PALERMO – L’indagine è partita dal furto di una pistola subito da un carabiniere. I militari della compagnia di Bagheria hanno messo sotto intercettazione il telefono di Dario Ribaudo e si è scoperto che non solo aveva rubato l’arma, ma gestiva pure un giro di spaccio di droga. Il tutto con l’aiuto del nipote Davide e della moglie Daniela Stagno.
La droga veniva comprata nei rioni Falsomiele e Bonagia, a Palermo, trasporta in macchina ad Altavilla Milicia e ceduta agli spacciatori. I giovanissimi, tra cui tanti minorenni, fumavano erba. I più grandi sniffavano cocaina.
È stato lo stesso Ribaudo a mettere gli investigatori della compagnia di Bagheria, guidata dal capitano Federico Lori, sulle tracce dei rivenditori Alessandro Stracuzzi e Vincenzo Filippone. Non sono grossisti, ma semplici intermediari.
Le intercettazioni disposte dalla Procura di Termini Imerese hanno svelato il ruolo di Ribaudo che di certo non ha brillato per riservatezza: “Franchino è quello dove io compravo l’erba… io e mio cognato Roberto compravamo alla settimana quindici chili di erba e gli davamo qualche 14 mila euro”.
Gli affari andavano bene, ma c’erano pure i rischi di impresa, visto che a volte Ribaudo cedeva la droga accettando pagamenti posticipati: “… ho un macello di soldi fuori… la confusione del cervello credimi… tutte cose scritte sono sangue… i pensieri sono forti perché conoscono a me capisci… se io non mi presento là con i soldi poi loro vengono a cercare a me e o devo andare a cercare gli altri purtroppo a ruota”.
Le microspie hanno intercettato conversazioni dal significato inequivocabile: “… io te li do i soldi… te la pago io e io gliela do a 65 a loro e ci guadagno 150 euro”.
A volte Ribaudo proponeva ad altri di fare degli investimenti: “La vuoi fare una cosa con me? Li vuoi compare cento grammi di cocaina con me?… duemila euro li metto io e duemila euro li metti tu, compriamo cento grammi di perlata quella originale, la facciamo diventare 1200 grammi e la vendiamo a 55 euro al grammo… soldi fanno soldi, figliò”.
