amici giornalisti disoccupati.

    LA MISERIA MATERIALE PUO’ SOLO PRODURRE MISERIA UMANA

    Mi pare che su una cosa possiamo tutti convenire: c’è una condizione di oggettiva difficoltà per chi, in Sicilia, decida o ha deciso di fare il giornalista.
    Vorrei però partire da un’altra questione, nella speranza di non apparire veniale. Citando Luigi Einaudi là dove dice che «La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica».
    Senza alcuna parafrasi, possiamo altrettanto dire che «la libertà economica è la condizione necessaria della libertà giornalistica».
    Non è certamente solo un problema di soldi, ma mi chiedo – e vi chiedo – quali margini di agibilità operativa, volendo fare un esempio concreto, può avere un cronista se, lavorando ad una inchiesta e dovendo spostarsi da una città all’altra, debba pagarsi la benzina per l’auto, le telefonate, il pranzo e via dicendo ?
    Quale agibilità operativa può avere un cronista che, pagato 2, 3 o 5 euro a pezzo – come crudelmente ci viene adesso ricordato, senza che la cosa susciti se non scandalo almeno vergogna – debba poi pagarsi una connessione ad internet, un computer, un fax, una stampante, una fotocamera digitale, la carta, un cellulare, una banca dati a pagamento, cioè i più elementari strumenti di questo mestiere ?

    Questa condizione di perenne precarietà, di perpetua miseria materiale, pregiudica, a mio modo di vedere, non solo l’accesso alla professione, ma la professionalità di chi, questa professione, decide di praticarla

    Contrariamente a quel che si pensa e a come lo si pratica, questo è un mestiere che richiede molta «formazione». Non basta stare sulla notizia, arrivare per primi, dare «buca» alla concorrenza, scrivere due cartelle piuttosto che una «breve», pubblicare un particolare che altri non hanno: il problema è anche di forma. Come si scrive. Cosa si scrive. La proprietà di linguaggio. L’uso sapiente e consapevole della parola.
    In una parola sola: qualità.

    Questa qualità deriva innanzitutto da un bagaglio culturale personale, frutto di sedimentazioni scolastiche e di esperienza sul campo, meglio ancora se è la sintesi di uno specifico percorso formativo.
    Deriva soprattutto da un continuo processo di arricchimento culturale che è fatto anche dalla lettura di giornali, riviste, libri. Dall’ascolto di musica. Dalla visione di film. Dalla possibilità di andare a teatro. Dai viaggi (da non confondere con le vacanze…) Insomma, da tutto ciò che è «cultura».
    Per carità, non è un obbligo. E’ però una «condicio sine qua non» se si pretende – e dobbiamo farlo – qualità.
    E allora, come si fa con pochi euro a pezzo, a comprare la quotidiana «mazzetta» dei giornali, e cioè dilettarsi nella cosa più piacevole che possa esserci per un giornalista la mattina, la lettura dei giornali ?
    Come si fa ?
    Eppure i più «tirano a campare». A detrimento non solo del ruolo, ma di ciò che si pubblica, e quindi della qualità dell’informazione. Ingenerando nei lettori un senso di sfiducia sull’autorevolezza dei giornali e quindi dei giornalisti.
    Nei bar ascolto una frase ricorrente tra i lettori dei quotidiani: «Ma che caspita scrive questo..». Alludendo il più delle volte ad inesattezze, imprecisioni, plateali errori, svarioni grammaticali e lessicali, giudizi lapidari, povertà e banalità di linguaggio, spesso mutuato da quello parlato non per una esigenza di intelligibilità, ma perché non si hanno altre parole per scrivere quella notizia. Dietro questo disarmante scenario c’è il più delle volte sciatteria professionale, inadeguatezza culturale, ignoranza. Mancanza di metodo. E dunque di uno spessore culturale che possa, di riflesso, essere una garanzia per il lettore.
    Non è forse la smentita, per un giornalista, la cosa nella quale non si vorrebbe mai inciampare ?
    Dovrebbe essere così, ma la lettura dei quotidiani ci dice altro.
    Non a caso oggi scrive chiunque, assecondando quella che è una esigenza degli editori. Trovare qualcuno che scriva, che riempia uno spazio vuoto. Rinnovando, giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, quel disagio che una efficace frase di Charles Baudelaire così descrive: « Non riesco a capire come un uomo d’onore possa prendere in mano un giornale senza un brivido di disgusto»

    Il problema è, quindi, come si scrive. Cosa si scrive. E nel contesto siciliano – dominato dalla precarietà – la miseria materiale può solo produrre miseria umana.

