Una lavagna è per sempre. Soprattutto questa, con le ultime parole scritte dalla Prof Giovanna Somma, prima di accasciarsi e morire, nella sua classe, intorno a mezzogiorno.
La foto arriva dalla profondità di un mare di riconoscenza. Chi l’ha scattata sa che nessuno cancellerà quelle parole. E anche se, un giorno, dovesse accadere, per via di un cancellino distratto, esse vivranno. Le parole della lavagna rimangono.
Rimangono i segni del gesso, sovrapponibili, la mano che ha tracciato, lo sguardo del(la) docente che cercava conferme, il tremore sommesso dell’alunno che pregava di non sbagliare. Gli occhi della professoressa o del professore sono un responso immediato, prima del giudizio. In un mondo virtuale di faccine, l’orma bianca sulla lavagna è una roccaforte di resistenza, come la voce umana al telefono.
Aveva ricopiato quei versi di una poesia-canzone di Rino Gaetano, la Prof Giovanna, sulla lavagna. Ma non immaginava che fossero già il suo testamento. Nei suoi pensieri c’era l’idea felice di seminare amore, ogni giorno, di di farlo senza paura. Senza il timore dell’ombra. Perché la luce non crede al buio.
E chi scrutava dalla parte del banco i versi fiammanti pensava, forse, a quanto era bello esserci in quel mezzogiorno, con una lavagna e una professoressa audacissimi nell’incarnare sentimenti vivi in una lingua non frequente nelle classi. Quanto sarebbe stato magnifico gonfiarsi il petto, ricordandoli, canticchiandoli, alla fine delle lezioni.
La fine è piombata in un modo atrocemente inatteso. Poi, la speranza ha attivato se stessa. L’abbiamo incontrata ovunque. Ce la teniamo stretta. La rileggiamo nella riflessione della professoressa Cinzia Casamento, altra anima valorosa del liceo classico ‘Vittorio Emanuele II’.
Scrive così: “Te ne vai ma rimani in mezzo a noi. Qui resti, nei luoghi che erano casa. A scuola, seduta al tavolo del bar Marocco. Sola, in compagnia dei compiti di quegli alunni che riempivano i tuoi occhi e dai quali speravi sempre di cogliere ‘cose belle’. Sei qui con noi come quella luce che profondamente hai ricercato e misteriosamente donato. Molti ne hanno colto la bellezza. Per me è già un cantuccio nel cuore. Grazie per averla irradiata con la tua gentilezza”.
La luce non cede il passo al buio. Lo attraversa. Spacca in due il nero della lavagna con parole scolpite. Il vento che soffia sul viso e ruba un sorriso ha lasciato l’amore al sicuro, protetto da una canzone.
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