    Non basta però limitarsi alla radiografia dei problemi, abbiamo l’obbligo di indicare soluzioni, almeno per chi, non potendo o volendo trasferirsi a a Milano o a Londra, decida di galleggiare nello stagno siciliano:

    Queste le mie:

    1) Aprire, con una risolutezza che metta in pratica anche azioni eclatanti, una vertenza con gli editori (primi fra tutti quelli che editano «La Sicilia» e «Il Giornale di Sicilia») per l’applicazione dei minimi tariffari previsti dall’Ordine, ed avendo il coraggio di impedire l’uscita dei giornali con scioperi collettivi. Significa astenersi dal lavoro anche per giorni. La fattura dei quotidiani è, per il 90%, frutto del lavoro di collaboratori esterni. Nella speranza, ovviamente, che i crumiri della bisogna (spesso, nei dibattiti salottieri, i più rigidi moralisti nell’additare le colpe degli altri) abbiano un sussulto di orgoglio e scoprano il valore della solidarietà e del mutuo soccorso
    2) Chiedere all’Ordine di evitare il «disordine», a cominciare da una ferrea applicazione dell’esclusiva professionale (legge professionale n. 69/1963, ndr)
    3) Si chieda alla Fieg quello che la politica e la società civile chiedono in questi a Confindustria in Sicilia. E cioè di espellere quegli editori che si servono del lavoro nero e sottopagato
    4) Sollecitare la Guardia di Finanza (lo dovrebbero fare la Fnsi, l’Ordine e gli istituti di previdenza) ad effettuare i controlli nelle aziende editoriali. Sarebbe un primo passo se non per cambiare lo status quo, almeno per provarci.

    Infine, a margine di queste riflessioni, mi sia consentita una digressione.

    Nino Ippolito
    Giornalista pubblicista

    La digressione non c’è perchè ho tagliato una considerazione fuori luogo. Mi scuso con i lettori

    Caro Jerry
    Perché non fai un bel pezzo accorato anche sui tuoi poveri coleghi dell’ufficio stampa della regione siciliana ? Si, proprio quelli assunti senza concorcoso qualche anno fa, perché non parlare delle cifre dei loro contratti, di quante ore lavorano, degli uffici stampa extra per arrotondare il loro esiguo stipendietto? Rispetto per la categoria o semplice dimenticanza ?

    Io sono uno dei tanti collaboratori del Giornale di Sicilia. Appena sono entrato, ormai qualche annetto fa, mi è stato detto di scordarmi l’assunzione, scordarmi il contratto (“Lo facciamo solo a quelli veramente bravi”, mi dissero)e di scordarmi lauti guadagni. Eppure io continuo a scriverci. E nessuno mi obbliga con il fucile puntato sulla tempia. Se ci scrivo è perchè me ne danno l’opportunità e perchè mi piace. Ho avuto ed ho la possibilità di vivere facendo altre esperienze e collaborazioni professionali. Tutto qui. Sappiamo come vanno le cose, e sappiamo anche che siamo liberissimi di andarsene e cercare meglio. Ma nonostante tutto, siamo ancora lì. E ripeto, nessuno ha mai promesso niente di niente. Non capisco perchè tutte queste polemiche e tutte queste caciare. E’ vero, il giornale paga un articolo una miseria, ma non mi risulta che altre testate, a Palermo, paghino un pezzo secondo le tariffe correnti. O sbaglio?

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